In Calabria può succedere di tutto. Anche che la Regione invii una lettera, accompagnata dalla tessera sanitaria, intestata a una ragazza diventata il simbolo della malasanità calabrese. Ci sarebbe da piangere per l’episodio che è avvenuto a Vibo Valentia nei giorni scorsi. A Federica Monteleone, la sedicenne morta il 26 gennaio del 2007 dopo un’operazione di appendicite nell’ospedale di Vibo Valentia, è stata spedita la tessera sanitaria. Uno schiaffo morale, prima ancora che fisico, a una famiglia che ha già pagato un prezzo altissimo.

A darne notizia è stato il sito Scirocco Eventi del sud news che ha pubblicato la foto della missiva e della tessera giunte ai genitori della ragazza per la cui morte, il 22 luglio 2010, sono state condannate otto persone tra medici, paramedici e dirigenti sanitari. In questi anni è nata anche una fondazione, “Federica per la vita” attraverso la quale la madre e il padre della ragazza continuano la loro battaglia personale contro la malasanità calabrese, perché non ci siano più casi come quello della figlia morta all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia per un banale intervento chirurgico.

A quattro anni e mezzo da quell’episodio, che ha avuto risonanza nazionale, la burocrazia statale e regionale deve ancora prendere atto che Federica è morta. «Quanti anni dovranno ancora passare – afferma Mary Sorrentino, la madre della sedicenne – prima che capiscano che me l’hanno già ammazzata una volta, la mia Federica? E che non si devono permettere di ammazzarla ancora».

Una lettera ciclostilata giunta un anno dopo le scuse pubbliche del governatore Giuseppe Scopelliti alla famiglia Monteleone. “Federica – aveva scritto il presidente della Regione l’11 agosto 2010 in una lettera aperta ai calabresi – era una giovane donna che, per la soluzione di una patologia non particolarmente complessa, si era rivolta con fiducia alla sanità pubblica calabrese. Era diritto suo e dei suoi familiari attendersi un intervento efficiente e risolutivo che la restituisse rapidamente ed in perfetta salute alla sua vita. Così purtroppo non è stato. Un complesso di attività umane e di circostanze, che la magistratura ha considerato penalmente rilevanti e degne di sanzione, ha fatto sì che Federica non sia più tra noi. Oggi i suoi familiari si rivolgono alle Istituzioni regionali chiedendo anche ad esse attenzione e giustizia”.

La giustizia è arrivata con la sentenza di primo grado. L’attenzione della Regione si legge nelle poche righe con cui l’ente manifesta “il piacere di inviarle la Tessera Sanitaria – Carta nazionale dei servizi. La tenga sempre con sé. È un documento importante, consente di riconoscere il suo proprietario. Consente l’accesso a tutta la sanità pubblica, anche all’estero, perché garantisce servizi sanitari anche nei Paesi dell’Unione Europea. La invitiamo a verificare i dati anagrafici qualora ci fossero errori, e a trasmetterli nell’ufficio più vicino per eventuali correzioni”.

Un pugno nello stomaco. È stata proprio la sanità pubblica a uccidere la ragazzina di Vibo Valentia. In serata le scuse, ancora una volta, della Regione Calabria che – è scritto in un comunicato stampa – “esprime il suo forte rammarico per l’invio della nuova tessera sanitaria a Federica Monteleone. Il Dipartimento Salute della Regione Calabria precisa che l’invio delle tessere avviene in base agli elenchi che vengono aggiornati a seguito delle variazioni anagrafiche comunicate dai Comuni. Alla famiglia di Federica, la Regione Calabria, in ogni caso rivolge le più sentite scuse».