Il cerchio si stringe attorno a Muammar Gheddafi. La notizia di un suo arresto è stata data in serata dalla tv Al Arabyia e poi immediatamente smentita. Di certo i ribelli sono penetrati a Tripoli e secondo al Jazeera l’avanguardia si trova nella piazza Verde a 3 km dal suo bunker. La brigata di pretoriani a difesa del Colonnello si è arresa e ha deposto le armi. Il Cnt ha reso noto che tre dei figli del Colonnello, Saadi, Mohammed e Seif al Islam, secondogenito del leader libico nonché suo erede designato, sono stati catturati. Al momento gli insorti non stanno incontrando alcuna resistenza se non nella stessa piazza verde, dove, secondo le ultime informazioni, ci sarebbero scontri con i lealisti fedeli a Gheddafi. In precedenza l’avanzata era stata rallentata soltanto dal traffico e dal caos di centinaia di libici che inneggiano alla fine del regime.

Intanto Il capo del Consiglio Nazionale Transitorio degli insorti di Bengasi, Mustafa Abdel Jalil, si è detto pronto ad ordinare la fine dei combattimenti a Tripoli e nel resto della Libia se  Gheddafi accetterà di lasciare il potere e il Paese. Per parte sua, il portavoce del rais, Mussa Ibrahim, si è detto pronto a “negoziati” con i ribelli. Due aerei provenienti dal Sudafrica sarebbero atterrati all’aeroporto di Tripoli.

Il regime  in tv –  Gheddafi ha fatto sentire la sua voce questo pomeriggio in un audio registrato e trasmesso dalla tv di Stato. “Bisogna mettere fine a questa mascherata. Voi dovete marciare a milioni per liberare le città distrutte”, aveva aggiunto il Colonnello, prendendosela poi con il presidente francese Nicolas Sarkozy, accusato di volersi “prendere il petrolio” libico. Stamani in tv era apparso anche il figlio di Gheddafi, Saif al Islam, assicurando che il regime “non abbandonerà mai la battaglia. E in serata la tv di Stato libica ha trasmesso un nuovo messaggio audio del Colonnello in cui, come nel pomeriggio, ha chiesto ai libici di imbracciare le armi e difendere Tripoli avvertendoli che in caso contrario saranno schiavi degli occidentali. Il Colonnello ha ribadito che se la “città non sarà difesa domani sarà distrutta”.

Sempre sulla televisione di Stato, una giovane presentatrice è apparsa, in diretta, tenendo in mano una pistola e minacciando i ribelli: “Siamo tutti armati, pronti a difenderci e pronti al martirio”, ha detto con enfasi dallo studio.


L’ex braccio destro di Gheddafi è in Italia – Intanto l’ex numero due del regime libico, Abdessalem Jalloud, fuggito venerdì da Tripoli ora si trova in Italia. Jalloud ha lanciato un appello alla tribù di Gheddafi perchè rinneghi “il tiranno”. In una dichiarazione diffusa dalla tv panaraba al Jazeera, ha anche invitato gli abitanti della capitale a unirsi ai ribelli: “Tocca agli abitanti di Tripoli, che rappresentano un quarto degli abitanti della Libia, sollevarsi in massa. È suonata l’ora, non abbiate più paura”.

Le reazioni internazionali –  Londra ritiene che la crisi libica sia a un “punto cruciale” e al momento esclude l’avvio di un negoziato con il Rais. Il ministro degli Esteri, Ignazio La Russa, ha parlato di “un momento estremamente favorevole per gli insorti, in cui si può sperare di fare un passo decisivo per la soluzione della presenza italiana e del conflitto che è in atto in Libia”. Mentre il governo ad interim della Tunisia ha riconosciuto il Consiglio nazionale transitorio libico (Cnt) come unico, legittimo rappresentante del popolo libico.  Secondo la cancelliera tedesca Angela Merkel “sarebbe bene che Gheddafi lasciasse il potere al più presto possibile per evitare bagni di sangue”.

La Nato – Una breve ma significativa dichiarazione è stata resa in serata dalla portavoce dell’Alleanza atlantica all’agenzia France Presse: ‘Quello a cui stiamo assistendo stasera è il crollo del regime”, ha Oana Lungescu dopo l’offensiva lanciata dai ribelli a Tripoli. “Prima Gheddafi capirà che non ha possibilità di vincere meglio sarà per tutti”, ha aggiunto.