La lista è lunghissima. Ma quelle che saltano subito all’occhio tra tutte le associazioni che hanno deciso di invadere le strade di Madrid in occasione della visita di papa Benedetto XVI per la Giornata mondiale della gioventù (JMJ), sono le organizzazioni cristiane di Spagna, radunate sotto la Redes cristianas (Rete cristiana). Fianco a fianco con decine di realtà laiche, i cristiani critici protestano contro l’utilizzo dei fondi pubblici per sostenere la visita dei pellegrini che partecipano alla JMJ dal 16 al 21 agosto. Si uniscono agli 150 collettivi, entità e associazioni che sotto il cartello “Non con le mie tasse” si appropriano di strade ormai da giorni calcate dai giovani cattolici provenienti da tutto il mondo. La Puerta del Sol, ancora una volta è l’obiettivo finale, malgrado i tentativi delle autorità di concedere un’altra piazza della capitale.

“Ci mobilitiamo – dice Luisa, missionaria aderente alla Redes Cristianas – perché provo un profondo disagio nei confronti dell’esercizio della gerarchia ecclesiastica. Il Vaticano nella lettura della realtà sociale ignora la grave situazione economica che colpisce migliaia di famiglie. Ignora che la missione di noi figli e figlie di Dio é portare il bene qui e oltre le nostre frontiere. I vertici pontifici invece continuano a realizzare beatificazioni e grandi incontri con costi che quasi preferisco non conoscere”.

Anche Ana di Madrid, che si dichiara agnostica, esprime la propria delusione: “Ho 35 anni e ho ricevuto un’educazione cattolica. Da 15 anni mi sono allontanata dalla Chiesa. Le contraddizioni con il Vangelo, l’abuso di potere, il dogma della gerarchia e soprattutto l’incapacità di comprendere gli altri credenti (cosa che permette loro di giudicare i buoni e i cattivi) mi hanno fatto assumere una chiara posizione, allontanarmi per esprimere con libertà la mia fede. Si può stare in questo mondo con un nuovo modo di essere cristiana”.

Sono migliaia le diverse sfumature che hanno portato fedeli e non fedeli ad esprimersi in questi giorni in Spagna. Tra loro anche il movimento degli Indignados, che dopo giorni di assemblee torride ha preferito lasciare libera scelta individuale a partecipare a iniziative di protesta contro la visita di papa Ratzinger. Il 15-M sottolinea il totale rispetto per i credenti presenti all’incontro, ma precisa in un comunicato la propria posizione, frutto di ore di dibattito: “Per quanto sia maggioritario il cattolicesimo nella società spagnola, non siamo d’accordo che la visita sia finanziata, seppure in parte, con fondi pubblici e tanto meno che si concedano privilegi economici ai partecipanti di questo incontro, mentre si stanno tagliando drasticamente i fondi di istruzione e sanità”. E’ con questi punti precisi nella mente che quindi moltissimi aderenti al 15-M hanno preso la rotta verso la capitale da Barcellona, Valencia, Toledo.

Le cifre sui costi dell’evento, sono risuonate in modo altisonante nel corso di assemblee affollate, anche se gli organizzatori del JMJ hanno ribadito più volte che la visita “non costerà al contribuente spagnolo nemmeno un euro”. Ma le ricadute in realtà sembrano essere inevitabili. Come ad esempio l’abbonamento speciale per i pellegrini ai trasporti pubblici al prezzo stracciato dell’80% in meno delle tessere per i turisti. Una perdita per le casse dello Stato di 20 milioni di euro. Il governo Zapatero ha inoltre dichiarato il JMJ evento di “eccezionale interesse pubblico”. La classificazione permette alle imprese finanziatrici di ottenere deduzioni fiscali dal 40% fino al 90% delle donazioni. Tra le aziende che recupereranno parte delle somme investite figurano Coca Cola, Endesa, El Corte Inglés e Mahou.

“Chiedo il permesso di sognare un’altra chiesa, composta da fratelli e sorelle” ribadisce Luisa, missionaria di Redes Cristianas, infastidita dalle cifre.