“54 mila poltrone politiche in meno”. Così Silvio Berlusconi, a fianco del ministro dell’Economia Giulio Tremonti,  ha esordito nella conferenza stampa di presentazione della manovra economica aggiuntiva da 45,5 miliardi di euro (20 per il 2012 e 25,54 per il 2013). Ma subito dopo ha dovuto ammettere di avere il cuore “che gronda sangue” per aver dovuto “mettere le mani nelle tasche degli italiani”. Non ha neppure pronunciato la parola “tasse”, preferendo il termine più neutro “imposizioni”. Confermato il contributo di solidarietà per i redditi più alti: “Si tratta del 5% in più per i redditi oltre 90.000 euro e il 10% per i redditi oltre 150.000 euro, per due anni”, ha spiegato Berlusconi.

La manovra colpisce le Province più piccole e contempla l’accorpamento dei Comuni minori. A scomparire dovrebbero essere le Province con meno di 300 mila abitanti (ma Berlusconi e Tremonti non si sono sblinaciati sui numeri), in base al censimento in corso quest’anno, e dovrebbe diventare operativo alla scadenza di ciascuna amministrazione.

Sono previste addizionali Irpef per i redditi più alti, anche per i lavoratori autonomi, interventi sui tempi delle pensioni e su tredicesime e tfr dei dipendenti pubblici. Berlusconi e Tremonti, però, hanno rimandato la spiegazione dei dettagli a un’altra conferenza stampa domattina.

Al momento, quindi i dettagli disponibili sono quelli contenuti nella bozza di manovra circolata oggi pomeriggio, prima della riunione del Consiglio dei ministri.

Taglio della tredicesima ai dipendenti pubblici. I dipendenti delle Amministrazioni pubbliche che non rispettano gli obiettivi di riduzione della spesa non godranno del pagamento della tredicesima mensilità.

Tfr ritardato. La bozza di decreto prevede che il pagamento del trattamento di fine rapporto dei dipendenti pubblici sia ritardato di due anni rispetto alla cessazione del rapporto di lavoro.

Soppressione delle province con meno di trecentomila abitanti. Potrebbe scattare dalle prossime elezioni politiche, insieme alla fusione dei Comuni sotto i mille abitanti e la riduzione dei componenti dei Consigli regionali. Secondo il sindaco di Roma Gianni Alemanno, intervenuto in un dibattito a Cortina d’Ampezzo, nei piani del governo le Province da tagliare sono 34, mentre i Comuni con meno di mille abitanti in Italia sono circa 1.500.

Province da abolire, l’elenco. L’Ansa ha diffuso l’elenco delle 36 province sotto i 300 mila abitanti, che pertanto dovrebbero scomparire. Tra parentesi, il colore politico dell’amministrazione. Ascoli Piceno: 214.068 abitanti (Pdl).  Asti: 221.687 (Pdl).  Belluno: 213.474 (Lega).  Benevento: 287.874 (Pd).  Biella: 185.768 (Lega).  Caltanissetta: 271.729 (Mpa).  Campobasso: 231.086 (Pdl).  Carbonia-Iglesias: 129.840 (Pd).  Crotone: 174.605 (Pdl).  Enna:172.485 (Pdl).  Fermo:177.914 (Sel).  Gorizia:142.407 (Pd).  Grosseto:228.157 (Pd).  Imperia:222.648 (Pdl).  Isernia:88.694 (Pdl).  La Spezia:223.516 (Pd).  Lodi:227.655 (Lega).  Massa Carrara: 203.901 (Pd).  Matera:203.726 (Pd).  Medio Campidano:102.409 (Pd).  Nuoro:160.677 (Pd).  Ogliastra:57.965 (Pd).  Olbia Tempio: 157.859 (Pdl).  Oristano: 166.244 (Pdl).  Pistoia: 293.061 (Pd).  Prato: 249.775 (Pd).  Rieti: 160.467 (Pd).  Rovigo: 247.884 (Pd),  Savona: 287.906 (Pdl).  Siena: 272.638 (Pd).  Sondrio: 183.169 (Lega).  Terni: 234.665 (Pd).  Trieste: 236.556 (Pd).  Verbano-Cusio-Ossola: 163.247 (Pdl).  Vercelli: 179.562 (Pdl).  Vibo Valentia: 166.560 (Pd).

Feste spostate il lunedì. Le festività infrasettimanali “non concordatarie”, cioè non religiose, verranno spostate al lunedì (e non alla domenica come inizialmente previsto). La misura abbatte di fatto i “ponti”, per aumentare le giornate di lavoro.

Tracciabilità di tutte le transazioni superiori ai 2.500 euro. La transazione andrà comunicata all’Agenzia delle entrate  per le operazioni per le quali è prevista l’Iva. E’ inoltre previsto, secondo le anticipazioni dell’Ansa, l’inasprimento delle sanzioni, fino alla sospensione dell’attività, per la mancata emissione di fatture o scontrini fiscali.

Disincentivi per le pensioni di anzianità. Previsto l’anticipo al 2012 del requisito di 97 anni tra età anagrafica e anni di contribuzione.

Innalzamento progressivo dell’età per le pensioni di vecchiaia delle donne da 60 a 65 anni. Viene anticipato al 2015 invece che al 2020.

Riduzione dell’abbattimento delle perdite aziendali. La manovra prevede per le società una riduzione al 62,5% della possibilità di abbattimento delle perdite.

Anticipo dell’innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile delle donne. La misura riguarda il settore privato; il progressivo innalzamento prenderebbe il via nel 2016.

Aumento al 20% delle imposte sulle rendite finanziarie. L’aliquota varrebbe per tutti i titoli tranne gli interessi dei titoli di Stato, che restano al 12,5%.

Estensione erga omnes dei contratti aziendali. I contratti potranno derogare a quelli nazionali e a parte dello Statuto dei lavoratori. La bozza di manovra contiene una norma che estende erga omnes gli effetti dell’accordo tra Confindustria e sindacati sui contratti aziendali.

Aumento della quota Irpef per gli autonomi per i redditi sopra i 55.000 euro. La misura dovrebbe essere triennale. Al momento non sono stati diffusi ulteriori dettagli.

Anticipo di un anno le riduzioni del fondo Fas. Si tratta del Fondo governativo per le aree sottoutilizzate, i cui tagli entreranno in vigore prima del previsto.

Taglio alle energie rinnovabili. L’articolo 7 del decreto legge sulla manovra sarebbe stato stralciato. Prevedeva il taglio del 30% agli incentivi alle fonti rinnovabili e la suddivisione in tre macrozone per la fissazione del prezzo dell’elettricità. Contro la riduzione di fondi a favore degli impianti solari si era scagliato il parlamentare siciliano Gianfranco Micciché.

Nella bozza di manovra non comparirebbe l’aumento dell’Iva. Anzi l’ipotesi sarebbe stata accantonata, così come il possibile intervento sugli immobili e sui patrimoni mobiliari. Stessa sorte per la riduzione degli stipendi dei dipendenti pubblici, misura evocata nei giorni scorsi, ma al momento saltata.