“Consiglio dei ministri e poi in vacanza”. La battuta che Gianni Letta lascia dietro di sé allontanandosi dal Quirinale spinge molti a chiedersi se le vacanze a cui si riferisce siano quelle definitive del governo Berlusconi. Un esecutivo alternativo è l’ipotesi che sembra accreditarsi, almeno tra le opinioni di diversi osservatori del Colle. Ed è proprio quanto accade nelle stanze più alte di Roma a suggerire prospettive nere per l’attuale premier. Giorgio Napolitano, infatti, stamani è rientrato in anticipo nella Capitale e ha incontrato non solo il Cavaliere, accompagnato da Letta e dal ministro Giulio Tremonti, ma anche i leader di Pd e Udc, Pierluigi Bersani e Pierferdinando Casini. E non Antonio Di Pietro. Solo i rappresentanti di quella opposizione che anche stamani, durante l’audizione del titolare dell’economia alle commissioni congiunte di Camera e Senato, si sono mostrati propositivi e si sono detti pronti ad atti di responsabilità per superare la crisi. Il Capo dello Stato, inoltre, in giornata ha avuto un colloquio con Renato Schifani e per domani mattina ha convocato Gianfranco Fini. In veste di Presidente della Camera, certamente, ma anche nei panni di leader di Futuro e Libertà. Del resto l’ex cofondatore del Pdl oggi si è lasciato andare a giudizi critici sull’intervento di Tremonti (quindi del governo) alle Camere, dicendosi “allibito”.

Il giro di incontri voluto da Napolitano sono anche finalizzati ad avere la certezza che il decreto anticrisi non trovi intoppi e possa trovare un percorso in discesa. Il testo del decreto è arrivato al Quirinale portato da Berlusconi dopo aver limato il testo insieme a Mario Draghi, in un incontro durato quasi 45 minuti a Palazzo Chigi. E non sembra essere andato lontano dalla realtà, Umberto Bossi, quando sostiene che la lettera inviata dalla Bce “è stata scritta da Draghi”. Il Senatùr oggi ha sparato anche contro Tremonti, che appena pochi giorni fa aveva partecipato a un vertice nell’abitazione del capo della Lega a Gemonio insieme a Roberto Calderoli. Un incontro che aveva riacceso i mal di pancia nei berlusconiani che vi avevano visto un ritorno di fiamma (e di potere) dell’inquilino di via XX Settembre. Così quando oggi Bossi ha bollato l’intervento di Tremonti “molto fumoso” alcuni vi hanno visto una mossa fatta esclusivamente per fermare i malumori nel partito di Arcore. Il ministro dell’economia è apparso sorpreso dalle parole di Bossi, seppur abbia definito “positivo e costruttivo” l’incontro di stamani. “Sono sicuro – ha aggiunto il ministro – che ci saranno altre occasioni di confronto e di discussione con il contributo determinante dell’opposizione”.

Tra le fila dei berlusconiani di ferro però c’è chi non riesce a inquadrare bene quanto sta accadendo. E non apprezza il movimentismo tremontiano. Il timore è quello di ritrovarsi con un decreto che prevede l’introduzione della patrimoniale, misura tabù per via dell’Umiltà. Così oggi quattro tra i più strenui  e agguerriti difensori del berlusconismo hanno minacciato: “Aspettiamo il decreto. Con una sola avvertenza: il nostro voto parlamentare non è affatto scontato”, hanno detto il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto e i parlamentari del Pdl Giorgio Stracquadanio, Isabella Bertolini e Lucio Malan.

La crisi dunque mostra tutte le difficoltà della maggioranza. Anche e soprattutto quelle politiche. La sintesi spetta sempre a Bossi: “Non hanno ancora deciso niente”, dice riferendosi a Berlusconi e Tremonti. Così in serata il Senatùr, accompagnato da Rosi Mauro e Calderoli, decide di andare a Palazzo Grazioli “per fare il punto”. E se serve, annuncia, “vado anche da Napolitano, se bisogna farsi vedere”. Si attende la convocazione del Consiglio dei ministri, forse già domani, per il decreto con le misure anticrisi varate dal governo. La necessità di fare presto è stata ribadita a tutti da Napolitano. Così il 18 agosto, inizialmente indicata come data utile, è apparsa troppo avanti nel tempo. La volontà sembra essere quella di rimanere a Roma e chiudere la partita entro il fine settimana.