Il figlio di Muammar Gheddafi, Khamis, è morto. No, non è vero. E’ ancora un giallo la sorte del minore dei figli del rais, comandante della famigerata 32/a Brigata, definito dagli insorti “il macellaio”. Secondo fonti dei ribelli di Bengasi, Khamis sarebbe rimasto ucciso nei bombardamenti della scorsa notte della Nato su Zlitan, città a 160 km a est di Tripoli. Notizia che il regime ha subito smentito e che neanche il ‘premier’ del Consiglio nazionale transitorio libico (Cnt), Mahmud Jibril, ha saputo confermare.

La Nato ha confermato i raid di ieri notte sulla città, precisando di aver colpito un deposito di munizioni e strutture della polizia, ma non la morte di Khamis. “I singoli individui non sono un obiettivo per le forze dell’Alleanza e la Nato prende sempre molto seriamente le notizie riguardanti eventuali vittime civili”, è il commento che giunge dall’Ufficio stampa del comando Nato di Bagnoli, a Napoli. Secondo le fonti dei ribelli, nei bombardamenti sarebbero morte in tutto 32 persone.

“Sono notizie false. Hanno inventato le notizie su Khamis Gheddafi a Zlitan per coprire e loro omicidi” ha detto invece il portavoce del regime Mussa Ibrahim. “E’ uno sporco trucco per coprire i loro crimini a Zlitan e l’uccisione della famiglia al Marabit”, una famiglia libica.

Khamis, 28 anni, in prima fila nella repressione della rivolta anti-regime, era già stato dato per morto lo scorso 20 marzo quando i jet francesi avevano colpito i carri armati della 32/a che marciavano verso Bengasi, roccaforte della ‘Rivoluzione del 17 febbraio’. Altre voci raccontavano, in quei giorni, che fosse morto nell’azione kamikaze contro il quartier generale di Gheddafi a Bab al Azizia di un pilota dell’aviazione libica che si era unito agli insorti. Pochi giorni dopo però, Khamis era riapparso sulla tv di Stato.

Se questa volta la sua morte venisse confermata, sarebbe il secondo figlio del rais a morire sotto le bombe Nato. Il primo, Saif al-Arab, è stato ucciso il primo maggio in un bombardamento nella sua casa di Tripoli insieme – secondo quanto riferito dal regime – ai suoi tre figli.

Da settimane l’offensiva degli insorti che avanzano da Misurata nella Libia orientale si concentra attorno a Zlitan, considerata strategica per poter lanciare l’assalto a Tripoli. Da lì era partito mercoledì il razzo caduto vicino alla nave italiana Bersagliere, e sempre da quell’area – si apprende oggi dal Sun – sono stati lanciati lo stesso giorno i 20 razzi che hanno bersagliato il cacciatorpediniere britannico Hms Liverpool, senza però riuscire a colpirlo. La nave si è preparata a sparare per difendersi, salvo poi decidere di non farlo perché nelle vicinanze si trovavano anche due elicotteri Apache decollati dalla Hms Ocean che hanno distrutto i lanciarazzi.