Decisamente il posto di direttore generale del Fondo monetario internazionale (Fmi) non porta fortuna alla Francia. Dopo l’allontanamento di Dominique Strauss-Kahn, accusato di stupro, un’ombra si viene a posare su madame Christine Lagarde, che ha sostituito il suo connazionale alla fine di giugno. Si tratta di un’oscura vicenda che riguarda l’imprenditore (ma anche attore) Bernard Tapie, un tempo in Francia paragonato a Berlusconi (ma non è mai stato tanto ricco). Sì, la Lagarde avrebbe favorito Bernard (a sua volta amico di Nicolas Sarkozy, referente politico della nostra), spianando la strada a un mega risarcimento pagato dai contribuenti francesi. La storia sembrava dimenticata. Ma mai dire mai: l’organo che a Parigi giudica i ministri (la Corte di giustizia della Repubblica, Cjr) ha appena deciso di aprire un’inchiesta giudiziaria a carico della Lagarde.

Correvano i primi anni Novanta. Tapie era ai vertici del suo successo. Politicamente allora faceva riferimento al presidente François Mitterrand, socialista. Era un idolo dei ragazzi della periferia, con quella nonchalance un po’ spaccona di chi ha svoltato arrivando dal basso (grazie anche agli amici e agli amici degli amici). Erano soprattutto gli anni di Tapie raider: faceva soldi recuperando aziende in difficoltà. Risanandole, rivendendole. Come nel 1990, quando rilevò l’asfittica Adidas, finanziato dal Crédit Lyonnais, banca pubblica. Quella volta, però, non gli andò bene. Il Crédit scaricò Tapie nel 1994, aprendo la strada al fallimento delle sue società di investimento (da allora il raider ha avuto più successo sui palcoscenici dei teatri parigini). Lui si ritrovò a svendere tutto. E nel frattempo anche l’istituto di credito scivolò verso il quasi fallimento. In seguito, però, l’imprenditore ha iniziato una battaglia contro l’ente liquidatore, accusandolo di avere sottovalutato Adidas. E di averlo raggirato.

La querelle giudiziaria si è protratta anni e anni. Intanto nel 2007 Sarkozy fu eletto Presidente. Tapie, che aveva ormai cambiato di casacca, era diventato suo amico (e ascoltato consigliere per captare i voti delle periferie). Fu Sarkozy a volere la Lagarde come ministro dell’Economia. Ed è stata sempre la Lagarde a decidere di affidare la vertenza Tapie-Adidas, invece che alla giustizia ordinaria, a un tribunale arbitrario. Che nel 2008 ha riconosciuto all’imprenditore un risarcimento di 403 milioni di euro. Al netto delle pendenze varie di Tapie con il Fisco, si tratta di 240 milioni. Ora, è vero che lui tutti i torti nella vicenda non li ha. Ma la somma apparve subito spropositata. La Lagarde venne accusata di favoritismo. “Ha agito come una marionetta, ricevendo istruzioni dall’Eliseo”, ha sottolineato Eva Joly, ex giudice simbolo delle Mani pulite in salsa francese, oggi candidata dei Verdi per le presidenziali dell’anno prossimo. Fino alla decisione di oggi della Cjr, di dare l’avvio all’inchiesta, con la Lagarde accusata di abuso d’ufficio.

Come sottolineato dal suo avvocato, Yves Repiquet, “l’avvio del procedimento non è assolutamente incompatibile con la funzione attuale svolta in qualità di direttore generale dell’Fmi”. Insomma, madame resta a Washington. A dire il vero si tratta della prima vera pecca nel curriculum di una “perfettina”. Un inglese dall’accento (newyorchese) perfetto e una dialettica convincente, la Lagarde è apprezzata dai francesi, anche perché non è la solita espressione del mondo politico locale, grande famiglia alle spalle e diploma dell’Ena (la mitica alta scuola di alta amministrazione) in tasca. Lei al concorso per entrare in quella fucina di personalità da classe dirigente venne bocciata. Ma si è rifatta facendo carriera come avvocato d’affari in terra americana, iniziando dal nulla. Proviene da una famiglia borghese, ma da giovane fu costretta a lavorare per mantenersi gli studi, dopo la morte del padre. Determinata, è stata anche campionessa di nuoto sincronizzato. Forse, però, a un certo punto ha dovuto “obbedire” a Sarkozy. Non ha potuto dire di no.