Perché Barack Obama, parlando ieri dal giardino delle rose della Casa Bianca dopo il voto sul debito degli Stati Uniti, si è concentrato sull’occupazione? Perché la creazione di posti di lavoro deve essere la priorità dei parlamentari a stelle e strisce, pronti ad andare in vacanza dopo trattative che si sono trascinate per settimane? Semplice: per cercare di raccogliere i cocci di un vaso ormai rotto. L’accordo, che sorride più ai repubblicani che ai democratici, prevede una serie di tagli che, secondo l’Economic Policy Institute di Washington, ridurranno i posti di lavoro di migliaia di persone, impiegati pubblici e non.

Le stime del centro studi progressista sono agghiaccianti: 1,82 milioni di persone saranno disoccupate a causa della nuova austerity. E il pil Usa subirà una contrazione del -1,5% per via dell’accordo. Nella mattinata di ieri, Obama ha incontrato i vertici dell’Afl-Cio, l’unione sindacale degli Stati Uniti che non ha accolto positivamente la notizia dei tagli e del loro impatto sul mondo del lavoro, già piagato da una disoccupazione superiore al 9%. Secondo Peter Welch, deputato democratico schierato nell’ala sinistra del partito, l’accordo, che lui non ha votato, “ammazzerà l’occupazione”.

Ci saranno due ondate di tagli. Dapprima quelli “discrezionali” (una tantum) che colpiranno scuola, parchi, programmi anti-inquinamento e altre voci. Seguirà il lavoro della futura Commissione dei Dodici (sei democratici, sei repubblicani) che deciderà su ulteriori riduzioni. Se non ci sarà accordo tra gli esperti, scatteranno comunque una serie di tagli “strutturali”, che faranno calare la scure sui programmi di assistenza sanitaria e anche sulla Difesa. Le modifiche al bilancio del Pentagono – che potrebbe essere ridotto del 10% ma bisognerà aspettare la decisione dei Dodici – potrebbero essere considerati l’unica vera vittoria del presidente, nella battaglia del debito. Sarà un caso che un altro appuntamento di Obama, ieri, era con Leon Panetta, che dalla Cia è stato nominato a capo del Pentagono per stringere la cinghia agli uomini in uniforme?

Per il momento, comunque, gli 850 miliardi di possibili tagli rimangono solo una minaccia politica che verrà usata nei prossimi mesi di dibattito a Washington. Reali, invece, sono i soldi che gli studenti americani dovranno pagare: la retta degli atenei è così alta da obbligarli a contrarre debiti decennali, spesso con l’aiuto del governo. D’ora innanzi, però, bisognerà pagare gli interessi anche durante gli studi, mentre prima si poteva aspettare fino a sei mesi dopo la laurea. Alcuni dei miliardi risparmiati (17 su 22) saranno utilizzati per finanziare borse di studio ai meno abbienti, ma la vita per gli studenti d’America – e dei comuni cittadini – diventerà comunque più difficile.