Nel caso qualcuno l’abbia dimenticato, uno dei peggiori disastri dall’arrivo dell’energia atomica è ancora in corso a Fukushima. Nella centrale nucleare di Daiichi lunedì i tecnici della Tepco (Tokyo Electric Power Company) hanno rilevato delle sacche di radiazioni letali, capaci di uccidere dopo soli pochi secondi di esposizione. Hanno dichiarato che “le perdite all’impianto sono state contenute o rallentate, ma le apparecchiature non sono state ancora completamente sigillate”.

L’impianto è stato chiuso ed è stato costruito un muro a prova di tsunami, ma il Giappone ancora lotta per uscire dalla crisi. I tecnici hanno detto che due macchie di radiazioni che eccedono i 10 sievert (cioè i 10.000 millisievert) all’ora – il sievert è l’unità di misura degli effetti provocati dalla radiazione su un organismo – sono stati trovate nel fondo di un camino di areazione che sta fra due reattori. Ogni reattore è infatti collegato a un camino. Sembra che le radiazioni provengano dai rottami lasciati dal camino di emergenza subito dopo il terremoto e lo tsunami dell’11 marzo scorso.

“L’alta dose di radiazioni scoperta nell’area non ostacolerà i nostri sforzi per sigillare l’impianto”, ha dichiarato martedì Junichi Matsumoto, vicepresidente e portavoce della Tepco. Il regolamento dell’azienda stabilisce che i lavoratori a Fukshima non possano essere esposti a più di 250 millisievert di radiazioni l’anno. Questo dà un’idea dei rischi che stanno affrontando i tecnici che combattono per cercare di contenere il peggior incidente nucleare dopo quello di Chernobyl.

Mentre i tecnici della Tepco lavorano freneticamente per sigillare l’impianto prima dei termini fissati, secondo Kenji Sumita, il professore emerito di ingegneria nucleare all’Università di Osaka che il 17 marzo scorso aveva dichiarato che probabilmente i tecnici della Tepco erano intervenuti troppo in ritardo, oggi dice che “la perdita di radiazioni alla centrale possono essere state contenute o rallentate, ma non è stata ancora sigillata completamente. Probabilmente si troveranno altri punti di alte radiazioni”. E continua “tutto considerato, la bonifica dell’impianto non dovrebbe essere anticipata per andare incontro alle esigenze di rispettare i tempi e gli obbiettivi prefissati perché potrebbe esporre i lavoratori a rischio. Siamo oltre la fase della crisi immediata e qualche ritardo dovrebbe essere ammesso”.

La Tepco, che fornisce l’elettricità a Tokyo e aree limitrofe, ha dichiarato che nell’insieme non ha rilevato un aumento netto delle radiazioni che provengono dall’impianto e quelle rilevate sono solo due macchie. Il Japan Time però informa che lunedì la prefettura di Iwate è stata la terza a vietare la consegna della carne di manzo, dopo aver accertato su sei animali presi in due posti diversi che il celsio radioattivo eccede i limiti fissati dallo stato. La prefettura di Iwate ha seguito il provvedimento già adottato dalle prefetture di Fukushima e Miyagi. Probabilmente in settimana la prefettura dell’isola di Tochigi, a circa tre tre ore di treno da Tokyo, seguirà a ruota.

Takuya Tasso, governatore della prefettura di Iwate, si è opposto al provvedimento ma il Capo di Gabinetto Youkio Edano, che è stato il portavoce del governo dopo il terremoto e lo tsunami dell’11 marzo, sottolinea che il divieto di consegna delle carni è necessario per proteggere la sicurezza dei cibi. “Se ulteriori test proveranno con certezza che le carni sono sicure, provvederemo a rimuovere il divieto il più presto possibile”, ha dichiarato Edano.

Dopo oltre quattro mesi dal disastro il governo e le amministrazioni giapponesi sono ancora molto preoccupati. Ed è probabile che ne abbiano tutte le ragioni.