di Silvia Dai Pra’
Un secolo dopo la sorella di Shakespeare immaginata da Virginia Woolf, ho deciso di immaginarmi Michel Houellebecq femmina. Cosa farebbe Michelle Houellebecq a cinquant’anni? Come reagirebbe alla gravità, al declinare della gioventù che, nel mondo straziante del fratello, esiliano le signore dal mondo del desiderio? Farebbe la rivoluzione femminista, si bombarderebbe la faccia di iniezioni, si getterebbe nella Senna? O andrebbe a Cuba, in Giamaica, a Capoverde?

A Capoverde, l’isola di Sal sembra uscita dalla fantasia di un operatore turistico che vende le bellezze dell’esotismo eliminandone gli svantaggi: è un’Africa senza Africa. Niente antimalarica, niente criminalità, povertà nei limiti, e, con tanti saluti a Cesaria Evora, nelle playlist dei bar ci sono i successi commerciali del momento. Le ragazze hanno la minigonna, i ragazzi i dreds, i tatuaggi, i piercing: potremmo essere a Ostia, solo che il mare è un po’ diverso. «Bonjour la mignonne», «Good Morning Miss World», «Buongiorno bellissima», e poi, per ricevere questi commenti, a Ostia, dovresti passare la giornata nei centri estetici, avere una quarta di reggiseno e non più di vent’anni. Qui, invece, basta essere donna – e avere il simbolo dell’Unione europea sul passaporto.

Certo, che gli aerei per Capoverde siano pieni solo di donne assetate di big bamboo è una leggenda; capita, casomai, di vedere qualche normalissima ragazza europea, magari grassoccia, che ha accanto a sé un adone con gli addominali scolpiti e i rasta (uno che a Ostia uscirebbe solo con Miss Maglietta Bagnata, per intenderci) – il dietro le scene si legge, poi, sui forum dedicati a Capoverde, dove le turiste dell’amore riversano storie tutte identiche: amore, passione, promesse, per poi scoprire che l’amore è parte del pacchetto vacanza, e che lui, ogni settimana, dice le stesse cose a ragazze diverse.

Le donne faticano a non essere sentimentali, si sa – o, forse, il problema è che sono troppo giovani per essere entrate a pieno titolo nel mondo del cinismo? Lorena di Bologna potrebbe incarnare Michelle Houellebecq: ha cinquantacinque anni, fuma una sigaretta dietro l’altra, è di sinistra ma le sue parole si impregnano spesso di sfumature razziste – mai contro i neri, della cui razza al fianco ha un giovane e splendido rappresentante, ma contro le donne dell’Est e le badanti. Va in discoteca senza tacchi, wonderbra, trucco: una canottierina da studentessa universitaria, la faccia strinata dal sole, le birkenstock, una foglia di marijuana come ciondolo.

È qui con due amiche, belle signore, ex compagne di università che sopportano stoicamente le sue tirate su cause legali, eredità contese, genitori malati e badanti disoneste – ma, quando arriva Joao, la sua espressione cambia: un metro e ottantacinque, ventisette anni. Si sono conosciuti a una lezione di kytesurf e da allora lui è il suo cavalier servente. Vuole ballare? Joao si precipita a insegnarle i passi. Vuole bere? Joao va a fare le ordinazioni e torna con un mojito e un sorriso smagliante – il fatto che il portafogli sia quello di lei, poi, è solo un dettaglio. Alla chiusura dei locali si allontanano insieme: e qui sfumiamo, come farebbe il regista di Passione, la telenovela brasiliana più amata di Capoverde.

Ovviamente, nessuna di noi penserebbe di trovarsi all’interno di un fenomeno sociologico: nel turismo sessuale femminile, o, all’inglese, romance travelling, vacanze sentimentali, destinazione mete esotiche (Cuba, Capoverde, Kenya, Giamaica) dove, oltre che il mare e il sole, trovi uomini capaci di farti sentire bella anche se non porti la 38 o non hai più vent’anni. Qui, più che clienti cinici che valutano preventivamente prestazioni, costo e vantaggi, ci sono persone che amano raccontarsela – e inseguire ciò che in patria non si trova così facilmente: amore, passione, illusione di giovinezza, a volte anche matrimonio e figli. La patria del trend sembra essere il Canada, tanto che, alle Barbados, il romance travelling viene chiamato “sindrome della segretaria canadese”; canadese è anche il romanzo da cui è stato tratto Verso Sud, il film di Cantet in cui Charlotte Rampling incarna la tristezza di una donna agée ma ancora desiderosa di amore e sesso – esiliata da un Occidente sempre più ossessionato dalla giovinezza, finisce, ad Haiti, per agire ciò che prima semplicemente subiva, e cercare a sua volta uomini che potrebbero essere suoi figli.

“Il corpo dei giovani è l’unico possesso desiderabile che il mondo abbia mai prodotto”, direbbe Houellebecq: ma io, stufa di essere abbordata da quindicenni, vorrei che qui dentro ci fosse anche qualcuno più su con gli anni. «Ma i quarantenni non esistono?». «E che ci fai con un quarantenne?», mi chiede Joao, e mi guarda come se fossi pazza. Poi mi dice che mi devo sposare e che devo fare dei figli: sarà anche ora, eh? (pacca sulla spalla); poi che devo prendere il sole e che sono ridicola, così bianca; infine definisce “prostituta” una ragazza giovanissima che entra in compagnia di un tedesco coi capelli bianchi. Poi torna a ballare con Lorena, e rientra nella parte del principe azzurro.

Gli amici di Joao sono appassionati di surf e di telenovelas; molti hanno le famiglie emigrate; qualcuno di loro è nato in Europa, ma sta meglio qui, almeno, finché è giovane e può divertire se stesso e i turisti: poi, più avanti, sogna di aprire un’attività o di trasferirsi in Francia, ma con già qualche soldo da parte, per non fare la vita dell’emigrante. Si fanno i dreds, si ossigenano i capelli, hanno i pantaloncini firmati, un piercing al sopracciglio e magari Cristo tatuato sulla spalla: tutte cose, mi fanno notare, che costano un sacco. Come divertirsi, del resto: i locali appartengono agli occidentali, spesso italiani, e i prezzi sono tarati in base ai nostri standard – per Joao, una serata con ristorante, pub e discoteca può voler dire un terzo dello stipendio da istruttore che scompare in una notte. L’unica possibilità è trovare qualcuno che offre.

«Con l’aumentare dell’attaccamento alla vita professionale, anche le donne finiranno per trovare più semplice pagare per scopare; e anche loro si adatteranno al turismo sessuale. Le donne sanno adattarsi ai valori maschili…», secondo Houellebecq, più successo lavorativo femminile significherà più Lorene in Italia: però, il giorno della partenza, Lorena aveva gli occhi gonfi. Michelle Houellebecq si era innamorata, diciamola tutta. Emancipazione, sguaiataggine, ossessione sessuale, Sex and the City, e finiamo sempre così: con la lacrimuccia.

Joao le ha portato i bagagli al check in ed è scomparso: a giudicare dai forum on line, è andato a cercare un’altra donna che gli permettesse di continuare a vivere alla grande. Lorena ha acceso il cellulare ed è stata subito tempestata da messaggi dei fratelli che narravano le ultime degli avvocati, dei genitori e della badante: l’amore, la tristezza, la vita, tutto all’improvviso è scomparso dal suo sguardo. «Maledette bulgare…» ha sibilato, mentre le sue amiche cercavano di proteggersi dal suo sfogo nascondendosi dietro “Repubblica”.