Se ci fossero stati dei dubbi sul nuovo corso sulla Giustizia dettato dall’arrivo di Nitto Palma a Via Arenula, ci ha pensato il governo a sgombrare il campo. Tutto resta come prima, con buona pace delle prime dichiarazioni del neo ministro: “Basta scontri politica – magistratura”. E invece immediatamente il giorno dopo, l’esecutivo ha posto la fiducia sul cosiddetto “processo lungo” in discussione al Senato. Lo ha annunciato nell’aula di Palazzo Madama il ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito. Come prima conseguenza, la seduta è stata immediatamente sospesa per permettere la convocazione della conferenza dei capigruppo.

Come seconda, e a questo punto scontata conseguenza, l’opposizione è insorta contro quello che l’Idv Felice Belisario ha definito un comportamento “banditesco”: “Il governo si appresta a chiedere la fiducia su un atto d’iniziativa parlamentare, come l’ allunga-ammazzaprocessi. Questo comportamento banditesco dell’esecutivo, che insulta gli italiani fregandosene del loro voto del 12 e 13 giugno, rappresenta la mortificazione totale del nostro ordinamento giuridico”.

“Mi chiedo se questo sia il primo atto del ministro Palma”, ha fatto eco il deputato del Pd Enrico Franceschini: “Il giorno dopo che le parti sociali hanno chiesto un cambio di passo per affrontare la crisi il governo ha risposto mettendo la fiducia al Senato sul ddl ‘allunga processì che serve solo al presidente del Consiglio”.

La seduta è poi ripresa – giusto il tempo di richiamare in aula il presidente Schifani che era stato sostituito da Rosi Mauro – nel peggiore dei climi possibili. Luigi Zanda (Pd) ha esordito secco: “Siamo in un regime”, mentre la capogruppo Anna Finocchiaro ha tirato in ballo il neo ministro della Giustizia: “Il governo si assume la graveresponsabilità di mettere la fiducia su un provvedimento di natura parlamentare come quello sul processo lungo ed è necessario che il neoministro della Giustizia Nitto Palma venga subito in Senato a spiegare il perché”. Già, perché mettere la fiducia su una legge che come effetto collaterale rende di fatto impossibile portare a sentenza i procedimenti in cui il premier è imputato?

Forse proprio per quello. Del resto, reclama il presidente dell’Anm Palamara, “processo lungo significa non arrivare mai a sentenza”. Arriverà invece, e anche molto presto, il voto di fiducia. Alle 16.30 di oggi ci sarà nell’Aula del Senato il dibattito, che proseguirà fino alle 20.30. E da domattina alle 9 ci saranno le dichiarazioni di voto e dalle 10 la ‘chiama’ per il voto. Per il premier, dopo tutti i mal di pancia leghisti, e dopo il voto su Papa, sarà un metro della fedeltà leghista e probabilmente una rivincità sui riottosi in camicia verde. Il testo di partenza, del resto, è quello presentato da Carolina Lussana, leghista doc. E la Lega, una volta bloccati tutti gli emendamenti con la fiducia, non si sogna certo di fare cadere il governo.