Si chiamano Turquoise, RiverCross, CrossStream, Baikal. Nomi che evocano mari trasparenti, laghi profondi e puliti, fiumi alpini da attraversare. In realtà sono quanto di più oscuro abbiano prodotto i mercati finanziari negli ultimi anni. Tanto che, in gergo, sono indicati come “dark pools” (pozze, piscine scure): borse alternative dove si possono negoziare grandi quantitativi di azioni senza che nessuno riesca a vedere i prezzi intermedi della contrattazione (Leggi l’articolo di Matteo Cavallito). Si vede solo il prezzo finale, quando i giochi sono fatti.

Le dark pools hanno cominciato a proliferare in Europa dal 2007, dopo l’approvazione della normativa europea sui mercati finanziari Mifid che abolisce l’obbligo di concentrazione delle negoziazioni nei mercati regolamentati ed introduce nuovi sistemi di scambio. I cosiddetti Alternative Trading Systems o ATS (il nome ufficiale delle dark pools), che dovrebbero garantire la “best execution”, l’esecuzione delle negoziazioni alle migliori condizioni possibili per i clienti. Uno dei principi cardine della Mifid.

In pratica, se prima ci si rivolgeva a una banca per comprare 20mila azioni di Eni, la banca le poteva negoziare solo ai prezzi stabiliti dalla Borsa Italiana. Ora lo può fare anche passando per una borsa alternativa, che offre la possibilità di spuntare prezzi migliori. “Le dark pools hanno aumentato la concorrenza e l’efficienza delle operazioni finanziarie”, ha dichiarato recentemente la banca d’investimenti Goldman Sachs. “Ne hanno tratto vantaggio in particolare i piccoli investitori. Oggi comprare e vendere azioni costa meno, soprattutto per loro”. Tutto bene allora?

Non proprio. Anche perché le borse alternative possono facilitare la manipolazione dei prezzi e la speculazione. Lontano da occhi indiscreti. Uno dei primi a lanciare l’allarme è stato il finanziere americano Thomas Caldwell. “La proliferazione delle nuove borse private aumenta il rischio che i prezzi siano manipolati”, ha dichiarato Caldwell al Reuters Exchanges and Trading Summit già nel 2008. “Le banche che comprano e vendono azioni nelle dark pools possono avere informazioni privilegiate sui prezzi. Se non saranno regolamentate, la frammentazione dei mercati e l’internalizzazione degli scambi potranno diventare gli ingredienti di un nuovo grande scandalo finanziario”.

Sì, perché gli ATS oltre a spezzettare il mercato azionario permettono alle banche di internalizzare gli scambi, costruendosi borse su misura in casa. E’ quello che è successo, per esempio, con la piattaforma Turquoise, una dark pool creata nel 2007 da un consorzio di nove banche tra cui Citigroup, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Merrill Lynch, Morgan Stanley e UBS. Il gotha della finanza mondiale. Attraverso Turquoise, che oggi è controllata dal London Stock Exchange (la borsa di Londra), passa poco meno del 3 per cento degli scambi sul MIB 30 (principale indice della borsa italiana), oltre il 9 per cento dell’FTSE100 (l’indice che comprende le 100 società più capitalizzate della borsa di Londra) e circa il 6 per cento del DAX (l’indice di riferimento della borsa tedesca).

Le stesse banche che hanno lanciato Turquoise sono anche azioniste della borsa alternativa Chi-X Europe. Chi-X, che è la più grande tra le borse alternative, tratta il 17,14 per cento degli scambi sulle imprese del MIB 40 italiano e il 24,62 per cento dell’indice FTSE 250 di Londra. “Nel primo semestre 2011 il volume di titoli scambiati su Chi-X Europe è salito a 860,9 miliardi di euro, con un aumento del 16 per cento rispetto al secondo semestre del 2010”, ha comunicato Chi-X in una nota diffusa il 19 luglio. “Ci confermiamo al secondo posto tra le borse europee come volume di scambi e al primo posto come numero di contrattazioni”.

Le contrattazioni di Chi-X Europe avvengono in buona parte alla luce del sole. Per gli ordini “al buio” ci si può rivolgere però a Chi-Delta, lanciata da Chi-X nel maggio del 2009. Nel primo semestre del 2011 sono passate per Chi-Delta 4,2 milioni di contrattazioni (+24% rispetto al secondo semestre del 2010) per un totale di 39,1 miliardi di euro. In base alle statistiche di Thomson Reuters, Chi-Delta è il maggiore libro d’ordini “al buio” in Europa.

La crescita inarrestabile delle dark pools non è un segnale confortante per la stabilità dei mercati azionari e tanto meno per il piccolo mercato borsistico italiano. I titoli azionari delle banche italiane sono sotto attacco da parte delle dark pools già dalla fine di giugno. Venerdì 8 e lunedì 11 luglio, i due giorni orribili dell’attacco speculativo al nostro paese, Unicredit e Intesa Sanpaolo erano ai primi posti nei libri d’ordini di Turquoise e Sigma-X (la dark pool di Goldman Sachs). Se non si introdurranno presto nuove regole, la speculazione sul nostro paese (e sulle altre borse europee) continuerà ad avvenire al buio, nelle “pozze scure” della finanza controllate dalle banche. Dove i fondi hedge e i grandi investitori internazionali continueranno ad agire indisturbati, pronti ad approfittare della prossima scintilla (una dichiarazione di Tremonti, un indice meno favorevole del previsto, un urlo di Bossi) per far scoppiare di nuovo la corsa alla vendita di titoli e la successiva rincorsa del governo, con il solito corredo di promesse, manovre e tagli per “rassicurare i mercati”.

Per approfondire www.valori.it