Lo scontro tra politica e magistratura in Italia è ormai “intollerabile”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano parlando ai giovani magistrati in tirocinio ricevuti al Quirinale, ma il suo intervento cade in un momento di altissima tensione su questo fronte. Ieri la Camera ha autorizzato l’arresto del deputato Pdl Alfonso Papa (magistrato), stamattina il centrodestra ha innescato una polemica sulla validità del voto dopo una lunga campagna sulla difesa delle prerogative parlamentari dalle “intrusioni” dei giudici. Intanto il presidente Silvio Berlusconi definisce un'”ignominia” la recente decisione del tribunale di Milano di non trasferire il processo Ruby al Tribunale di ministri o a Monza.

Napolitano non ha risparmiato stoccate alle toghe, in particolare sull’abuso di intercettazioni telefoniche e sul “protagonismo” di alcuni pm, che finiscono per “offuscare” agli occhi dei cittadini. Tant’è che la quasi totalità degli apprezzamenti politici all’intrervento arrivano dal Pdl e proprio dagli esponenti solitamente più ostili alla magistraura. “Le sue riflessioni, alla luce della attualità politico-parlamentare, ci sembrano ancora più significative e preziose”, dichiara Maurizio Gasparri, capogruppo dei berlusconiani al Senato. Un “appello del tutto condivisibile”, echeggia il suo omologo alla Camera Fabrizio Cicchitto. Sulla stessa lunghezza d’onda Sandro Bondi, Gaetano Quagliariello, Daniele Capezzone e il ministro della giustizia Angelino Alfano, che subito promette nuove leggi per regolamentare la discesa in campo dei magistrati in politica.

E’ indispensabile “evitare condotte che creino indebita confusione di ruoli e fomentino l’ormai intollerabile, sterile scontro tra politica e magistratura”, ha affermato il presidente. Poi ha esortato a “un uso sapiente ed equilibrato dei mezzi investigativi, bilanciando le esigenze del procedimento con la piena tutela dei diritti costituzionalmente garantiti”. In particolare le intercettazioni telefoniche, “cui non sempre si fa ricorso, come invece insegna la Corte di cassazione, solo nei casi di assoluta indispensabilità”. Napolitano ha ricordato che spesso diventano di dominio pubblico parti di conversazioni prive di rilievo processuale, ma “lesive della privatezza dell’indagato, o ancor di più, di soggetti estranei al giudizio”.

Davanti alle nuove leve della magistratura, il presidente ha anche affrontato il nodo del “protagonismo” delle toghe. Che “devono ispirare le proprie condotte a criteri di misura e riservatezza”, e “non cedere a fuorvianti esposizioni mediatiche.  Giudici e pm non devono “sentirsi investiti di improprie ed esorbitanti missioni”, né “indulgere ad atteggiamenti protagonistici e personalistici che possono mettere in discussione l’imparzialità dei singoli, dell’ufficio giudiziario cui appartengono, della magistratura in generale”. Condotte che contribuiscono a “offuscare” l’immagine dellamministrazione della giustizia presso i cittadini.

Un parte importante dell’intervento è stato dedicato alla riforma della giustizia, ormai “urgente”. “Debbo purtroppo tornare oggi a denunciare il funzionamento gravemente insufficiente del sistema giustizia e la crisi di fiducia che esso determina nel cittadino”. Servono “una migliore organizzazione,una sistematica semplificazione dei procedimenti, un’ampia diffusione delle tecnologie informatiche”. Pur precisando che la riforma spetta al parlamento, Napolitano ha “dettato” suggerimenti molto precisi. No alla chiusura degli uffici giudiziari periferici, sì all’accorpamento ai tribunali più importanti. Non più rinviabile di coprire la “cronica scopertura degli uffici”, che ormai supera “le 1.300 unità”.

Unica reazione di rilievo al di fuori del campo del centrodestra, quella di Luca Palamara, presidente dell’Associazione nazionale magistrati: “Abbiamo sempre difeso l’uso e non l’abuso delle intercettazioni, anche sotto il profilo dell’indebita pubblicazione di atti irrilevanti”.