L’irruzione alla scuola Diaz avvenne “al di fuori di ogni regola” e “di ogni principio di umanità”. Nella caserma di Bolzaneto, i manifestanti subirono un “trattamento inumano e degradante”. In via Tolemaide, la reazione dei Disobbedienti trovò “giustificazione” di fronte a “un’aggressione ingiusta” dei carabinieri. Il capo della polizia, Gianni De Gennaro, ha indotto l’ex questore di Genova Francesco Colucci “a rendere false dichiarazioni”.

Eccola, dieci anni dopo, la verità giudiziaria sul G8 del luglio 2001. Nei quattro processi principali scaturiti da quelle tragiche giornate, le pene più pesanti sono toccate ad alcuni manifestanti, ma tutte le sentenze mettono in risalto violenze e abusi delle forze dell’ordine (qui tutte le carte giudiziarie). E i tentativi dei loro vertici di ostacolare la giustizia.

Persino l’inchiesta sulle violenze di piazza si è ritorta contro i responsabili dell’ordine pubblico, soprattutto per la carica di via Tolemaide, il 20 luglio. E’ la miccia che innesca tre ore di guerriglia urbana che culminano alle 17,27 con la morte di Carlo Giuliani in piazza Alimonda (per la quale il carabiniere Mario Placanica è stato prosciolto in istruttoria, perché i pm gli hanno riconosciuto la legittima difesa). L’attacco portato dal battaglione Lombardia fu illegale, arbitrario e di una violenza “del tutto ingiustificata”, scrivono i giudici. Mentre fu pienamente legittima, nell’immediato, la reazione dei Disobbedienti, impegnati a difendere “il diritto costituzionale di manifestare”. Resta aperta “ogni possibile congettura”: errore dei carabinieri o volontà di far precipitare la situazione?

I processi principali del G8 sono arrivati al secondo grado, dunque vale ancora per tutti la presunzione di non colpevolezza. Per gli scontri di piazza, il 9 ottobre 2009 la Corte d’appello di Genova ha condannato dieci manifestanti a pene tra gli 8 e i 15 anni di reclusione, dovute all’applicazione del grave reato di devastazione e al saccheggio. In primo grado, il 14 dicembre 2007, le condanne erano state 24, su 25 imputati. Colpiti per lo più autonomi e anarchici che hanno sfilato in corteo con il blocco nero e alcuni “cani sciolti”. Significativamente, sono finiti assolti gli imputati coinvolti negli scontri di via Tolemaide.

Nel processo Diaz, la sentenza d’appello del 18 maggio 2010 ha ritenuto colpevoli gli alti dirigenti della polizia presenti davanti alla scuola la notte dell’irruzione, che erano stati assolti in primo grado tra le proteste delle vittime. Quattro anni a Giovanni Luperi e Francesco Gratteri, tre anni e otto mesi a Gilberto Caldarozzi, per falso ideologico: avrebbero avallato una ricostruzione del blitz largamente inventata. Gli agenti, funzionari e dirigenti condannati sono 25. In primo grado, il 13 novembre 2008, erano stati 13, su 29 imputati. Per tutti scatta l’accusa di appartenere al “black bloc”. Saranno tuti prosciolti in istruttoria.

Pienamente accertati anche gli abusi compiuti su decine di manifestati arrestati e condotti nel “carcere provvisorio” di Bolzaneto: insulti, minacce, percosse, umiliazioni, cori nazifascisti. Il 6 marzo 2010 la Corte d’appello di Genova ha condannato per vari reati tutti e 44 gli imputati (tra forze di polizia e all’amministrazione penitenziaria), anche se per 37 di loro è arrivata la prescrizione. In primo grado, il 14 luglio 2008, c’erano state 15 condanne e 30 assoluzioni. Quel che accadde a Bolzaneto rappresenta “il massimo disonore per un pubblico ufficiale”, scrivono i giudici d’appello, ed è stato visto e tollerato dai funzionari responsabili.

Il 17 giugno 2010, il prefetto De Gennaro, è stato condannato in appello a un anno e 4 mesi per istigazione alla falsa testimonianza, insieme all’ex capo della Digos di Genova Spartaco Mortola (un anno e due mesi). L’ex questore Colucci, oggetto delle presunte pressioni, è attualmente sotto processo per falsa testimonianza.