Chi l’ha detto che l’unico modo per fuggire dall’afa cittadina sia dirigersi verso la riviera adriatica? L’accaldato cittadino può evitare code di auto e calche sulla sabbia bollente per trovare l’agognato refrigerio anche nell’interno: da ogni punto della nostra regione è possibile raggiungere velocemente fiumi, torrenti e laghi. Resta da capire se il bagno sia legale e salutare.

La situazione circa la balneabilità o meno delle nostre acque interne è, per restare in tema, torbida. La legge regionale prevede che siano le Province a statuire i siti balneabili: il primo dato, quello ufficiale, è che la balneabilità non è stata concessa a nessun bacino o corso d’acqua. In Emilia-Romagna la balneazione è autorizzata esclusivamente per le acque marine. Nessun allarmismo: sembrerà strano ma non significa che tutte le acque interne della nostra regione siano inquinate.

Il divieto di balneazione non si fonda su fattori microbiologici, sulla percentuale di batteri: analisi, mappature e studi specifici, tali da certificare la non balneabilità, non sono mai stati effettuati. Proprio in mancanza di rilevazioni adeguate le Provincie impediscono la balneazione.

Donatella Rossi, del Servizio Tutela e Risanamento Risorsa Acqua della Provincia di Bologna, sottolinea che la mancanza di un’indagine qualitativa dipende dal fatto che “le acque dolci hanno normative molto più rigide e complesse rispetto alle acque salate, questo anche perché, a differenza di queste, sono prive del fattore salino capace di limitare i microinquinanti”.

Certo che, nonostante l’imparità normativa, l’obiettivo che il Piano territoriale di coordinamento della Provincia di Bologna si è dato ormai più di dieci anni fa – realizzare un’indagine atta a garantire legalmente la balneabilità delle acque interne – non è ancora stato raggiunto.

Va comunque detto che controlli, anche se non riguardanti l’indice di balneabilità, vengono regolarmente effettuati dall’Arpa e dalle Provincie. Naturalmente, più ci si allontana dalla fonte, maggiore è il rischio che il corso d’acqua sia stato contaminato da scarichi abusivi e depuratori difettosi. Il Po, naturalmente, è il più inquinato.

Il divieto di balneabilità dovrebbe essere fatto rispettare dai diversi Comuni del territorio, ma la prassi lo nega. In molte località lo stare in ammollo non comporta nessuna sanzione amministrativa. Il fenomeno lo imputiamo alla commistione di due fattori prettamente italiani: lassismo e gap comunicativo tra enti.

Resta quindi da capire dove sia possibile fare un legale e salutare bagno – escludendo, snobisticamente, le affollate provincie costiere. Nella Provincia di Bologna consigliamo il Santerno, nei pressi di Castel del Rio. Per gli amanti del lago, sull’appennino si trovano due splendidi bacini (creati a scopo idroelettrico): Brasimone e Suviana. La direttrice Antonella Galli ci ha però messo in guardia: “Dai prossimi giorni fino alla fine di novembre sarà impossibile fare il bagno a Suviana, il lago sarà infatti svuotato per migliorie alla centrale idroelettrica”. Non preoccupatevi, le acque e i numerosi ristoranti e alberghi che circondano il Brasimone non saranno da meno.

Nella Provincia di Piacenza è d’obbligo una fermata in località Marsaglia, dove potrete riposare su una vera spiaggia e sguazzare nelle polle del Trebbia. Se la sera siete stanchi e la casa è troppo lontana, approfittate dell’ostello. Per gli spiriti acquatici, incapaci di rinunciare ad una buona fetta di prosciutto parmense consigliamo le anse del fiume Ceno, a pohi chilometri dal castello di Bardi oppure quelle del fiume Taro in località Piane di Cherneglia nei pressi di Bedonia.

Nel modenese gli amanti della montagna potranno giovare, dopo l’inerpicamento, di un pediluvio nel Lago Santo o nel Lago Baccio; solo ai più finnici consigliamo l’immersione, e rigorosamente nelle ore più roventi.

L’Assessore all’Ambiente della Provincia di Reggio Emilia, Mirko Tutino, ci ha assicurato che, secondo una ricognizione effettuata l’anno scorso, una volta entrati nella zona collinare la qualità delle acque è molto buona, sia del Secchia sia dell’Enza: “Tutte le zone dell’appennino dovrebbero valorizzare maggiormente le eccelenze naturalistiche. Fiumi e laghi dovrebbero entrare a far parte di un progetto comune capace di richiamare turismo, evitando così lo spopolamento di molti comuni appenninici. Le grandi opere non sono l’unica delle soluzioni”.

Noi auspichiamo anche che le Provincie del nostro territorio riescano presto ad avviare uno studio sulla balneabilità delle nostre acque dolci, nonché ad avere un dialogo più efficace con i Comuni. Nuotate con prudenza.

Matteo Poppi