Solo un allievo di don Milani poteva illuminarci la strada in questo periodo buio.

Francesco Gesualdi, oggi sul Manifesto, spiega benissimo quel che molti di noi, che non
mastichiamo l’economia, avevamo supposto ma non sapevamo come spiegare: che “ai fondi europei, americani, chissá forse cinesi, non importa niente di cosa succederá alla Grecia o all’Italia. Non si preoccupano neanche di cosa succederá all’economia mondo di cui anche loro fanno parte. La loro è una logica di pirateria: attaccano, rubano, scappano. Che poi la nave affondi o riprenda a navigare non è affar loro. Esattamente come fanno le locuste: arrivano, devastano, si trasferiscono altrove.

Ma la cosa piú sorprendendete è come costoro gesticono gli umori di noi cittadini. Perchè per questi speculatori “ottimismo” e “pessimismo” sono variabili imprescindibili del loro investimento. Perchè in base a queste variabili la marea di piccoli investitori “tonti” si fanno condizionare nel vendere o non i loro titoli di Stato. E cosí che queste cavallette possono condizionare l’economia italiana, senza aver investito un euro nei nostri titoli (a differenza di altri Paesi, come la Spagna). Semplicemente montando campagne di stampa (con l’aiuto dei grandi gruppi nazionali e internazionali) per spaventare al momento giusto i piccoli risparmiatori (consigliati malissimo dalle banche o dai promotori finanziari complici delle locuste).

Succede questo: i fondi speculativi sono specializzati nella vendita di titoli futuri. Continua Gesualdi: “Offrono al prezzo di oggi titoli che si impegnano a dare tra una settimana, un mese o altra data futura. L’apetto inconcepibile per qualsiasi persona normale, è che i fondi non possiedono i titoli che offrono. Ma proprio qui sta il trucco. La loro speranza è che nel frattempo il prezzo scenda e quando arriverá il tempo di consegnare i titoli li compreranno sul momento a prezzi ribassati. Nella differenza fra l’alto prezzo di vendita di oggi sta il loro guadagno”. Ed è quello che hanno fatto in queste settimane con i titoli di Stato italiani.

Ricapitoliamo: è come se io potessi vendere moltissime scatolette di tonno, facendomele pagare oggi, ma consegnadole la settimana prossima. Alcuni piccoli negozi vedono che io le compro in massa e quindi le comprano (físicamente, facendosele consegnare e pagandole oggi) pensando che se le compro io, che sono un esperto di tonno, vale la pena di seguire l’esempio. Poi peró capita che in questa settimana un mio complice offre agli stessi negozianti le medesime scatolette a un prezzo di molto inferiore. Contestualmente sui giornali si parla del fatto che quella marca di tonno non è buona. Loro si spaventano e pensano di non aver fatto un buon affare e mettono in offerta il tonno che avevano acquistato in precedenza. A questo punto a me non resta che rastrellare da questi piccoli negozianti le loro scatolette vendute sottocosto e così potró consegnare, alla scadenza della settimana, tutte le scatolette di tonno vendute in precedenza guadagnando enormemente dalla differnza tra prezzo di acquisto e di vendita. Fregandomene del fatto che i piccoli negozianti così potranno fallire.

E’ solo una semplificazione grossolana, ma credo che faccia capire molto bene quello che sta accadendo nel mondo e nel nostro Paese in questo momento. Ma il colmo è che noi e i nostri politici (al governo o alla opposizione, non importa) stiamo consentendo tutto questo. Invece di reagire, cacciando a calci nel culo questi speculatori, troppo spesso facciamo il loro gioco, perfino – incosapevolmente – partecipando alle loro campagne finalizzate a creare quel clima di “ottimismo” o “pessimismo” funzionale ai loro sporchi interessi.

E che, purtroppo, alla fine le imposizioni ai governi dei grandi gruppi bancari mondiali, le paghiamo solo noi cittadini.

E’ ora di ribellarsi, è ora di dire basta, è ora che questa crisi la paghino i redditi alti complici delle locuste, senza tagli sociali e salvaguardando i beni comuni: lavoro, acqua, energía e informazione.