”L’euro deve sopravvivere a questa crisi e sopravviverà, uscendone anche rafforzato”. Lo scrive Romano Prodi in un intervento congiunto pubblicato oggi sul quotidiano francese Le Monde, in un articolo co-firmato anche dell’ex presidente della Commissione europea, Jacques Delors e da altri importanti politici “europeisti” come Felipe Gonzalez, Etienne Davignon, Antonio Vittorino, artefici della nascita della moneta unica europea.

“Tutti i motivi che spiegano l’attuale crisi si riassumono in realtà in uno solo”, spiegano ancora i firmatari, “l’assenza di una visione chiara delle sfide da parte di uomini politici che impegnino le loro responsabilità per consentire di superare le difficoltà immediate”.

Un monito politico-economico con l’intento di serrare le fila attorno alle mura difensive dell’euro attaccato su più fronti da manovre speculative forse non del tutto contrastate da alcuni singoli governi nazionali. Ma si rivela anche come l’ennesimo riconoscimento del valore internazionale di un personaggio politico come Prodi, messo al palo dello scenario presente dell’Italia.

L’occasione per il rilancio della figura di Prodi nel contesto dell’attuale politica italiana, la raccoglie subito uno dei suoi ex consiglieri di governo, Angelo Rovati. L’ex cestista di Fortitudo Bologna e Libertas Forlì, che di Prodi è stato consigliere economico dal maggio al settembre 2006, ha affermato al Foglio: “Credo che in questa fase Romano sia tornato sulla scena per puro senso di responsabilità, visti anche i pasticci che sta attraversando il nostro paese, ma in linea di massima mi chiedo che cosa ci sia di strano ad ammettere che un uomo con un curriculum come il suo possa ambire ad avere un posto importante nel futuro prossimo della Repubblica italiana”.

Che Prodi sia di nuovo sulla scena politica italiana è pressoché fuor di dubbio. La futura candidatura alla presidenza della Repubblica è qualcosa più di una voce di corridoio: “Romano è qualcosa in più di una semplice riserva e non ricordarlo oggi sarebbe un atto di ipocrisia”.

Dato per certo il rientro dell’unico uomo politico che negli ultimi quindici anni ha battuto due volte Berlusconi alle elezioni, Rovati fa quadrato attorno al cosiddetto prodismo:  “A parole, in questi anni, tutti nel centrosinistra hanno affermato di essere orgogliosamente prodiani. Ma la verità la conosciamo tutti qual è: da quando Prodi ha lasciato Palazzo Chigi nel Pd vi e’ stato un sottile, lento e progressivo tentativo di fare i prodiani a parole e di affrancarsi pero’, nei fatti, da tutto cio’ che e’ stato il prodismo”.

E se Prodi assieme a Delors e Gonzalez, pilastri dell’europeismo anni Novanta, sembrano comunque richiamarsi a una rigorosa politica governativa degli stati nazionali contro la deregulation etica dei mercati finanziari internazionali, si possono scorgere nuovi e sorprendenti fili di alleanze politiche italiane: “Giulio Tremonti parla la stessa lingua di Romano”, continua Rovati, “il forte feeling intellettuale tra di loro è dimostrato anche da quanto è successo in questi ultimi mesi. Prima con la pubblicazione del saggio La paura e la speranza scritto da Tremonti ma che poteva essere stato scritto da Romano; poi con la trasformazione di Tremonti in una specie di ministro ulivista. Conosco bene quello che pensa Romano in ambito di politiche economiche, e posso dire, senza problemi, che il Tremonti più recente, quello della barra ferma e del rigore, non avrebbe sfigurato in un governo prodiano. E in questo senso ha fatto bene Romano a lanciare segnali utili a mostrare la sua affinità con l’unico ministro forse da salvare di questo governo”.