A un paio di settimane dall’anniversario della strage alla stazione di Bologna, avvenuta il 2 agosto 1980, il nodo è sapere se, fatto 30 (tanti erano nel 2010 gli anni trascorsi da quell’attentato), si farà anche 31. Il soggetto è il governo, che alle celebrazioni dello scorso anno disertò piazza delle Medaglie d’Oro, dove tradizionalmente si tengono i momenti più noti delle commemorazioni: il discorso sul palco di Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, e dei rappresentanti delle istituzioni, il fischio del treno alle 10.25, l’orario in cui l’ordigno esplose, e la popolazione che si raduna dopo aver sfilato da piazza Maggiore.

Altrettanto tradizionalmente, quello è anche il momento delle contestazioni contro gli emissari del governo. Minuti di certo rumorosi (dalla piazza si leva un’ondata di fischi) per protestare contro le mancate verità sulle stragi. Nel caso di Bologna, infatti, ci sono le condanne degli esecutori e dei depistatori, ma mancano i mandanti. E proprio su di loro l’associazione vittime, a inizio 2011, ha chiesto di concentrarsi presentando un esposto alla procura della Repubblica in cui si indica l’acquisizione di atti d’indagine e sentenze degli anni Novanta e del decennio successivo.

I fischi della piazza, in questo genere di eventi, non sono un fenomeno solo bolognese. Il 12 dicembre di ogni anno, a Milano, succede anche in piazza Fontana, dove nel 1969 esplose una bomba alla Banca Nazionale dell’Agricoltura che uccise 17 persone e ne ferì 88. Questa protesta fa parte di una dialettica tra cittadini e istituzioni a cui, a Bologna, nessun esponente dell’esecutivo si era mai sottratto dal 1993, quando Carlo Azeglio Ciampi, allora presidente del consiglio del ministri, inaugurò la prassi della presenza del governo. Almeno fino all’anno scorso, appunto.

Per evitarsi il fastidio, il 2 agosto 2010 – a 30 anni tondi dalla strage – la motivazione addotta riguardava proprio i fischi raccolti nel 2009 da Sandro Bondi, ministro dei beni culturali ai tempi, che ebbe non poche difficoltà a concludere il suo discorso.

Nel 2010 l’assenza fu annunciata il 26 maggio. Per sapere se quest’anno, trentunesimo anniversario della strage, si tornerà ad avere la voce di Palazzo Chigi sotto le Tue Torri occorre fare un giro di telefonate con il risultato di non ottenere risposta. L’unico elemento certo lo dà Paolo Bolognesi quando afferma che, se qualcuno si farà vedere, “interverrà comunque nella sala del consiglio e non in piazza”. Una “tutela” anti-contestazioni che già nel 2010 si sarebbe applicata, ma inutile a causa del forfait.

A Palazzo d’Accursio fanno sapere che al momento non hanno informazioni circa la presenza del governo. E se lunedì l’amministrazione comunale farà partire inviti ufficiali ai presidenti delle Camere e al consiglio dei ministri, intanto all’ufficio stampa dicono che “di solito da Roma ci comunicano presenze istituzionali a ridosso dell’anniversario”.

Sarà, ma nel 2010 la notizia dell’assenza porta la data del 26 maggio. Fu allora infatti che il commissario prefettizio, Anna Maria Cancellieri, annunciò che il governo non si sarebbe presentato. È vero che l’assenza di un sindaco, riavuto solo dopo le amministrative del 15 e 16 maggio 2011, rendeva tutto particolare l’anno scorso, ma farlo notare direttamente all’ufficio stampa della presidenza del consiglio dei ministri non sortisce risultato. “È un po’ presto”, spiegano da Roma, “e questo appuntamento non è ancora stato inserito tra gli impegni ufficiali. Richiamate giovedì prossimo”.

Veltri: “Non esserci è segno di sordità morale”. Richiameremo. Ma intanto c’è chi un po’ non si stupisce pur stigmatizzando l’esecutivo anche per questo. Lo fa per esempio Elio Veltri, politico di lungo corso e fondatore del movimento Democrazia e legalità. Proprio lui, Veltri, in piena campagna elettorale per le amministrative aveva lanciato un nome come candidato a sindaco: quello di Paolo Bolognesi, il presidente dei familiari delle vittime. E il discorso 2 agosto continua a stargli a cuore perché “una seconda assenza del governo sarebbe di una sordità morale e di un’insensibilità democratica drammatiche”.

“Non a caso”, aggiunge Veltri, “mi ero permesso di fare il nome di Bolognesi di cui ho stima per quello che ha fatto con la sua associazione. La mia proposta venne apprezzata anche all’interno del Partito Democratico, malgrado avesse già un proprio candidato. Averlo come sindaco, o anche come consigliere comunale, sarebbe stato un segnale che le istituzioni devono dare a chi si batte per la verità sulle stragi. Per questo dico che, se anche il governo non ci fosse, va comunque invitato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che meglio dell’esecutivo oggi rappresenta l’unità nazionale”.

Sulla stessa linea è il pensiero di Nando Mainardi, segretario regionale della Federazione della Sinistra. “Dal punto di vista istituzionale il governo, con l’assenza del 2 agosto a Bologna, commetterebbe di nuovo un atto offensivo e vergognoso. Segnala una volta di più l’emergenza democratica e costituzionale che stiamo attraversando e la necessità di un’alternativa”.

E aggiunge Mainardi: “Stanno a casa per paura delle contestazioni, ma bisognerebbe ribaltare la questione e chiedersi: perché vengono fischiati? Le istituzioni, sul 2 agosto, sono considerate in un qualche modo ancora oggi complici e omertose. Uomini di Stato hanno provato a impedire la ricerca della verità. Per altri aspetti, che un governo popolato da esponenti della P2, della P3 e della P4 non si presenti in Piazza Medaglie d’Oro è una cosa, purtroppo, ‘normale‘”.

Nel programma 2011 Moni Ovadia e i bambini di Marzabotto. Governo o meno, comunque, il programma per le celebrazioni dell’anniversario “numero 31” è pronto e si tratterà di una “giornata in memoria delle vittime di tutte le stragi”. Diffuso nei giorni scorsi, il calendario prevede, oltre alle cerimonie ufficiali in Comune e nel piazzale della stazione alla presenza del sindaco di Bologna Virginio Merola, la XVII edizione del concorso internazionale di composizione 2 agosto, con Moni Ovadia che interpreta la nuova composizione del direttore d’orchestra Angelo Inglese, realizzata partendo dal progetto del musicista Fabrizio Festa e della storica Cinzia Venturoli.

Ma si parlerà anche di P2, la loggia ancora oggi onnipresente nelle cronache giudiziarie e che ebbe un ruolo importante nei depistaggi sulle stragi (il suo capo, Licio Gelli, è stato condannato in via definitiva a 10 anni proprio per l’offuscamento delle indagini). Dunque, prima della serata musicale (che inizierà alle 21 e sarà trasmessa in diretta televisiva da RaiTre), alle 19, presso la libreria Ambasciatori di via Orefici, si presenterà il volume curato da Anna Vinci “La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi” (Chiarelettere, 2011) alla presenza di Bolognesi e del direttore di Radio Città del Capo, Paolo Soglia.

Ma non meno importante sarà quando accadrà in mattinata, nel piazzale della stazione. L’anno scorso, al fischio del treno nell’istante in cui la bomba esplose, 85 persone, tante quante quelle che vennero uccise e tutte in maglietta bianca con un numero progressivo sulla schiena, inscenarono un flash mob lanciandosi a terra: una rappresentazione di chi non si rialzò più dopo lo scoppio. Quest’anno, invece, sarà la volta dei bambini di Marzabotto – località simbolo di un altro eccidio, quello di Monte Sole, commesso stavolta dai nazisti durante la seconda guerra mondiale – ai quali è demandato il compito di personificare l’innocenza delle vittime delle stragi.

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