Vittorio Feltri, direttore editoriale del Giornale, risponde al mio precedente articolo sulla sua pensione d’oro:

E’ vero. A 54 anni (non a 53) e dopo 35 anni di contribuzione elevata, maturai il diritto alla pensione di anzianità (180mila euro l’anno, forse di più, non ricordo esattamente), che tuttavia non ho potuto incassare fino al compimento dei 65 anni di età, perché, avendo sempre lavorato, ho dovuto rispettare il divieto di cumulo. Quindi, ciò che voi dite e scrivete sul mio conto è sbagliato. Rimane l’iniquità di una legge che forse andava bene in passato, ma che ora è superata dal fatto che le aspettative di vita sono di molto migliorate. Una legge che non ho approvato io e che, pertanto, posso criticare come mi pare, così come critico le aliquote Irpef, pur pagandole. Le norme, vantaggiose o svantaggiose che siano, sono uguali per tutti: si applicano e si rispettano finché sono in vigore, a prescindere dalle opinioni personali, comunque legittime. E questo sarebbe razzolare male? In ogni caso, con la presente dichiarazione vi autorizzo a consultare le mie denunce dei redditi onde possiate verificare la correttezza di ciò che ho affermato.
Vittorio Feltri

“Vado in pensione (…) Ho voluto decidere io quando andare in pensione, non lasciarlo fare a Prodi. Magari ritrovandomi con qualche sgradevole sorpresa”, dichiarava Vittorio Feltri al Corriere della Sera il 29 aprile del 1997. Quindi, se capisco bene, Feltri è andato in pensione appena possibile, prima che il governo Prodi allora in carica gli combinasse qualche brutto scherzo. Tipo cambiare l’età pensionabile. Uno scherzo che  adesso lo stesso Feltri auspica venga combinato ai danni di chi ancora lavora. Quindi dico, e confermo, Feltri predica bene ma razzola male. Oppure ha cambiato idea rispetto al 1997, cosa peraltro possibile, come spesso gli è capitato nella sua lunga carriera. Infine, quando ha annunciato il suo pensionamento nell’aprile 1997, Feltri aveva 53 anni, visto che è nato il 25 giugno 1943. E la data di nascita, almeno quella, non cambia.
Vittorio Malagutti