La Lega riscopre la fermezza sulle missioni militari e nel giorno in cui il Capo dello Stato garantisce che i contingenti non si toccano, Roberto Calderoli scrive una lettera a Palazzo Chigi, cioè all’alleato Silvio Berlusconi, per sbarrare la strada a qualsiasi ipotesi che nel consiglio dei ministri di domani possa essere presentato un decreto per rifinanziare le missioni. Prima se ne discute: è la condizione posta dal Carroccio che agita la minaccia della verifica di maggioranza qualora il decreto passasse senza un’intesa politica.

Il Consiglio Supremo di Difesa, presieduto da Giorgio Napolitano, ha stabilito di dare continuità all’intervento italiano in Libia, mandando così in frantumi l’ipotesi leghista di un imminente ritiro. I lumbard, infatti, avevano ipotizzato un disimpegno in Nord Africa, indicando anche il termine ultimo di settembre, nell’ambito di una generale riduzione dell’impegno estero. Ma sulla strada dei leghisti, che da mesi puntano l’indice contro le ingenti spese dell’operazione a Tripoli, si è messo il Quirinale.

Napolitano, convinto sostenitore del coinvolgimento italiano nella missione Nato, ha fatto passare la propria linea: ovvero, restare fino a quando la Nato lo riterrà necessario. D’altronde anche il governo ha immediatamente recepito le indicazioni del Consiglio Supremo di Difesa: “C’è una forte volontà di mantenere gli impegni con le istituzioni e gli organismi internazionali”, ha detto il ministro Franco Frattini sottolineando che “questi impegni sono una questione di serietà dell’Italia nei confronti del mondo”. Oggi è stato fatto “un lavoro di grande responsabilità “, gli fa eco il collega della Difesa, Ignazio La Russa sottolineando come “sia il presidente della Repubblica che il presidente del Consiglio hanno dimostrato di avere a cuore il ruolo dell’Italia e delle Forze Armate”. Il Consiglio di Difesa ha dato comunque disponibilità alla “ridefinizione” dei contingenti impegnati all’estero, con la ricerca “ponderata e tempestiva” di soluzioni “concordate”. Insomma, si è cercata una mediazione rispetto alle richieste padane, preludendo così ad una riduzione di alcune missioni.

La Lega però non sembra recedere dalle richieste di rivedere le missioni in Libia e Afghanistan mentre il Pdl, con in testa Ignazio La Russa, è disponibile solo ad un parziale disimpegno in Libano e nei Balcani. La Farnesina, almeno in parte, ha provato ad andare incontro all’alleato. Oltre agli impegni internazionali – ha spiegato Frattini – “abbiamo anche delle esigenze di contenimento dei costi e stiamo cercando di far quadrare l’una e l’altra cosa”.

La decisione di restare in Libia appare uno ‘schiaffò ai ‘lumbard’che, a questo punto, potrebbero piantare una nuova grana in maggioranza. I rapporti tra Lega e Colle si sono raffreddati nelle ultime settimane, complici anche alcune dichiarazioni di Umberto Bossi sulla “lealtà “ del Capo dello Stato a proposito dell’emergenza rifiuti a Napoli.

Impossibile che i lumbard se la prendano direttamente con Napolitano, ma e assai diversa la questione dei rapporti con il Pdl. Il Carroccio sulla Libia si è spesso scontrato con il ministro della Difesa Ignazio La Russa (“ministro della guerra”, lo ha definito Bossi a Pontida) e non voterà un decreto per rifinanziare le missioni: un provvedimento che tra l’altro avrebbe durata semestrale. Sono così girate voci di contatti tra Lega e Pdl per un decreto ad hoc sulla Libia con una data di ‘scadenzà (a tre mesi) della missione da presentare domani in Consiglio. Ipotesi però scartata da fonti di governo.

In ogni caso quello delle missioni rappresenta un problema in più per Berlusconi, già alle prese con le ‘granè leghiste su trasferimento dei ministeri al Nord ed emergenza rifiuti a Napoli. Domani, se ne discuterà in Consiglio dei ministri. Il Carroccio è pronto a dare battaglia. Resta da capire fin dove vuole spingersi.