È stato interrogato per quasi due ore dalla Procura di Bologna l’ex sindaco Giorgio Guazzaloca, nell’ambito dell’inchiesta sul Civis, il tram su gomma a guida ottica, che però non verrà mai messo su strada. Gli inquirenti gli contestano la corruzione. Secondo le loro ipotesi, infatti, l’ex sindaco avrebbe ricevuto la poltrona di presidente di una società partecipata dalla Fiat, in cambio dell’aggiudicazione dell’appalto Civis ad Irisbus, anch’essa del gruppo Fiat. Questa la mazzetta, con l’aggiunta di probabili altri soldi su cui la Procura sta cercando di fare chiarezza.

Guazzaloca era accompagnato dal suo legale, l’avvocato Guido Magnisi. È entrato in Procura alle tre di pomeriggio e dopo un’ora e tre quarti era già fuori dal palazzo a vetri di piazza Trento e Trieste. “È stato un incontro estremamente sereno” ripete più volte l’avvocato.

“I fatti hanno la loro forza” afferma Guazzaloca, già ascoltato dai magistrati in febbraio, ma come persona informata dei fatti. “Ho sempre agito – continua – nell’interesse dei cittadini di Bologna. Ma ho piacere che la Procura approfondisca. È giusto fare chiarezza intorno ad un tema, sul quale si sono dette tante castronerie” afferma riferendosi al Civis. “Penso che tutto potrà essere chiarito in breve tempo – conclude davanti ai giornalisti -. Se verrà a galla la verità, sarà bene in tutti i sensi”.

Davanti al procuratore aggiunto Valter Giovannini e al pm Antonello Gustapane, l’ex sindaco di Bologna dal 1999 al 2004 avrebbe dichiarato che a lui competeva unicamente l’indirizzo politico, mentre non era a conoscenza degli aspetti tecnici relativi al progetto Civis.

Da quanto emerge, Guazzaloca avrebbe dichiarato che tutti gli atti posti in essere erano volti nell’interesse della sua giunta, con l’intenzione di portare avanti scelte politiche amministrative. Quello che accadde negli appalti, avrebbe dichiarato, non era di sua conoscenza, avendo affidato la gestione tecnica a Maurizio Agostini, allora presidente di Atc (azienda trasporti), Paolo Vestrucci e Claudio Comani, del cda Atc, due legali rappresentanti di IrisBus (società del gruppo Fiat) che si sono succeduti dal dicembre 2002 all’aprile 2007, indagati per corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio e per falso in atti pubblici.

Guazzaloca avrebbe detto davanti ai magistrati di essere convinto che il suo compito si fermasse alle scelte amministrative, e non andasse oltre. Era, però, consapevole che che la società nella quale fu nominato presidente del cda era partecipata Fiat. Si tratta della Leasys Spa, partecipata al 48% da Enel FM spa e dal 52% da Fidis Servizi Finanziari spa, partecipata a sua volta al 100% da Fiat Auto spa.

Infine, avrebbe dichiarato ai magistrati che tutti i fatti sulla vicenda Civis li avrebbe appresi solo dai giornali e dall’invito a comparire. Sottolineando ancora la sua estraneità ai fatti contestati. L’obiettivo della sua gestione era quello di portare avanti rapidamente i finanziamenti pubblici, sollecitando perchè si arrivasse a realizzare gli obiettivi politici. Avrebbe infatti dichiarato di essere del tutto all’oscuro dei rapporti che intercorrevano fra Maresca e Fiorentino Spa e Atc.

Ma di che rapporti si tratta? Secondo i magistrati il gruppo avrebbe ricevuto pagamenti per un totale di 930 mila euro da Irisbus. Un contributo di 200 mila euro per acquistare una struttura per operazioni di manutenzione del Civis; soldi arrivati cinque giorni prima della firma del contratto d’appalto del febbraio 2004, ma soprattutto, secondo gli inquirenti, non destinati a quell’acquisto, visto che la struttura è stata poi presa da un’altra società, la Alpi Srl, persona giuridica distinta dalla Maresca e Fiorentino Spa, ma in cui figurano alcuni dei suoi soci. Altri soldi sarebbero poi arrivati diluiti nel corso di sei anni al gruppo Maresca e Fiorentino per delle prestazioni. Una somma di quasi 800 mila euro destinata all’acquisto di attrezzature per la manutenzione del Civis, pubblicizzazioni, assistenza ai mezzi e addestramento dei conducenti.

Però nel contratto del 2004 viene messo nero su bianco che le attività da pagare sono state effettuate dal 1999 al 2004, prima quindi che il progetto del Civis esistesse a Bologna. L’ipotesi della Procura, dunque, è che Maresca e Fiorentino siano stati intermediari tra Irisbus e pubblici ufficiali, ancora da identificare. I soldi quindi, secondo l’ipotesi della Procura, non sarebbero diretti alla società per le prestazioni, ma destinati a Maresca e Fiorentino per fare da intermediario e consegnare l’ipotetica mazzetta a pubblici ufficiali, come “ringraziamento” per aver fatto di tutto per consegnare l’appalto in mano ad Irisbus.

Del gruppo Maresca e Fiorentino spa furono inoltre perquisiti gli studi di due commercialisti: si tratta di Enrico Frasnedi e Giampaolo Galletti, fratello di Gianluca Galletti, ex assessore nella giunta Guazzaloca, attuale parlamentare Udc e braccio destro di Pier Ferdinando Casini. I due però non risulterebbero indagati. Iscritti nel registro degli indagati sono i titolari del gruppo: Alberto, Marta e Maria Fiorentino, quest’ultima cognata di Gianluca Galletti; gli altri due sono Angelo e Pietro Maresca. Insieme a loro è indagato per la firma di alcuni atti anche Enrico Biscaglia, ex direttore generale di Palazzo D’Accursio e uomo di fiducia di Guazzaloca.