Forse nemmeno gli organizzatori si aspettavano così tanta gente alla fiaccolata No Tav di ieri sera, all’indomani dell’incursione delle forze dell’ordine al presidio della Maddalena. “Siamo 20.000”, annunciano al microfono. Solo 5.000 per la Questura. Fatto sta che la cittadina di Susa conteneva a stento il lungo corteo – sindaci in testa – che ha rischiato più volte di sovrapporsi. Poi l’annuncio più atteso, quello di Alberto Perino, come anticipato all’assemblea di lunedì sera. “Domenica ci sarà la prima manifestazione nazionale per riconquistare La Maddalena. Venite con gli scarponi e il mangiare al sacco per una passeggiata nel bosco, magari portate anche la maschera antigas, non si sa mai. Hanno aperto il cantiere con la forza, ma ora dovranno mantenerlo e noi gli daremo fastidio. Sarà un lavoro lungo e paziente, non abbiamo fretta, ma alla fine riprenderemo quello che ci hanno tolto”.

La strategia di “logoramento” lanciata dal movimento metterà a dura prova la tenuta delle forze dell’ordine e soprattutto delle finanze pubbliche. Difficile infatti mantenere a lungo un apparato di migliaia di uomini contro un’intera valle, proprio mentre il governo si appresta a varare l’ennesima manovra di lacrime e sangue. “Ecco allora spuntare la versione ‘low cost’ del Tav – ricorda Sandro Plano, presidente della Comunità Montana Valsusa e Valsangone – che prevede una sola canna anziché due. Una presa in giro, che smentisce tutto il lavoro fatto dall’Osservatorio”.

Intanto gli avvocati continuano a lavorare sul fronte legale, a partire dalla raccolta di documenti che testimonierebbero abusi da parte degli agenti durante lo sgombero. “Hanno tagliato le nostre tende e hanno fatto i loro bisogni all’interno, spiegano alcuni attivisti, poi hanno rubato oggetti personali”. Ma le contestazioni riguardano anche l’invasione di terreni privati violando le procedure, in primis i tempi di preavviso ai proprietari.

Sullo sfondo l’assegnazione dei lavori per il tunnel esplorativo, che, secondo Plano, presenta gravi irregolarità. I lavori infatti sono stati appaltati alla stessa azienda che vinse a Venaus nel 2005 (la Cmc di Ravenna) in quanto “opera paritetica” con qualche “variante tecnica”. Molti invece sostengono la necessità di una nuova gara (che comporterebbe il pagamento di una penale alla Cmc) anche perché il nuovo cunicolo costa a preventivo 164 milioni di euro contro gli 84 di quello di Venaus. La battaglia insomma sarà lunga e senza esclusione di colpi.

Nel frattempo in diverse parti d’Italia si preparano i pullman per la manifestazione di domenica – di cui verranno dati i dettagli nell’assemblea di stasera – dopo che nella giornata di lunedì sono spuntati presidi spontanei in 22 città.

di Roberto Cuda