L’effetto Moody’s si fa sentire. Mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si dice non preoccupato dalle decisioni dell’agenzia, preoccupata dell’andamento delle banche italiane, i titoli di credito affossano in borsa. La notizia era arrivata ieri: Moody’s ha deciso di mettere sotto osservazione a lungo termine 16 banche italianelo stesso provvedimento preso per il rating sovrano d’Italiae per altre 13, seppur di importanza non sistemica, l’outlook è stato tagliato da stabile a negativo. Stamattina, nella prima parte della seduta, la borsa di Milano era in rialzo. Frutto dell’accordo concluso tra Grecia, Fmi e Unione europea sul piano di austerità, si pensava. Neanche il tempo di tirare il fiato che, a fine mattinata, arriva la brusca inversione: Piazza affari perde quasi l’1 per cento dell’indice Ftse Mib – dopo aver toccato un minimo del meno 2 per cento – e a pesare sono soprattutto le banche.

Un’improvvisa vendita dei titoli bancari, che ha comportato l’ingresso in asta di volatilità di alcuni titoli, caduti fino al 9 per cento in pochi minuti. Come Unicredit. La corsa alla riduzione delle perdite ha dato i suoi frutti dopo una buona mezz’ora, riequilibrando anche l’indice generale. Ma il bilancio resta negativo. Alle 14.30, la situazione a Piazza affari si presenta così: il Ftse cede lo 0,77 per cento a 19.319 punti e il Ftse All Share lo 0,74 per cento a 20.028 punti. Unicredit perde quasi 5 punti percentuali, seguita da Bpm a meno 3,46 per cento. Intorno ai 3 punti di perdita Mps e Intesa Sanpaolo, mentre cedono di circa il 2 per cento Banco Popolare e Ubi.

Così Milano, insieme a Madrid (giù dello 0,7 per cento), è in controtendenza con le borse europee, oggi tutte positive e in rialzo. ”Non siamo preoccupati dal fatto che Moody’s abbia messo sotto controllo le nostre banche”, dichiarava in mattinata Berlusconi nel corso di una conferenza stampa al termine del Consiglio Europeo. “Le nostre banche – ha spiegato il premier – sono solide e ben capitalizzate”. E poco prima del brusco ribasso si mostrava sereno anche Federico Ghizzoni, amministratore delegato di Unicredit. Secondo cui la scelta dell’agenzia di rating è “tecnicamente legato al fatto che hanno messo sotto osservazione il rating della Repubblica Italiana”. “Direi che automaticamente hanno poi messo sotto osservazione le banche – ha aggiunto -. Mi sembra più legato alla situazione di rischio Paese che al resto”.