“Looting the seas”, (“saccheggio dei mari”), il servizio sul business del tonno rosso, un pesce in via di estinzione, pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 6 novembre 2010 nella sua versione italiana “Requiem per il tonno rosso”, ha ricevuto un importante riconoscimento giornalistico sabato 11 giugno a Orlando, Florida, Usa. E’ il premio speciale “Tom Renner Award” per la più importante inchiesta criminale del 2010, consegnato sabato 11 giugno durante i tre giorni della conferenza di “Investigative Reporters and Editors” (Ire), organizzata ogni anno dalla facoltà di Giornalismo del Missouri, una delle prime degli Stati Uniti. “Looting the seas” è il frutto di sette mesi di ricerca e lavoro collettivo di 12 reporter di dieci paesi, che fanno parte di “The International Consortium of Investigative Journalists” (Icij), una emanazione del “Center for Public Integrity” di Washington, in collaborazione con la Bbc e la televisione spagnola Tve.

Il premio Ire, forse il più prestigioso dopo il Pulitzer, è stato istituito nel 1979 per segnalare l’eccellenza nel giornalismo. E’ diviso in varie categorie: medaglie, premi speciali, certificati, attribuiti ai giornali, in base alla diffusione, da 250 a 500 mila copie, da 100 a 250 mila copie, sotto le 100 mila copie, televisione, libri, radio, on-line.

Nella motivazione dei giudici che hanno assegnato la medaglia del premio speciale “Tom Renner Award”, si legge: “Looting the seas denuncia l’esistenza di uno dei più estesi imperi illegali del mondo, un mercato nero del tonno rosso del valore di 4 miliardi di dollari”, un fatturato illecito che nel periodo del Far West ittico, dal 1998 al 2007 ha prodotto 400 milioni di dollari all’anno, tutti fuori dai bilanci delle società di pesca. Si calcola così che un tonno su tre sia stato catturato illegalmente, oltre cioè le quote consentite, fissate dall’Iccat (l’ente internazionale preposto alla conservazione del tonno rosso, con sede a Madrid).

I giornalisti di Icij hanno avuto accesso ai database sul “tracciamento” dei tonni, che una volta catturati, vengono accompagnati dalle navi in appositi ranch, dove vengono alimentati per farli ingrassare e rendere la merce più costosa e pronta per la vendita. Il tonno rosso è consumato, per l’80 per cento del mercato mondiale, dai giapponesi, ghiotti della sua pregiata polpa del ventre, detta “toro” nella loro lingua, la base del sushi. Al mercato di Tsukji, nel centro di Tokio, dove si scambia pesce per un totale di 5.2 miliardi di dollari all’anno, un tonno rosso di grossa stazza può spuntare anche 100 mila dollari. Leader è la Mitsubishi, la stessa delle auto, dall’alto del suo 40 per cento.

E’ stata una “una caccia continua”, causa del progressivo impoverimento degli stock nel Mediterraneo, ma anche nei mari dell’Estremo Oriente, tutti saccheggiati. La prova? I giornalisti di Icij hanno avuto accesso a un rapporto riservato, commissionato nel 2006 dai governi giapponese ed australiano alla Kroll, la più grande agenzia investigativa del mondo. Un rapporto “top secret”, mai reso pubblico prima, dove perfino i grossisti di Tsukji non sono mai indicati per nome, ma con lettere, dalla A fino alla E. Il dossier, 187 pagine, è un j’accuse  sulla pesca sfrenata di tonno rosso proveniente dagli oceani Pacifico e Indiano. Risultato: dal 1985, per vent’anni, nel paese del Sol Levante sono state immesse, in spregio alle norme, 178 mila tonnellate di questo pesce, con un giro d’affari “nero” di sei miliardi di dollari.

In un dossier riservato, elaborato nel 2009 dal Community Fisheries Control Agency (Cfca), l’ente di controllo dell’Ue, si legge: “Per troppi anni s’è pescato troppo tonno rosso nell’Atlantico Orientale e nel Mediterraneo… Lo stock è stato sfruttato oltre sicuri limiti biologici”. Sotto accusa, le flotte del Mediterraneo: francesi, spagnole, italiane, turche, ma anche quelle del Nord Africa, che in cambio di una partecipazione alle catture hanno consentito ai vascelli dell’Unione europea di entrare nelle loro acque, ricche e senza troppi vincoli. Ricordando quel recente passato, c’è ora chi si pente. E, in “Looting the seas”, il capitano francese Roger Del Ponte, intervistato perché indagato dalla Procura di Montpellier, in Francia, dichiara: “Hanno barato tutti”. Secco anche il commento del biologo marino Daniel Pauly, dell’Università British Columbia di Vancouver: “Il settore della pesca produce tantissimo denaro, è come la droga”.