Il quesito sul nucleare accende l’ultima battaglia tra promotori del sì e governo. Dopo la sentenza della Corte costituzionale il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito annuncia: “Stiamo ristampando le schede con la nuova formulazione del quesito sul nucleare. Ma non quelle per gli italiani all’estero, che potevano votare solo entro il 2 giugno”. Insomma, gli italiani all’estero si sono già espressi, ma su un quesito non valido”. Che ne sarà del quorum? Il ministro non scioglie la questione. “Niente scherzi sul voto degli italiani all’estero” aveva detto ancora oggi Mario Staderini, segretario dei Radicali Italiani. E Antonio Di Pietro aveva aggiunto che conteggiando i più di tre milioni di italiani all’estero, il cui voto non verrà ritenuto valido sul nucleare, “il quorum passa dal 50+1 al 58 per cento”. Ciò che potrebbe pregiudicare l’esito del voto: “Al muro del 50 per cento ci arriviamo, al 58 per cento no”, spiega Di Pietro.

La vicenda che potrebbe vanificare gli sforzi dei referendari (anche se a questo punto difficilmente il Viminale potrà conteggiare quel bacino di voti nel quorum) ha inizio lo scorso 1 giugno, quando la Cassazione dà il via libera al quesito sul nucleare, ma con una nuova formulazione. A quel punto i circa 3 milioni e 200 mila italiani che vivono all’estero si sono già espressi sulle schede con il vecchio quesito.

Di qui le preoccupazioni dei referendari, e l’intenzione, annunciata dallo stesso Di Pietro, di ricorrere in Cassazione, sollevando un possibile “conflitto di costituzionalità, perché i nostri connazionali sono stati privati di un diritto fondamentale: quello di dire la loro”. I promotori del referendum ricordano del resto che già nel passato il voto all’estero è stato usato per far mancare il quorum. Il 18 aprile 1999, giorno del voto sull’abolizione della quota proporzionale del “Mattarellum”, il referendum non venne deciso dagli oltre 21 milioni di italiani che si recarono alle urne (e il 91,5% si dichiarò per il sì), ma dai 150 mila voti mancanti al raggiungimento del quorum. Dei 2.351.306 residenti all’estero, soltanto 13 mila ricevettero effettivamente il certificato elettorale.

Oggi gli italiani con residenza all’estero sono più numerosi rispetto al 1999. Si tratta di 3 milioni 200 mila persone, concentrate soprattutto in Europa (circa 2 milioni) e nelle Americhe (più di un milione). I Paesi che guidano le classifiche sulla presenza italiana sono la Germania e la Svizzera, per quanto riguarda l’Europa, l’Argentina (più di 400 mila persone) e gli Stati Uniti (187 mila), per quanto riguarda le aree extra-europee. Agli italiani espatriati, secondo quanto stabilito con la legge Tremaglia, consolati e ambasciate dovevano inviare le schede elettorali entro il 25 maggio (da restituire entro il 2 giugno alle stesse rappresentanze diplomatiche).

Il cambiamento del quesito sul nucleare rende però a questo punto vano il loro voto. La rabbia nei confronti delle probabile privazione di un diritto costituzionale è già esplosa, soprattutto su Internet, dove decine di italiani protestano e si dicono scandalizzati. Su Facebook è stata creata una pagina, a cura dei “Partigiani del Terzo Millennio”, in cui si definisce la vicenda della cancellazione del voto come “uno scandalo all’italiana” e “una schifezza immane”.

Molti italiani raccontano di aver votato, nonostante i consueti ritardi e problemi burocratici che caratterizzano le loro rappresentanze consolari. Simona Hokkekyo scrive di non aver neppure ricevuto la scheda elettorale, disponibile in consolato “solo il lunedì e il martedì dalle 9 alle 12”. E Alma Pirari, anche lei un’italiana all’estero, dice di aver già votato, nonostante “le difficoltà create dal consolato per la consegna delle schede. Inviate alle donne coniugate col solo cognome di ragazza, spesso non sono state consegnate”. “Farabutti” e “E’ ora di finirla!” sono altre espressioni con cui la cancellazione del diritto di voto, e il rischio di non arrivare al quorum, viene accolto in queste ore da chi vive oltre confine.

Proprio alla luce della partecipazione degli italiani all’estero, che rivendicano il loro diritto a esprimere un voto valido, c’è il rischio di un’ulteriore complicazione: se il Viminale, come è probabile, deciderà di non conteggiare quei voti, c’è la possibilità che qualche elettore faccia ricorso, rivendicando i propri diritti. Insomma, un cortocircuito che non si esaurirà certo nel giro di poche ore.