Continuano i raid Nato in Libia. Secondo un funzionario governativo, i caccia Nato hanno colpito gli edifici della radio e della televisione di Stato a Tripoli, a un paio di chilometri dal centro della città. Bombardati anche i resti della sede del Congresso Generale del Popolo, il Parlamento, che in realtà era stata quasi distrutta durante un raid precedente tre settimane fa. Un altro colpo al regime di Gheddafi è poi arrivato dalla perdita della cittadina di Yafran, 70 chilometri a sud-ovest di Tripoli, dove i ribelli sono entrati, strappandola ai lealisti. Testimoni hanno raccontato che gli insorti sono entrati in città sventolando la vecchie bandiere tricolori della Libia pre-Gheddafi e che ritratti e cartelli con l’effigie del Colonnello sono stati distrutti. I ribelli avevano già conquistato il centro città giovedì scorso, ma altri quartieri erano rimasti presidiati dalle forze del rais.

Nel fine settimana si sono registrati combattimenti sul confine con l’Algeria, dove gli insorti si sono scontrati con le forze militari algerine. I ribelli, approfittando della partita di calcio tra Algeria e Marocco di sabato scorso, si sono infiltrati nel territorio algerino con l’intento di attaccare da lì i soldati lealisti che controllano il valico della frontiera dalla partte libica nella zona di Debdab, nell’estremo sud est del Paese. Gli scontri, secondo quanto riferisce il quotidiano algerino ‘Al Nahar Al Jadeed’, sono durati fino a ieri mattina. La reazione dell’esercito algerino ha costretto gli insorti libici alla ritirata.

Dal punto di vista diplomatico, intanto, è iniziata la mediazione della Russia, con la visita dell’inviato speciale della presidenza, Mikhail Marguelov, che stasera sarà a Bengasi per incontrare i dirigenti del Consiglio nazionale di transizione (Cnt). Marguelov, che non ha detto se dopo andrà anche a Tripoli per incontrare il colonnello Muammar Gheddafi o suoi rappresentanti, ha ricordato che Mosca sostiene “la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale della Libia”.