Nella giornata della Naksa (il termine arabo che indica la sconfitta degli eserciti arabi nella guerra dei sei giorni del 1967) Israele è schierato sulle frontiere per impedire che dimostranti arabi superino i recinti, come avvenuto due settimane fa. Gli incidenti più gravi sono segnalati sulle alture occupate del Golan dove i militari sono impegnati a respingere due tentativi di centinaia di dimostranti arabi di superare i reticolati: uno nei pressi di Majdal Shams, il secondo presso Kuneitra. La televisione siriana ha riferito dal Golan che in questi scontri almeno 14 dimostranti sono rimasti uccisi e altri 225 feriti, ma per le ong presenti sul territorio i morti potrebbero essere anche di più, forse 35. Sul terreno proseguono incidenti sporadici. Mediante megafoni, i soldati israeliani avvertono in arabo i dimostranti che chi cerca di superare i recinti rischia di essere colpito da proiettili.

Da fonti informate l’agenzia di stampa Ansa ha appreso che in mattinata l’esercito siriano ha cercato di fermare diverse centinaia di dimostranti palestinesi diretti verso il Golan. Ma altri manifestanti sono egualmente riusciti ad aggirare quei posti di blocco. Sul confine fra Israele e Libano non si segnalano per ora incidenti, a quanto pare come conseguenza di una massiccia dislocazione di forze dell’esercito nazionale libanese. Nella striscia di Gaza sono state organizzate manifestazioni in ricordo della Naksa: ma reparti di Hamas hanno impedito ai dimostranti di raggiungere il valico di Erez, la porta di accesso ad Israele. Incidenti sono in corso anche in Cisgiordania, in particolare presso il valico di Kalandya, fra Ramallah e Gerusalemme. Cortei palestinesi di protesta sono stati organizzati a Hebron e presso la colonia ebraica di Elon Moreh (Nablus).

Intanto, sale la tensione al valico di Rafah, fra la Striscia di Gaza e l’Egitto: Hamas ha deciso di bloccare il passaggio in risposta alle restrizioni imposte dalle autorità egiziane, che ieri avevano unilateralmente chiuso il valico. Il responsabile del lato palestinese, Ayub Abu Shaar, ha fatto sapere di “attendere il risultato delle consultazioni tra il ministero degli Esteri palestinese e il governo egiziano”, che arrivano dopo tre giorni di confusione allo scalo, l’unico passaggio non controllato da Israele. La chiusura del valico da parte dell’Egitto ieri aveva creato malumori e proteste fra quanti erano in attesa di lasciare la Striscia. Secondo le autorità del Cairo, la decisione era dovuta a lavori in corso che avrebbero dovuto essere ultimati per venerdì. I media egiziani avevano successivamente annunciato la riapertura del confine, ma solo ai pedoni. Una circostanza smentita dagli ufficiali palestinesi, che avevano fatto allontanare dalla polizia i viaggiatori dal valico. Il 28 maggio scorso, l’Egitto aveva deciso di riaprire in maniera permanente il valico di Rafah, chiuso dal 2007 in seguito alla presa del potere nella Striscia da parte del movimento islamico di Hamas.