Un tempo era lo stabilimento del duce. E decenni dopo il Bagno Giulia si toglie i brutti ricordi e da oggi in poi sarà ricordato come lo stabilimento balneare più ecosostenibile d’Europa.

Il bagno si trova a Riccione e, nella memoria degli abitanti, c’è un ricordo indissolubile che “lui” (cioè Mussolini) ai suoi soggiorni rivieraschi proprio qui. “Arrivava laggiù, in mare, col suo idrovolante. Poi i fratelli Corazza lo andavano a prendere col moscone e lo portavano a terra, proprio qui”.

Correvano gli anni Venti e Trenta e a rendere più nitido il ricordo delle estati riccionesi del gerarca massimo c’è un altro elemento: fu proprio “lui” a lanciare la moda della “perla verde” dell’Adriatico, invitando i gerarchi fascisti a villeggiare nella neonata località balneare (Riccione, prima, non era che un borgo di pescatori).

“Vedete i pali che reggono il tendone? Se ci fate caso sono a forma di fascio. È stato lui a consigliare di disporli in quel modo perché fosse più semplice montare e smontare la struttura”. A raccontarlo è Matteo Giovanardi, figlio della storica famiglia che da trent’anni gestisce il Bagno Giulia, lo stabilimento che quest’anno si è aggiudicato il titolo di bagno più ecosostenibile d’Europa.

A pochi passi da villa Mussolini (quella che donna Rachele decise di acquistare all’inizio degli anni Trenta), lo stabilimento della famiglia Giovanardi oggi si distingue subito per un fatto: lascia vedere il mare senza che faccia “schermo” alla battigia, come spesso accade. “Abbiamo evitato quel muro di cabine e abbiamo ottenuto il 60% di vista mare”, spiega sorridente Matteo. Le nuove cabine sorgono ai lati, perpendicolari alla costa, cioè “come un tempo”. E niente cemento, ma solo legno proveniente da deforestazione controllata.

Dotato di un impianto geotermico che rinfresca naturalmente il capanno, di uno fotovoltaico da 8 chilowatt al giorno che riscalda l’acqua delle docce e delle vasche e di un sistema di recupero idrico che permette di riutilizzare 10 mila litri d’acqua al giorno, il Bagno Giulia è il primo ad aver aderito ai criteri di sostenibilità di “Agenda 21” nella provincia di Rimini. Ma le soluzioni virtuose non finiscono qui: ci sono anche le isole ecologiche per la raccolta differenziata, una passerella realizzata interamente in plastica riciclata e scarti di olive, lampade a basso consumo e riduttori di flusso per il risparmio idrico.

Fresco di inaugurazione e già pienamente funzionante, lo stabilimento si distingue anche per l’accessibilità: assenza di barriere architettoniche, passerella mobile che arriva fino alla riva, punto di scambio laterale che permette il passaggio dalla carrozzina alle sedie sdraio galleggianti e una canoa doppia anti-ribaltamento (dunque accessibile anche ai disabili). “Abbiamo già avuto un padre che, pur non potendo camminare, ha potuto portare il figlio a fare un giro in canoa”, racconta Matteo. Inoltre, per i non vedenti c’è un percorso ricavato nella pavimentazione della passerella mentre una mappa Braille presso la reception spiega tutti i servizi offerti.

“Dobbiamo fare in modo che i nostri stabilimenti non siano semplici venditori di ombre, ma molto di più”, afferma Massimo Pironi, il sindaco ciclista, che passerà alla storia di Riccione per aver pedonalizzato l’intero lungomare. E chissà che la vera rivoluzione del turismo sostenibile non parta proprio da qui, ai piedi degli oltre 400 alberghi disseminati per tutta la lunghezza della città. La culla della “riminizzazione” è pronta per la sfida e ha già lanciato il guanto.

Elena Boromeo