”Abbiamo perso, è evidente”. E’ laconico il primo commento di Silvio Berlusconi sui ballottaggi. La sconfitta però non influirà sulla tenuta del governo: “Non c’è altra strada se non tenere i nervi saldi e andare avanti. La maggioranza è coesa”, garantisce il premier. A distanza gli risponde l’ex alleato Gianfranco Fini, secco: “Anche se il governo non cade, il berlusconismo è archiviato”.

Aggiunge il leader di Fli: “Da uomo di centrodestra sono tutt’altro che felice del risultato elettorale, ma so di avere la coscienza a posto”. Fini ricorda di aver “messo in guardia Berlusconi” dal rischio che la Lega assumesse il ruolo di azionista di maggioranza nell’alleanza e anche dal rischio che nel Pdl prevalessero gli interessi personali di tanti piccoli “raìs”. Ma la conseguenza fu di essere “ripagato con l’espulsione”. Insomma, secondo Fini, il premier deve “prendersela solo con se stesso e con i suoi cattivi consiglieri”.

Se Fini prospetta la possibilità di elezioni anticipate (“Se continuiamo questa legislaturacon un Agenda parlamentare che non è quella dei cittadini è molto peggio che andare alle urne. Non è possibile arrivare a fine legislatura con questo scontro al calor bianco”), altri esponenti dell’opposizione arrivano a chiedere le dimissioni di Berlusconi da presidente del Consiglio. Il leader di Sel Nichi Vendola, arrivato in Piazza Duomo a Milano per la festa di Giuliano Pisapia sindaco, parla di ”una vittoria imponente, travolgente, un avviso di sfratto per chi occupa Palazzo Chigi”. Anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, chiede all’esecutivo di dimettersi: ”Una nuova fase politica si apre con le dimissioni del governo e dopo le dimissioni la strada maestra sono le elezioni. Noi però siamo pronti a considerare percorsi per fare una nuova legge elettorale con la quale sarebbe meglio andare al voto”. Dello stesso tono il commento di Antonio Di Pietro: ”Berlusconi deve lasciare il governo perché ha perso la fiducia dei cittadini e la perderà definitivamente con il referendum del 12 e 13 giugno – dice il leader dell’Idv -. Il venditore dei tappeti deve andare via”.

E che qualcosa nella maggioranza inizi a scricchiolare lo dimostra la decisione di Sandro Bondi di dimettersi da coordinatore nazionale del Pdl: ”Valutati i risultati elettorali, intendo rimettere il mio mandato di coordinatore nelle mani del presidente Berlusconi. Ritengo che da questo momento il presidente Berlusconi debba ricevere non solo la più ampia fiducia e solidarietà, ma soprattutto la assoluta e incondizionata libertà di decisione e di iniziativa per quanto riguarda il futuro del partito”. Non la pensa così il suo compagno di partito Beppe Pisanu, che scarica il Cavaliere: “La maggioranza nel Paese è diversa da quella in Parlamento”, dice il presidente della commissione parlamentare Antimafia.

La sconfitta elettorale non spaventa il ministro degli Esteri Franco Frattini: “Lo avevamo detto prima dell’esito del voto e lo confermiamo: il governo va avanti – commenta Frattini -. Del resto un’alternativa parlamentare neppure esiste”. Ciò non toglie però la necessità per il governo e il partito di “rimboccarsi le maniche con urgenza, prima che le speranze alimentate e le promesse non mantenute ci facciano perdere la partita”. Anche per questo il responsabile della Farnesina torna a suggerire come possibile ‘cura’ “l’avvio urgente di una nuova fase del partito” che guardi con decisione “alle primarie”. E’ da lì che potrebbero venire fuori indicazioni sulla successore di Berlusconi, una questione che all’interno del Pdl va affrontata al più presto anche secondo Carlo Giovanardi: ”Berlusconi nei prossimi due anni deve pensare alla sua successione – dice il sottosegretario alla Famiglia -. Deve decidere se vuole passare alla storia come il maresciallo Tito, dopo il quale la Jugoslavia si frantumò, oppure come De Gasperi che ha costruito l’architrave di un sistema che ha funzionato per 40 anni”.

Per la Lega è Roberto Maroni a commentare la nuova situazione che si è venuta a creare: “E’ stata una sberla, serve una riflessione”, dice il ministro dell’Interno, in visita a Bucarest insieme al premier per il vertice intergovernativo Italia-Romania. “O si dà un colpo d’ala, anzi un colpo di frusta nella ripresa dell’azione di governo, oppure si rischia di non dare una risposta al voto di oggi”, conclude.