Sabato, 14 maggio 2011, Sedriano. Premiazione del concorso “Creatività delle donne della Provincia di Milano”. Madrina della manifestazione: Nicole Minetti.

Il sindaco Alfredo Celeste, fermamente motivato a circondarsi, per una sera, di sole rappresentanti del sesso femminile, presiede la premiazione, incurante della protesta di alcuni cittadini che, al di fuori dell’auditorium, contestano con cartelli e cori la scelta di invitare il consigliere regionale Minetti, allora imputata e ora rinviata a giudizio per induzione e sfruttamento della prostituzione minorile.

Il sindaco in questione non è un amministratore qualsiasi. Il sindaco è un uomo di retti princìpi, professore di religione, che si rifiuta di celebrare matrimoni civili e si definisce fiero oppositore del fenomeno della prostituzione (recentemente ha emanato un’ordinanza che decreta il sequestro dell’auto a chi contratti prestazioni sessuali a pagamento nel territorio comunale).

Dati i presupposti, far presenziare la Minetti in un concorso sulla creatività delle donne poteva apparire come un esercizio di incoerenza, ma l’appartenenza del primo cittadino alla compagine del presidente del Consiglio, spiega sufficientemente le ragioni di questa sua decisione.

Ma non è tanto del primo cittadino di Sedriano che vorrei scrivere, quanto proprio di Nicole Minetti e delle mie perplessità sulla scelta (perché non di elezione si tratta) della sua candidatura, preferita ad altri, nel listino bloccato in Regione Lombardia. Dunque, approfittando dell’evento, entro nella struttura e, con qualche imbarazzo, mi siedo in ultima fila, in attesa dell’occasione per poter sciogliere la mia curiosità.

Al termine della serata, mi approssimo all’uscita verso cui si dirige Nicole. Una giornalista del TgLa7 conclude la sua breve intervista e, prima che la Minetti possa andarsene, riesco finalmente a domandarle: “Nicole…
Lei tenta di accampare qualche motivazione, ma il solerte accompagnatore trova produttivo suggerirle l’impegno istituzionale preso precedentemente, nonostante le mie rimostranze.
Alla fine anche lei non ci sta all’immagine della fuga e mi promette una risposta, se mai volessi inviarle la domanda tramite e-mail: non è detto che non lo faccia privatamente…

Insomma, la morale della serata è una: dentro, tra aria condizionata e buffet, un repertorio di tipi umani, che vanno dalla giovane dall’ignoto curriculum politico ma dalle prorompenti labbra che siede in Regione, al sindaco all’apparenza incoerente ma perfettamente inserito in un’Italia che puzza di incenso senza reali valori cristiani, fino a giovani e vecchi che, tra una foto e l’altra, non smettono di augurare, con il gergo di La Russa, la morte a chi disturba il manovratore. Fuori, tra la pioggerellina e i cartelli artigianali, chi di quest’Italia si vergogna e, per questo, si indigna.

È la fiaba di Nicole, bellezza.