La sentenza che ha visto la condanna di Fazio, Fiorani, Grillo e Consorte, viene a 4 anni di distanza dall’avvio dell’inchiesta della procura di Milano sull’Opa.

2 maggio 2007: la Procura di Milano avvia le indagini sulla scalata e apre un fascicolo contro ignoti per aggiotaggio sull’Opa di Bpl ad Antonveneta. E’ la data d’inizio dell’inchiesta che frantumera’ il ‘sogno’ di Gianpiero Fiorani, rampante leader del piccolo istituto di credito lodigiano, di scalare il ‘gigante’ Antonveneta contro gli olandesi di AbnAmro. Pochi giorni dopo, il 17 maggio, Fiorani, Emilio Gnutti e altre 21 persone vengono iscritte nel registro degli indagati dalla Procura milanese.

25 luglio 2007: i pm sequestrano tutti i titoli dell’istituto padovano detenuti da Bpi, e dai concertisti, gli alleati Emilio Gnutti, Stefano Ricucci, i fratelli Lonati e Danilo Coppola. Dal decreto che dispone il sequestro delle azioni emerge un’intercettazione telefonica tra il governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, e Fiorani, che, secondo i pm, rappresenta la prova di un accordo fra i pattisti, che avrebbero rastrellato azioni Antonveneta attraverso societa’ finanziate da Bpl.abnamro,

2 agosto 2007: il gip Clementina Forleo convalida il sequestro delle azioni in portafoglio ai concertisti e notifica anche la misura interdittiva nei confronti di Fiorani e del direttore centrale finanza, Gianfranco Boni.

16 settembre 2007: Fiorani si dimette dalla carica di amministratore delegato di Bpl. La decisione arriva dopo una nuova ipotesi di reato a suo carico. Oltre che di aggiotaggio insider trading e ostacolo all’ativita’ di vigilanza della Consob, deve rispondere anche di falsa dichiarazione a pubblico ufficiale. L’accusa lascia intravedere l’ipotesi di un arricchimento personale attraverso finanziamenti della sua stessa banca con il coinvolgimento di alcuni prestanome. A dicembre, l’inchiesta si allarga e vengono indagati l’intero consiglio di amministrazione di Bpi (ex Bpl) e il presidente di Unipol, Giovanni Consorte. Il Gip di Milano, Clementina Forleo, trasmette al Parlamento 68 telefonate sulle 73 che coinvolgono esponenti politici, nell’ambito delle inchieste Antonveneta-Bnl-Rcs e nelle due ordinanze che accompagnano la richiesta di autorizzazione a procedere, non risparmia pesanti accuse nei confronti dei 6 politici ‘intercettati’ definendoli senza mezzi termini “complici di un disegno criminoso”. Tra questi, il senatore del Pdl Luigi Grillo.

23 maggio 2008: il gup di Milano, Luigi Varanelli, davanti al quale si è svolta l’udienza preliminare, ratifica 58 patteggiamenti di persone fisiche e sei di societa’. Tra coloro i quali escono dal processo c’e’ Stefano Ricucci (un anno di pena); patteggiano solo una parte delle accuse Fiorani (tre anni e tre mesi) e Consorte (dieci mesi). Grazie a questi patteggiamenti, nelle casse dello Stato vanno oltre 120 milioni di euro, ‘frutto’ dei reati emersi nel corso dell’inchiesta. Al termine dell’udienza preliminare, il gup rinvia a giudizio Fazio e altre 16 persone.

23 ottobre 2008: si apre il processo davanti ai giudici della seconda sezione penale.

10 febbraio 2010: il giorno di Fiorani. Interrogato in aula, racconta che nella primavera del 2005, “Fazio mi disse che noi dovevamo superare il 50% per far fallire l’Opa di Abn Ambro. Queste cose si ricordano come fossero incubi di notte. Queste cose vengono fuori tutte le notti da 5 anni e mezzo. Ricordo non solo le parole, ma anche le fattezze e il modo in cui Fazio le ha dette”.

13 gennaio 2010: Fazio parla per sei ore al processo, repinge le accuse e accusa Fiorani di averlo tradito: “Ha ordito una trama fraudolenta al solo scopo di trarre in inganno me e gli uffici di vigilanza per conseguire i suoi obbiettivi”.

23 febbraio 2011: I pm chiedono tre anni di reclusione per Fazio, un anno e tre mesi per Fiorani in continuazione con la pena gia’ patteggiata, tre anni per gli ex vertici di Unipol Gianni Consorte e Ivano Sacchetti. Due anni e un mese per il parlamentare del Pdl Luigi Grillo, un anno e 3 mesi per Francesco Frasca, ex responsabile della vigilanza a Banca d’Italia. Chieste condanne severe anche per le societa’, tra cui la confisca di 39,6 milioni per Unipol, imputata per la violazione della legge 231 del 2001 sulla responsabilita’ delle aziende per i reati commessi dai propri dipendenti.