Il premier spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero. Il suo partito rischia di perdere nella gran parte del Paese alle elezioni amministrative di oggi

Sulle elezioni spagnole pesa l’incognita ‘indignados‘. I 60mila giovani che da una settimana hanno occupato le principali piazze ispaniche imputano tanto alla maggioranza socialista quanto all’opposizione popolare gli effetti della crisi economica, la corruzione della classe dirigente, l’alta disoccupazione. Sono questi i temi su cui hanno dovuto riflettere i quasi 35 milioni di spagnoli che oggi vanno al voto amministrativo – fino alle 20 ora italiana – per rinnovare oltre 8mila sindaci, 68.400 consiglieri municipali e 824 deputati regionali.

I sondaggi realizzati prima dell’inizio delle proteste davano il Partito socialista del premier José Luis Rodríguez Zapatero – che ha annunciato ad aprile che non si sarebbe ripresentato nel 2012 alle consultazioni politiche – vicino al tracollo. A preoccupare i vertici del partito è soprattutto la possibile perdita di comunità autonome tradizionalmente schierate a sinistra – come quelle di CastigliaLa Mancia ed Estremadura – la seconda città del Paese, Barcellona, e la quarta, Siviglia. A dieci mesi dalle elezioni politiche. Il vantaggio andrebbe al Partito Popolare di Mariano Rajoy. I manifestanti del movimento 15-M, dal loro lato, hanno sempre ricordato come la protesta non sia diretta “contro il governo o una formazione politica in particolare, ma contro l’uso sbagliato che i politici fanno della democrazia”.

Le migliaia di ‘indignados’ si sono radunate anche stanotte, sfidando il divieto delle autorità a manifestare durante la giornata elettorale. Dalle piazze spagnole arrivano per lo più intenzioni di voto per i partiti minori o dichiarazioni di astensionismo. “Continuerò a protestare finché non ci sarà un cambiamento”, ha dichiarato la 20enne Ana Rodríguez, che darà il suo voto a una formazione diversa dalle due principali. Non ha invece mai votato un altro giovane ‘indignado’, Javier Pena Pintor, che ha spiegato: “Non mi rifletto nei politici, non ho mai percepito che ci ascoltassero”.

Ed è proprio l’astensionismo a preoccupare di più nella penisola iberica, democrazia troppo recente per non scegliere. Tanto da spingere i principali quotidiani spagnoli a una campagna per ricordare il lungo cammino per la libertà e la democrazia dopo la dittatura franchista. “La crisi favorisce il rifiuto populista della politica – si legge in un editoriale del quotidiano ‘El País’ – ma la soluzione non è astenersi”.