Da sinistra, Carlo Vulpi e Vittorio Sgarbi, coautori della trasmissione su Rai1, insieme in conferenza stampa dopo la sospensione del programma

“I costi della mia trasmissione sono i costi della cultura. Anche Pompei costa”. Così Vittorio Sgarbi ha giustificato il milione e mezzo speso per una puntata del suo programma ‘Ci tocca anche Sgarbi’, andato in onda ieri sera su Rai1 e sospeso già stamattina da viale Mazzini perché si è rivelato un flop. Una trasmissione dall’8,3% di share, la metà di ‘Chi l’ha visto’. “Quando ci conviene non guardiamo alla share perché tanto vince sempre Avetrana…”, è il commento di Carlo Vulpio, coautore del programma, accanto a Sgarbi nella conferenza stampa di stamattina. “Lo studio è costato un milione e mezzo? Beh, è tanto bello che sarà riutilizzato” aggiunge Vulpio. A chi chiede come mai la cultura in Rai si debba pagare con i soldi dei cittadini, il conduttore risponde: “Lei paga le tasse non per la Rai, ma per la mafia dell’eolico. Non c’entra nulla con il programma, stia tranquillo”. E’ convinto di non essere stato capito, Sgarbi, che in un’intervista a Radio Capital ha spiegato: “Sono stato deviato dall’esperienza di Saviano e mi sono mosso su contenuti prevalentemente letterari”. Per l’ex sindaco di Salemi, che l’autore di ‘Gomorra’ faccia cultura “è discutibile”. “Saviano è una delle persone che si compiacciono di far vedere l’Italia brutta”, spiega, tutt’altro rispetto a quello che voleva portare in prima serata su Rai1.

Tra un botta e risposta, il critico d’arte racconta del dopo trasmissione: a cena con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi “per festeggiare il programma”. Ma senza parlarne, precisa. “Passate a bere un bicchiere dopo il lavoro”, avrebbe detto il premier. “Ha organizzato un brindisi – conferma l’ex sindaco di Salemi – perché è mio amico e si augurava che la trasmissione andasse bene”. “C’erano anche Tatti Sanguineti e Morgan, che sono di sinistra – ha aggiunto – questo prova che il presidente è pluralista”. E in sala scoppia la polemica su una eventuale influenza di Berlusconi sul programma. “E allora dico una cosa – risponde arrabbiato il conduttore – io ci vado a cena tre volte alla settimana, va bene così?”.

Il premier, nel racconto di Sgarbi, si è goduto la trasmissione: “Era compiaciuto perché ha visto un programma in cui ha sentito parlare di cose che gli piacciono anziché sentirsi dare del mafioso e ricoprire di merda”. L’unica cosa che Berlusconi poteva avere da lui, spiega il critico, era “non essere argomento di discussione in una mia trasmissione”. E infatti lui ammette di non trovarlo interessante.

Durante la conferenza stampa, anche un piccolo fuori programma. Oliviero Toscani, che avrebbe dovuto essere il direttore artistico della trasmissione, invia un sms a Vulpio: “Vi sto seguendo e siete molto più divertenti adesso di ieri sera”. Il fotografo era ritirato per non “essere tacciato di essere un collaborazionista di Silvio Berlusconi”, come aveva spiegato in un’intervista al Fatto. Una polemica evidentemente ancora non chiusa con la squadra del programma, tanto che Vulpi ribatte al messaggio: “E allora te ne sei andato per i soldi?”.