Sono stati fissati per oggi pomeriggio i funerali delle vittime sepolte nella fossa comune scoperta ieri vicino al cimitero di Daraa, a sud di Damasco. Secondo alcune fonti, si tratterebbe di almeno 40 corpi, con il volto sfigurato per evitare il riconoscimento. Subito dopo i funerali, annunciano gli attivisti, è prevista una grande manifestazione. Dopo la scoperta della fossa, l’esercito ha subito circondato la zona, imponendo il coprifuoco e permettendo ai cittadini di uscire di casa solamente per due ore al giorno. Ieri il ministero degli Interni siriano aveva smentito la notizia, parlando di una “campagna di menzogne contro la Siria”, ma alcuni video amatoriali hanno provato il rinvenimento dei corpi.

Se oggi è stato un flop lo sciopero generale indetto dagli attivisti, non si sono però fermati gli scontri nel Paese. “La gente ha paura a esporsi in questo modo – ha spiegato un impiegato di Damasco che preferisce restare anonimo -, non presentarsi al posto di lavoro significa essere contro il regime, non possiamo rischiare”. Sarebbero almeno otto le vittime dei bombardamenti e dei colpi di armi automatiche esplosi oggi a Tall Kalakh e numerosi i feriti per le strade. Un responsabile dell’esercito siriano ha invece comunicato la morte del responsabile della polizia segreta di Homs, colonnello Muhammad al Abdallah, ucciso “in un agguato teso da quattro uomini armati” che sarebbero poi fuggiti in Libano.

Una serie di violenze che nemmeno il presidente, Bashar al Assad – verso cui sono dirette le proteste – può continuare a ignorare. Secondo quanto riferisce il quotidiano ‘al-Watan’, molto vicino al governo, Assad avrebbe ammesso alcuni errori delle forze di sicurezza nel reprimere le manifestazioni anti regime. Sbagli imputatili alla carenza di esperienza nel fronteggiare queste situazioni. Per questo il presidente ha reso noto che migliaia di agenti verranno sottoposti a un periodo di ulteriore addestramento. Aperture del regime che però non fermano il lavoro della diplomazia internazionale. A ribadire la necessità di sanzioni dirette contro Assad – tra cui il congelamento dei suoi conti bancari europei e la limitazione della libertà all’interno dell’Ue – è stato oggi il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle. Misure che potrebbero essere già sul tavolo del prossimo Consiglio dei titolari degli Esteri Ue di lunedì prossimo. Dopo l’Unione europea, anche la Svizzera ha imposto sanzioni a 13 autorità siriane, con misure che prevedono il congelamento dei beni del regime e il divieto di recarsi in Svizzera. Controcorrente il governo di Mosca, già critico nei confronti di un’intervento internazionale in Libia: il presidente Dmitry Medvedev ha annunciato che non sosterrà un’eventuale risoluzione Onu contro la repressione in corso in Siria.