Il vertice del Pdl dopo il terremoto elettorale

“Esiste un caso Milano”, Ignazio La Russa ammette la sconfitta. E in vista del ballottaggio invoca il sostegno del Terzo Polo. “Giovedì ho organizzato un incontro a Milano con altri esponenti che non ci hanno appoggiato al primo turno”, ha detto il coordinatore nazionale. “Vogliamo capire quali errori abbiamo fatto. Dobbiamo fare anche un mea culpa. Ma ora si apre una partita nuova, tutta da giocare”, conclude La Russa. E tra gli errori compiuti inserisce anche la gestione della candidatura di Roberto Lassini, il padre dei manifesti “fuori le Br dalle procure”. Il “caso Lassini è stato un’abile montatura della sinistra – ha detto La Russa – ma ha approfittato di un errore nostro”. Inoltre, il ministro, ha tentato di rivalutare il risultato di Silvio Berlusconi. Il premier, candidato capolista nel Pdl, puntava a confermare le 53mila preferenze ottenute nel 2006. Ma si è fermato ad appena 28mila. “Siamo sicuri che senza l’appoggio di Berlusconi il dato non sarebbe stato peggiore? Io lo ringrazio per la sua generosità”, ha detto La Russa. “Data la situazione di partenza”, le 28mila preferenze del premier potrebbero rappresentare anche un successo.

Adesso, prosegue La Russa, “la prima cosa che dobbiamo fare è dimostrare la vera attività di Letizia Moratti, che ha ben governato, che è tutt’altro che fredda e algida e ha sempre aiutato i ragazzi di San Patrignano e non ha mai frequentato la stanza del buco, come altri”.

Chiuso così il capitolo primo turno, senza una strategia concreta e ancora chiara in vista del ballottaggio, ma con la volontà di non mostrare debolezza. Così anche la leadership del partito rimane invariata, anche se al suo interno sono soltanto rinviate le rese dei conti sulla scelta della candidatura di Letizia Moratti. “Le dimissioni, se fossero state necessarie, le avremmo già date ieri”, garantisce La Russa. E’ impensabile dimettersi “prima dei ballottaggi, dopo solo il primo turno. Non so se sia il problema quello delle dimissioni”, afferma. E, come già detto da Denis Verdini, anche per il ministro dal risultato del voto non ci saranno conseguenze sull’esecutivo nazionale. “E’ mia personale opinione che il voto più è frammentato, più allunga la legislatura”, ha detto.

Ma il “caso Milano” è il nodo da sciogliere nel minor tempo possibile. Così nel pomeriggio si è riunito un vertice a casa di Letizia Moratti per discutere delle strategie in vista del ballottaggio. Presenti il vice sindaco De Corato, il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, il coordinatore regionale Mario Mantovani, il sottosegretario Luigi Casero, e l’europarlamentare Mario Mauro.

All’uscita dell’incontro Gelmini e Mantovani hanno delineato la strategia futura, che consiste nel ripetere quello che ha fatto la giunta Moratti, a partire dalla decisione di non aumentare tasse e tariffe, e nel sottolineare l’’estremismò non tanto di Pisapia ma dei suoi alleati.

“La sinistra che sta venendo avanti a Milano è quella dei centri sociali” ha sottolineato Mantovani secondo cui Silvio Berlusconi deciderà questa sera a Palazzo Grazioli se impegnarsi nella campagna elettorale per il ballottaggio a Milano. “I ballottaggi sono in quasi tutta Italia – ha sottolineato -. Deciderà stasera” dove concentrare gli sforzi.

Anche Gelmini ha detto che “non è in discussione Pisapia quanto le sue alleanze” che includono “Sel, Prc e comitati no Expo”. Si tratta quindi di “una alleanza eterogenea – ha aggiunto il ministro – che non è in grado di garantire quello che l’alleanza di centrodestra ha garantito a Letizia Moratti e alla città”. Gelmini ha spiegato che per il ballottaggio sono già pronti i manifesti e i gazebo. “Gli elettori hanno dato un segnale – ha detto – e noi lo abbiamo recepito. Procederemo a illustrare ciò che ha rappresentato il governo di Letizia Moratti capace di evitare l’addizionale Irpef, azzerare le liste d’attesa degli asili nido e includere nel nuovo Piano di governo del territorio 30 mila nuovi alloggi. Si tratta di alcuni degli elementi che già il presidente del Consiglio aveva sottolineato nei suoi interventi a Milano prima del voto del 15 e 16 maggio, in cui Letizia Moratti ha preso il 7% di voti in meno del suo avversario”.  Il segnale “è chiaro – ha concluso Mantovani -. Ci adegueremo. Parleremo soprattutto della città”.