La Chiesa e i vescovi devono mostrarsi pronti “ad ascoltare le vittime e i loro familiari e impegnarsi nella loro assistenza spirituale”, secondo l’“esempio particolarmente importante” dato dal Papa nei suoi incontri con le vittime di abusi sessuali di chierici. A due giorni dall’arresto nel genovese di don Riccardo Seppia (Leggi la cronaca), accusato di violenza sessuale su minori e cessione di sostanze stupefacenti e subito sospeso dalla Curia, la Congregazione per la dottrina della fede, invia alle Conferenze episcopali la Circolare per elaborare le Linee guida contro la pedofilia.

La Chiesa – si legge nella circolare – ha il “dovere di dare una risposta adeguata” ai casi di abuso sessuale su minori commessi da preti. E “detta risposta dovrà provvedere all’applicazione del diritto canonico in materia, e, allo stesso tempo, tener conto delle disposizioni delle leggi civili”.

L’abuso sessuale di minori è un “delitto canonico” ma anche un “crimine perseguito dall’autorità civile”. Nelle situazioni diverse da Paese a Paese, “è sempre importante cooperare” e “va sempre dato seguito alle prescrizioni di leggi civili per quanto riguarda il deferimento dei crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale”, per esempio la confessione.

“Tra le importanti responsabilità del Vescovo diocesano al fine di assicurare il bene comune dei fedeli e, specialmente, la protezione dei bambini e dei giovani, – si legge nella Lettera – c’è il dovere di dare una risposta adeguata ai casi eventuali di abuso sessuale su minori commesso da chierici nella sua diocesi. Tale risposta comporta l’istituzione di procedure adatte ad assistere le vittime di tali abusi, nonché la formazione della comunità ecclesiale in vista della protezione dei minori. Detta risposta – rimarca la Lettera – dovrà provvedere all’applicazione del diritto canonico in materia, e, allo stesso tempo, tener conto delle disposizioni delle leggi civili”.

Il ”dovere” dei vescovi di dare “risposta adeguata”, spiega il documento vaticano, inoltre “comporta l’istruzione di procedure adatte ad assistere le vittime di tali abusi, nonchè la formazione della comunità ecclesiale in vista della protezione dei minori”. La risposta chiesta ai vescovi, poi, “dovrà provvedere all’ applicazione del diritto canonico in materia, e, allo stesso tempo, tener conto delle disposizioni delle leggi civili”.

Se un sacerdote viene a conoscenza, in sede di confessione, di abusi su minori, deve rispettare il segreto del sacramento, ma cercherà “ragionevolmente di trovare i modi” per tutelare la vittima, senza violare il segreto. Questa la riflessione del direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi, interpellato in proposito durante la presentazione della Circolare sulla pedofilia. “Se una persona viene a confessarsi, qualsiasi cosa mi dica, io mi faccio ammazzare piuttosto che riferirle”, ha osservato padre Lombardi, “ma è chiaro che cercherò ragionevolmente di trovare i modi. Il contenuto della confessione – ha precisato – non si usa all’esterno, ma se è venuto a confessarsi vorrà l’assoluzione e mi chiederà che cosa deve fare, gli darò dei consigli. La strada va cercata in questo modo, e quando la Circolare dice che il foro sacramentale va rispettato, vuol dire che è un contenuto al di fuori dell’uso esterno”. Padre Lombardi, ha sottolineato che in questi casi la “competenza è del vescovo della diocesi, tocca a lui intervenire, ed è quello che ha fatto Bagnasco sabato stesso”.

La Circolare pubblicata oggi, ricorda padre Lombardi, “invita a preparare linee guida, e anche la Cei ne terrà conto, e immagino che ci lavorerà”, “finora non esiste un documento di questa natura valido per la chiesa italiana”. Anche il caso di Genova, “un caso così clamoroso in cui un sacerdote manca gravissimamente”, ha detto padre Lombardi, indica che si deve valutare “soprattutto la dimensione dei candidati al sacerdozio, valutare se durante la formazione ci si sia resi conto o se ci si poteva rendere conto oppure no” che il candidato avesse questo tipo di problemi.

Positiva la reazione di Roberto Mirabile presidente dell’Associazione antipedofilia ‘La Caramella Buona’: “Passi avanti nelle parole della Chiesa per combattere la pedofilia nei preti mettendo la vittima finalmente al centro dell’attenzione e prevedendo attività di prevenzione nei seminari”, ha dichiarato Mirabile commentando le indicazioni della Congregazione per la dottrina della fede. “Mi chiedo però – precisa Mirabile – quale punizione spetti ai vescovi che non collaborano, dato che in Italia ce ne sono che ostacolano le indagini così come persiste la mentalità in tanti sacerdoti di sottovalutare la gravità del crimine dell’abuso”. La Caramella Buona Onlus, che – ricorda una nota – recentemente ha fatto condannare a Roma don Ruggero Conti a oltre 15 anni di carcere per pedofilia e induzione alla prostituzione, pur apprezzando nei contenuti le nuove Linee guida della Congregazione della dottrina della fede, si rammarica che nessuno della Chiesa di Roma, a oltre due mesi dalla condanna del parroco di Selva Candida, si sia fatto vivo per offrire alle vittime sostegno concreto e nemmeno una parola di conforto. “Le intenzioni sono lodevoli – conclude Mirabile – ma sarà molto difficile sconfiggere la mentalità di omertà e ipocrisia che troviamo in tanti appartenenti alla Chiesa”.