Eliot Spitzer, il governatore dello Stato di New York fino al marzo 2008

Eliot Spitzer se n’è andato pur non avendo commesso alcun reato. In Italia, invece, sarebbe il colmo che Silvio Berlusconi cadesse per un giro di prostituzione dopo avere mandato a rotoli un intero paese per anni, abusato del suo potere e ridicolizzato la legge”. Non fa sconti sul Rubygate Alex Gibney, premio Oscar nel 2007 per “Taxi to the Dark Side“, e regista di “Client 9: the Rise and Fall of Eliot Spitzer“, il documentario che svela gli intrighi di potere nascosti dietro alle dimissioni dell’ex governatore democratico dello Stato di New York. Eletto nel novembre 2006 con il 69 per cento delle preferenze, Spitzer ha rimesso il suo incarico il 12 marzo 2008, due giorni dopo che il New York Times aveva pubblicato la notizia dei suoi incontri con Ashley Dupré, prostituta d’alto bordo del Emperor’s Club VIP, l’agenzia di squillo dover lui era il ‘cliente n. 9’. Per lei il 13 febbraio aveva prenotato una stanza d’albergo sotto falso nome all’hotel Mayflower di Manhattan, lo stesso dove Bill Clinton incontrò per la prima volta in pubblico Monica Lewinsky. Ad avviare le indagini dell’FBI erano state transazioni di denaro sospette inizialmente associate a un giro di corruzione: in realtà, i 15mila dollari nel mirino erano i compensi per gli otto sexy incontri con alcune prostitute. Spitzer non aveva mai usato denaro pubblico per pagare i rendez vous e le ragazze erano tutte maggiorenni.

Ma c’è dell’altro: il documentario mostra quanto i poteri forti di Wall Street, dove veniva chiamato ‘lo Sceriffo’ per la sua lotta alla corruzione e al crimine quando era Attorney General, avessero messo a punto un piano per eliminarlo sfruttando la sua debolezza sessuale. La trappola più semplice, detta in gergo ‘honey pot’, in cui far cadere un uomo. Ma la questione morale e il rispetto verso il ruolo istituzionale hanno prevalso: “Nel corso della mia vita pubblica ho più volte detto, e lo credo, che le persone devono essere responsabili della loro condotta, quindi lascio”, aveva detto nel discorso di dimissioni, memore della sua lotta alla prostituzione illegale e al racket quando negli anni ‘90 era Disctrict Attorney a Manhattan.

“Di solito i Repubblicani coinvolti nei sex gate chiedono perdono e si ricandidano, Spitzer invece è stato coerente e si è dimesso”, spiega Gibney. “Non poteva accettare di avere combattuto la prostituzione in prima linea per poi mostrarsi incoerente alla prova dei fatti. Era un politico determinato che stava alle calcagna degli squali di Wall Street, a partire dalla AIG di Hank Greenberg su cui si era scontrato con Michale Garcia, Attorney del Southern District of New York. Inoltre, il Dipartimento di Stato, all’epoca ancora sotto l’amministrazione di Bush, voleva farlo fuori perché non difendeva gli interessi della maggioranza. In più temeva di costringere la famiglia a una lunga ordalia se fosse rimasto al suo posto, nonostante la moglie lo avesse incoraggiato a non lasciare”.

L’esatto contrario di quanto è accaduto in Italia, dove Veronica Lario su Repubblica aveva definito Silvio Berlusconi un ‘uomo malato’ che ‘frequentava minorenni’ al centro di un sistema in cui ‘figure di vergini si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica’. Un sospetto di cui Spitzer non si è mai macchiato. “Le sue azioni non hanno prodotto vittime, si trattava sempre di adulti consenzienti. Nel caso di Berlusconi, invece, si contesta il reato di sfruttamento della prostituzione minorile, oltre che di concussione, e questo sarà ciò che i magistrati dovranno provare. Se è colpevole ci sarà una condanna, ma bisogna riflettere sulla dignità della politica”, puntualizza Gibney. “Penso che Berlusconi con i suoi scandali abbia ingannato il paese e si sia preso gioco della legge. Per questo avrebbe già dovuto dimettersi, ben prima di un’eventuale condanna. La frequentazione di escort di Spitzer non ha mai interferito, a differenza del vostro Presidente, con il suo ruolo pubblico. In politica l’ex Governatore ha sempre difeso i deboli contro i potenti, ragione per cui era chiamato ‘lo sceriffo di Wall Street’. Quindi per il Cavaliere il Ruby gate è solo uno dei tasselli imbarazzanti, visto lo stato in cui ha ridotto il paese”. Spitzer inoltre, era a conoscenza che le lobby finanziarie avrebbero fatto leva sulle sue debolezze ma, a fronte dei fatti, le dimissioni erano lo strumento per restituire dignità alla carica che ricopriva. E ha accusato soltanto se stesso per ciò che ha fatto.

“Per i politici gli scandali sessuali sono la trappola prediletta per i nemici, ma dobbiamo distinguere due piani. Clinton, ad esempio, ha avuto rapporti con Monica Lewinsky in veste di Presidente, così come ha fatto Berlusconi con le ragazze che accedevano alle sue residenze. Spitzer invece frequentava le escort senza abusare del suo potere, eppure ha avuto la dignità delle dimissioni”, osserva Gibney. Quindi ciò che Clinton e Berlusconi hanno commesso è più grave. “E’ ironico: ci aspettiamo che il politico più intransigente sia impeccabile, mentre al più squallido, come Berlusconi, perdoniamo gli errori perché ce li aspettiamo- conclude il regista di ‘Client 9’-. Fa sorridere che sembra siamo più a nostro agio con chi ha una condotta riprovevole rispetto a chi, solo talvolta, è meno virtuoso. Personalmente preferisco quest’ultimo”.