NEW YORK – Tempesta politica in Francia, ironie e battute negli Stati Uniti. Le notizie su Dominique Strauss-Kahn sono rimbalzate da una parte all’altra dell’Atlantico, tra sabato e domenica. La prima udienza del processo è andata avanti per ore a Manhattan. Secondo le speculazioni, la pena finale potrebbe oscillare tra i trenta e i cinquant’anni, per l’accumularsi dei capi d’accusa – tentato stupro, atti sessuali criminali, sequestro di persona – e perché l’imputato si è dichiarato non colpevole.

La stampa americana, specie quella scandalistica, non aspettava che un caso simile. Il Daily News  ha sbattuto il mostro in prima pagina, usando un francesismo nel titolo: “Le Perv”, cioè “il pervertito”, condito con foto del direttore generale dell’IMF che si lecca i baffi. All’interno, poi, pesanti ironie: “E’ un toast francese!”, si legge a pagina tre, con riferimento ad uno degli ordini preferiti nei brunch americani (e tutti i doppi sensi del caso).

Il New York Post ha titolato invece sui “soldi sporchi” (sleazy money) gestiti dall’economista, che appare assieme a Nicolas Sarkozy in prima pagina. Il giornale ricorda poi che Strauss-Kahn era chiamato “il grande seduttore” e pure “coniglietto caldo” (in francese lapin chaud). Il Post si sofferma su uno stile di vita lussuoso e spesso frivolo, sostenendo che la terza moglie dell’economista abbia preso con “filosofia” l’atteggiamento “peripatetico” di DSK. Gran corsa, naturalmente, ai particolari più espliciti. Lo stesso Post parla di “presunta sodomia”, mentre il canale MSNBC sostiene che Strauss-Kahn abbia obbligato la cameriera ad una fellatio nel bagno. Più sobri i giornali “nobili” come il New York Times, i cui secchi resoconti, comunque, non perdonano.

In Francia, la stampa si è concentrata sulle enormi ripercussioni politiche che seguiranno all’arresto. Editorialisti e titolisti hanno parlato di “fulmine a ciel sereno”, “tempesta”, “tsunami politico”. Il sito di Le Figaro chiedeva ai lettori se “la carriera di DSK è terminata”, e raccontava della moglie Anne Sinclair, che non crede alle accuse. Anche il paese di cui Strauss-Kahn è stato sindaco, Sarcelles, lo ha difeso. Il quotidiano Liberation, in un editoriale, sostiene che DSK rischia di aver perduto tutto: l’FMI, la reputazione, l’elezione presidenziale, l’onore.

L’Express ospita diverse voci secondo cui quello contro Strauss-Kahn è un “complotto internazionale”. A parere di Michele Sabban, politica francese vicina all’economista “si è voluto decapitare il Fondo Monetario Internazionale, prima ancora del candidato socialista”, che “dopo Obama, è l’uomo più potente del pianeta. C’è chi, come Jacques Attali, nota che l’hotel Sofitel, dove è avvenuto il tentato stupro, fa parte di una catena francese. Jean-Marie Le Guen e Jean-Christophe Cambadelis, amici all’economisti, dicono che l’autore della violenza “non assomiglia” al DSK che conoscono. C’è infine chi nota che la notizia è stata data, prima ancora che dai media francesi, da Jonathan Pinet, un simpatizzante dell’Ump, partito avversario dell’ecomista. Pinet, su Twitter, ha lanciato la notizia, offertagli da un suo “amico negli Stati Uniti”. Tra i primi a ri-twittare c’è Arnaud Dassier, capo del sito Atlantico, che aveva portato avanti una campagna contro DSK, pubblicando una foto di lui su una Porche. Per alcuni, insomma, si tratta di una “operazione minuziosamente orchestrata dall’Ump”.

La polizia ha tenuto Strauss Kahn in un commissariato ad Harlem. “Smentisce tutte le accuse”, ha detto uno dei suoi avvocati dopo avergli parlato. La donna che dice di essere stata vittima della violenza lo ha riconosciuto, nuovamente, davanti ai poliziotti. La 32enne ha lasciato il commissariato poco prima delle 17 di domenica, in un furgoncino, coperta con un telo bianco per evitare di essere fotografata. Come è accaduto con altri scandali sessuali newyorchesi, i tabloid la copriranno d’oro pur di avere particolari sull’accaduto. Per ora si sa poco della sua identità. Si è saputo che è una donna nera, ma poco più. Il direttore dell’hotel di New York, Jorge Tito, ha detto di avere “piena soddisfazione” del lavoro da lei svolto in questi tre anni, allontanando l’ipotesi del complotto.

Il giudice del tribunale di Manhattan ha aspettato fino a tardi prima di decidere se liberare o tenere incarcerato DSK. I suoi legali, William Taylor e Benjamin Brafman, sono ossi duri. Il secondo è un famoso penalista newyorchese che ha avuto tra i clienti anche Michael Jackson. I capi di accusa contro DSK sono tentato stupro, atti sessuali criminali, quali appunto una fellatio richiesta ad una persona non consenziente, e sequestro di persona, perché la donna sarebbe stata chiusa nella suite.

di Matteo Bosco Bortolaso