È un bagno di folla quello che attende Beppe Grillo in Piazza del Popolo a Ravenna. Parla ininterrottamente per un’ora e non risparmia nessuno. Il centrosinistra è più volte oggetto dei suoi strali, vuoi perché al governo ormai li ha lanciati in tutti i modi, vuoi perché sa di essere in una terra storicamente rossa, nella quale il sindaco Pd Matteucci, ricandidatosi, alle ultime elezioni trionfò con un plebiscito, che gli assegnò un consenso pari quasi al 70 per cento.

Sa, Grillo, che Pietro Vandini non diventerà sindaco, ma sottolinea l’utilità di mettere “due o tre di questi ragazzi là dentro” (e indica il Palazzo Merlato) “che firmino il bilancio e lo portino fuori tra la gente”. Ragazzi come Giovanni Favia e Andrea Defranceschi, consiglieri in Regione. “Loro – sottolinea Grillo – hanno visto che i consiglieri regionali prendono una paghetta da 8 a 14 mila euro netti al mese e in più ogni volta che si presentano ricevono il gettone di presenza di 140 euro. I due giovani del Movimento 5 stelle – prosegue – come prima cosa si sono diminuiti lo stipendio dell’80 per cento, portando così la loro retribuzione a 2500 euro e ogni anno chiederanno di essere legittimati dagli elettori. Ruberanno anche loro prima o poi? Chissà. Non è semplice cambiare l’animo umano, ma è difficile rubare quando la rete ti controlla. È molto più facile quando a controllarti è un garante che hai messo tu in quel posto”. L’ha ribadito Favia: “Noi siamo entrati per rovinargli il giochino, noi siamo i vostri occhi”. E il suo monito è di “non fidarsi più di un gruppo di associazioni di privati, tali sono i partiti, che vivono grazie ai soldi delle nostre tasse”.

Le tematiche affrontate da Grillo sono le più varie e riprendono i cavalli di battaglia consueti del Movimento: si va dal referendum alla denuncia dei parlamentari condannati, dalla lottizzazione delle cariche alla necessità di ricambio politico. E poi ancora Grillo s’infiamma per la legge sul rimborso elettorale, la guerra in Libia, il debito pubblico, le infiltrazioni mafiose nell’edilizia emiliano romagnola, i danni all’ambiente causati da centrali a biomasse e inceneritori.

L’attacco alla politica Grillo lo fa tirando in ballo il giro d’Italia che sta compiendo in questi giorni in appoggio ai candidati 5 Stelle. “È pieno di liste finte –afferma-. Tutti vi si riciclano, poi si accorpano con gli altri al ballottaggio, perché gli hanno già promesso tre assessori, quattro consiglieri e noi sempre a guardare come soprammobili”.

Sul finanziamento ai partiti ricorda: “Abbiamo fatto un referendum che hanno buttato nel cesso, il 98% dei votanti ha detto no a quei finanziamenti. La casta allora ha cambiato le parole e li ha chiamati rimborsi elettorali. Si sono così divisi tutti 1 miliardo di euro: 500 milioni il Pdl, 400 milioni il Pd, fino all’ultimo partitino e a noi chiedono i sacrifici. Perché i rimborsi non li danno piuttosto alla ricerca, alla scuola, ai cassintegrati?”.

Le accusa per il centro-sinistra proseguono: “E il Pd? Appende il cappello sull’acqua pubblica, sul nucleare, poi alla fine è d’accordo su tutto, sul conflitto d’interessi, lo scudo fiscale, la Tav, la legge elettorale, la cementificazione di massa del nostro territorio”. Al V-Day volevano mandare via i condannati dal parlamento e io mi aspettavo che la sinistra ci abbracciasse e ci dicesse: ‘Siamo con voi’ e invece ci chiamano l’‘antipolitica’ e ci apostrofano come pericolosi, demagoghi, populisti”.

Altra nota dolente per Grillo, la mancanza di ricambio nella classe politica: “Abbiamo firmato in 350 mila – insiste furioso – perché i politici facciano 2 legislature e poi a casa. De Gasperi, il più grande statista che abbiamo avuto, ha fatto 2 legislature. Non gli abbiamo dato la delega per 30 anni come a Fassino, per 35 come a sua moglie, a D’Alema per 28 e a Violante per 27 anni.

La connivenza dei politici per Grillo è bipartisan: “Una legge dice che un presidente di regione può stare in carica 2 legislature. Formigoni è alla quarta. La sinistra non dice niente perché Errani in Emilia Romagna è alla terza. Io da privato cittadino ho fatto ricorso e l’ho perso. Il giudice m’ha detto: “Ha ragione, ma io sono un giudice e devo applicare la legge: esiste una legge nazionale sul tetto delle 2 legislature, l’Emilia Romagna e la Lombardia però non l’hanno recepita”. E così, dribblando le leggi – continua Grillo – fanno ciò che vogliono: i sindaci a Milano e a Torino sono già stabiliti, le regioni sono già state lottizzate, col criterio una alla destra e una alla sinistra”.

A un certo punto la folla si ferma, fa notare a Grillo un lenzuolo bianco, che pende da un balcone, con su scritto: “Grillo, l’ennesimo inganno”. A esporlo è Samantha Comizzoli, candidata sindaco della lista civica “Ravenna punto a capo”. Ci scherza su il capopopolo e continua la sua arringa con fervore. Chiede ai giovani del Movimento 5 Stelle di Ravenna quanto hanno speso per la campagna elettorale. Meno di 10 mila euro è la risposta. È l’assist per puntare il dito contro la legge che prevede il rimborso elettorale. “Noi come movimento 5 stelle l’anno scorso abbiamo preso 500 mila voti, ci sarebbero toccati 1 milione 600 mila euro e invece li abbiamo lasciati lì. Non vogliamo rubare soldi ai cittadini”. Grillo, che ormai è un fiume in piena, si sofferma anche sul debito pubblico: “noi italiani abbiamo 1900 miliardi di debiti, non possiamo neanche fallire, perché il debito non è nostro. Sarkozy ne ha comprato 511 miliardi per fare cinque centrali nucleari”.

E poi il cemento. “Ci sono troppi appartamenti vuoti nei centri delle nostre città. Costruiscono periferie sconce, per quotare gli appartamenti delle loro società a tre quattro volte il valore che hanno. Ma attenzione: il più grande costruttore di cemento in Europa è la ‘ndrangheta, che si sta trasferendo in Emilia-Romagna”.

La denuncia di Grillo riguarda anche la guerra in Libia: “No fly zone non significa bombardare i cittadini inermi. Ora siamo in guerra e io non voglio far parte di questa umanità che si sveglia alle 4 di notte con il premio Nobel per l’Umanità che dice: “noi non abbiamo ucciso Bin Laden, l’abbiamo terminato” e tutta Manhattan che gioisce. A me è sembrato di rivedere quelle scene che mostravano arabi festanti dopo la caduta delle due torri”.

Non è assente l’autocritica dai proclami del leader 5 Stelle: “Forse non siamo all’altezza  – ammette -, non lo so, ma certo abbiamo creato un’occasione e proposto idee. Questa è la rivoluzione della politica: in noi è assente una gerarchia, i candidati al consiglio comunale io li ho conosciuti poco prima di salire sul palco”. Uno di questi è Pietro Vandini, il trentaduenne candidato alla poltrona di sindaco. La sua ricetta per Ravenna è incentrata su “politiche di totale trasparenza”. “Basta assegnare incarichi per nomina politica. Qui da noi l’amministrazione locale è come una piovra, ha messo i tentacoli un po’ su tutto: associazioni di categoria, cooperative, società partecipate”. Vandini sa, come ha ribadito il suo mentore politico, che le infiltrazioni mafiose in regione sono una realtà. Per combatterle ritiene che sia necessaria la trasparenza negli appalti: “bisogna pubblicare online tutti quei passaggi che permettono l’assegnazione di un appalto a una ditta, di modo che il controllo sia esercitato da tutti”.

E anche a Rimini il ciclone Grillo si abbatte con la consueta virulenza. In piazza Cavour è riuscito a radunare 300o persone. E’ arrivato intorno alle 21.30 direttamente da Cesenatico, la penultima tappa del suo tour romagnolo alla vigilia delle amministrative.  “Il vostro Comune è una spa, il vostro sindaco gestisce i dividendi di una spa, siete sotto schiaffo di una spa che si chiama Hera, composta da 51 Consigli di amministrazione. Noi disinfetteremo il Comune. Dovete sentirvi in guerra, i vivi contro i morti della vecchia politica: mettetevi l’elmetto”, esclama ai riminesi il leader del Movimento 5 Stelle rispolverando uno dei cavalli di battaglia. E chiude così la sua tornata di comizi in Emilia Romagna, dove ha fatto registrare il pienone. Sempre. In attesa del riscontro più importante, quello delle urne. Ormai manca poco.