Un lavoro a tempo, ma ben pagato: più di 2.500 euro per un mese. Una mansione semplice: guidare un’autocisterna. Nessuno aveva detto però che questo breve lavoretto si sarebbe svolto nel bel mezzo delle radiazioni di Fukushima. Subito dopo la crisi atomica provocata dal terremoto – e dal successivo tsunami – dell’11 marzo scorso.

E’ successo a un 60enne giapponese che si era rivolto a un centro per l’impego di Osaka. Quando l’agenzia gli ha proposto di condurre un’autocisterna nella prefettura nordorientale di Miyagi, confinante con Fukushima, l’uomo ha accettato. Non sapeva però che, appena arrivato, sarebbe stato spedito a lavorare nell’impianto in avaria. Per circa un mese, ha trasportato l’acqua necessaria a raffreddare i reattori 5 e 6, senza nessuna tuta che lo proteggesse dalle sostanze radioattive.

“Sto lavorando in un posto da cui si vede la centrale nucleare, questo non era previsto dalle condizioni d’impiego”, si è lamentato l’uomo al telefono con l’agenzia interinale che gli ha procurato il lavoro. Vista la mancanza di risposte,  ha poi deciso di denunciare l’accaduto alle autorità. Ma intanto il 60enne giapponese aveva portato a termine l’incarico e il suo compenso è stato aumentando del doppio rispetto a quanto stabilito all’inizio: in tutto, il suo stipendio è stato di 600mila yen, pari a 5.200 euro.

Secondo la stampa nipponica non si tratterebbe di un caso isolato. Altri impiegati a tempo hanno raccontato in queste settimane di essere finiti a lavorare nelle vicinanze della centrale nucleare danneggiata di Fukushima, per lavori di autotrasporto e rimozione delle rovine lasciate dallo tsunami. Lavori ben pagati, anche questi, ma a sorpresa.