Dato che i soldi sono finiti, si passa alla vendita immobiliare, o meglio alla svendita. L’importante è che l’aeroporto, sempre moribondo e sotto inchiesta della Procura, resti vivo. Lo ha deciso la Provincia di Forlì-Cesena, che, per ripianare le perdite dello scalo “Ridolfi”, di cui detiene il 15% delle quote, si attrezza come può. Nel giorno in cui il Consiglio di amministrazione e l’assemblea dei soci di Seaf decidono di azzerare i debiti e di tirare dritto, sperando nell’approdo a Forlì del gruppo privato Società Aeroporti Venezia, le delibere parlano chiaro.

L’assemblea ha appena messo nero su bianco la copertura integrale del passivo di Seaf dal primo novembre del 2010 al 28 febbraio del 2011. In tutto, si tratta di un ‘rosso’ di 4.261.923 euro. I soci hanno ricostituito il capitale sociale della società fino all’importo di 120.000 euro (sono stati versati 3.098.748 euro). Al 28 febbraio, i debiti risultavano di 16,2 milioni di euro di cui 8,5 con scadenza 12 mesi, mentre del totale debitorio 8,5 milioni di euro sono nei confronti degli istituti di credito. Ebbene, la Provincia i soldi li ha ormai finiti. Nell’ultimo documento approvato in Consiglio provinciale, infatti, si legge che se da un lato l’ente pubblico romagnolo “dà la sua disponibilità a versare 192.477 euro (174 mila per la copertura della perdita) e 18 mila euro per l’aumento del capitale sociale fino a 120 mila euro”, dall’altro, “a causa dell’attuale difficile situazione finanziaria”, la stessa Provincia “non è in grado di finanziare nel bilancio del corrente esercizio la somma di 446.811 euro necessaria per la ricostituzione del capitale sociale fino a 3.098.748 e pertanto si riserva di partecipare all’aumento di capitale mediante conferimento di beni immobili”.

Sul debito di Seaf, che fra l’altro resta nel mirino del sostituto procuratore Filippo Santangelo (ipotizza la bancarotta fraudolenta e il ricorso abusivo al credito), pesa come un macigno il pregresso negativo milionario causato dall’uscita della compagnia Wind Jet dal “Ridolfi” (c’è comunque l’accordo sul pagamento a rate degli oneri), traslocata in autunno al “Fellini” di Rimini tra le polemiche. Ecco allora che la Provincia gioca la carta immobiliare. Quello che si mette sul piatto è un terreno di 3.200 metri quadri adiacente all’istituto aeronautico dell’aeroporto. Terreno che, viene precisato, già “rientra nei piani di sviluppo” di Seaf. “In questo modo intendiamo partecipare alla ricapitalizzazione, consapevoli che è un sacrificio molto forte per l’ente. Inoltre vogliamo dare maggiore respiro all’azione di Seaf, la società deve avere liquidità per tutto l’anno 2010, senza continue iniezioni di risorse”, ha scandito in Consiglio l’assessore provinciale alle Partecipate Maurizio Castagnoli.

Intanto, oggi i soci hanno confermato al gran completo il Cda di Seaf. In sella restano il presidente Fabio Castellari e gli altri consiglieri Stefano Foschi (in quota al Comune di Forlì), Paolo Dacci (Provincia di Forlì-Cesena), Antonio Nannini (Camera di Commercio di Forlì-Cesena), Francesco Saverio di Ciommo (Regione). La volontà è quella di proseguire nel mandato almeno fino alla chiusura della trattativa con il gruppo Società Aeroporti Venezia, che ha manifestato l’interesse ad entrare nella compagine societaria forlivese (il bando prevede una partecipazione fino all’80%). A questo proposito, l’offerta di Save è in via di definizione e in Seaf si prevede di avere qualcosa di certo in mano entro il 15-20 maggio. Dopo i recenti sopralluoghi dei veneziani a Forlì, già la settimana prossima la commissione insediatasi per il dialogo competitivo, presieduta da Nannini, dovrebbe proseguire nei faccia a faccia. Venendo al “paracadute” della holding aeroportuale Forlì-Rimini promossa dalla Regione, lo slittamento del voto due giorni fa in assemblea legislativa (si torna in aula mercoledì) non preoccupa più di tanto: “La pista della holding non è secondaria ma parallela alla privatizzazione, una settimana in più o in meno non cambia le cose”, assicura Nannini.

Carlo Kovacs