Via Di Vittorio 2, Cermenate, provincia di Como. Quello che fu l’indirizzo di un boss della ‘ndrangheta diventerà la sede del primo centro europeo di alta formazione antimafia. Sabato 7 maggio il sindaco Mauro Roncoroni riceverà simbolicamente le chiavi della villetta confiscata: il primo passo di un percorso di impegno civile contro le cosche e i loro affari sporchi.

La storia inizia un anno fa, quando la strada di Roncoroni incrocia quella del Progetto San Francesco, il programma di legalità avviato tra Lombardia e Sicilia dai sindacati Filca e Fiba Cisl (lavoratori edili e bancari), in collaborazione con il sindacato di polizia Siulp.

Il responsabile nazionale del Progetto San Francesco è Alessandro De Lisi, sociologo impegnato nella lotta culturale contro la mafia, che collaborò anche con il giudice Antonino Caponnetto. E’ lui a ricordare come è nata l’idea di collocare un centro antimafia nel bel mezzo della Brianza, terra contaminata dalle infiltrazioni criminali. “Ci serviva un numero civico dove società civile e istituzioni potessero incontrarsi per discutere di lotta ai clan in Lombardia. Ma occorreva un luogo lontano da Milano, per evitare l’effetto vetrina. L’intuizione di utilizzare un bene confiscato venne al questore di Milano, Alessandro Marangoni, che attivò subito il collega di Como, Massimo Mazza. Spuntò la villetta di Cermenate, dopodiché coinvolgemmo il sindaco. Gli raccontai la storia di Pier Santi Mattarella, ucciso dalla mafia perché trovò il coraggio di fare il suo dovere di amministratore pubblico. Roncoroni si commosse e decise di aderire al progetto”.

Un anno dopo, l’idea sta prendendo forma. Via Di Vittorio ospiterà una mostra permanente, una biblioteca e alcune aule dove si terranno corsi rivolti alla società civile: amministratori locali, studenti e lavoratori impareranno a individuare le minacce mafiose e a reagire alle intimidazioni. Alla gestione del centro parteciperà Jus Vitae, l’associazione di padre Antonio Garau che si occupa dei ragazzi di strada di Palermo. “Ma non parliamo di università antimafia – avverte De Lisi, perché all’Università si va dopo aver già imparato molte cose. Invece qui c’è molto da fare, dunque meglio parlare di nido della legalità”. Dopo l’evento del 7 maggio, cui parteciperà anche il procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, partiranno i lavori.

La villetta si trasformerà in una sorta di scatola di vetro, per permettere anche ai passanti di scrutare l’attività del centro, che sarà intitolato a Giorgio Ambrosoli, il liquidatore della banca di Michele Sindona, assassinato da un killer mafioso l’11 luglio 1979 . “A Cermenate costruiremo una nuova simbologia dell’antimafia, per ribattere colpo su colpo alle intimidazioni – prosegue De Lisi – Abbiamo un debito da saldare con tutti coloro che hanno dato la vita nella lotta contro le mafie”.

In cantiere ci sono già alcune iniziative: a settembre si terrà una tre giorni dedicata alla formazione, a novembre è previsto un convegno. “Ma già il 2 giugno ci sarà un evento importante: Cermenate inaugurerà il primo percorso urbano antimafia: sei cartelloni che racconteranno sei storie di impegno e coraggio civile”.

L’importante, spiega De Lisi, sarà evitare di affondare nel mare della retorica, nell’antimafia delle belle parole buone solo per strappare titoli e applausi. “Il prodotto dell’officina di Cermenate sarà la consapevolezza di cittadini e lavoratori. Li aiuteremo a capire che se le mafie hanno contaminato il Nord è perché non si è saputo dire no alle lusinghe delle cosche. Ci sarà una costante attività formativa in puro spirito lombardo del fare e dell’innovare”. L’approccio concreto e militante sarà evidente fin dall’ingresso del centro, dove verrà appeso il campanaccio che la squadra catturandi della questura di Palermo percuote dopo ogni arresto eccellente. “Starà a significare che è suonata l’ora degli inconsapevoli, degli omertosi e di coloro che usano le mafie per arricchirsi e per essere eletti in Parlamento”.