Avevano disertato le celebrazioni dei 66 anni della Liberazione di Bologna (era presente solo il candidato sindaco leghista Manes Bernardini) e oggi, i festeggiamenti del 25 aprile finiscono in uno scontro politico. Da una parte il Pd, dall’altra il Pdl e Lega. Capofila di uno spettacolo decisamente non bello a vedersi, è stato Bernardini che non ha potuto tacere di fronte all’intervento della vicepresidente della Regione Simonetta Saliera. “Questo è un comizio politico”, è stata il commento di Bernardini, avallato e rincarato nella dose dal capolista Pdl alle Comunale Lorenzo Tomassini, che è uscito di scena sostenendo che “questo non è il palco del 25 aprile, ma quello del Pd” e già ritiene opportuno ripensare le celebrazioni di ricorrenze come quella di questa mattina, “perché – dice – purtroppo c’è chi ci specula sopra”.

L’arcivescovo di Bologna, Carlo Caffarra, nell’omelia pasquale sembra aver visto lontano, quando ha affermato che la condizione spirituale di Bologna è quella di “una città che sembra ormai priva di speranza, che sembra accontentarsi del come è sempre andata, una città rassegnata perché sembra non credere più alla possibilità di un profondo cambiamento”.

La dialettica politica, difatti, non sembra cambiare. Per rimediare alla defezione di giovedì scorso (giorno della Liberazione di Bologna), questa mattina in piazza erano presenti tutti i principali candidati a sindaco di Bologna. In piazza Nettuno, infatti, dove si svolgeva la celebrazione, c’erano oltre allo stesso Bernardini, anche il candidato del centrosinistra Virginio Merola e i cosiddetti “civici” Stefano Aldrovandi (sostenuto dal Terzo Polo), Daniele Corticelli, Angelo Maria Carcano e il grillino Massimo Bugani. Presenti i rappresenti delle istituzioni locali, tra cui il commissario Annamaria Cancellieri, il vicepresidente della Regione Simonetta Salieri, il presidente della Provincia Beatrice Draghetti, diversi parlamentari e il presidente dei partigiani bolognesi William Michelini.

Ma, anziché guardare alla Festa come alla liberazione dell’intero paese, i politici presenti hanno preferito apostrofarsi a vicenda.

“È stata una bella giornata – tenta di minimizzare (senza riuscirci) Manes Bernardini raggiunto telefonicamente – ma la Saliera nel suo intervento è andata qualche volta fuori tema, mi aspettavo un taglio più istituzionale e meno politico dalla vice presidente della Regione”.

Ha preferito abbandonarsi al piacere di un caffè, lontano dalle affermazioni della controparte politica, invece, Lorenzo Tomassini, il quale afferma: “non ritenevo giusto rimanere lì ad ascoltare delle affermazioni a cui non si poteva replicare. Si è sentita solo una voce politica, ritengo sia scorretto mischiare la politica di oggi con il ricordo di ciò che è avvenuto allora. Perché oggi la memoria è affidata solo alle parti istituzionali, che a Bologna sono monocolore”.

Nel suo intervento di fronte alla piazza pronunciato anche a nome del Comitato provinciale della Resistenza, il numero due della giunta regionale Simonetta Saliera ha citato più volte la Costituzione italiana: “Una Costituzione in cui – ha detto – per il volere di un’assemblea costituente eletta anche con il voto delle donne nella saggezza di chi aveva conosciuto subito, combattuto e contribuito a sconfiggere la dittatura e l’occupazione nazista, sono stati incardinati gli anticorpi indispensabili per impedire sgangherati o sofisticati tentativi di ritorno ad un delirante passato. Mi riferisco in particolare alla divisione, autonomia ed indipendenza dei tre fondamentali poteri dello Stato: potere legislativo, potere esecutivo, potere giudiziario. Negli ultimi anni c’è stato chi più o meno ostentatamente non era presente alle celebrazioni del 25 aprile o ne è rimasto ai margini”.

Pur precisando di non aver mai parlato del Governo: “Non li ho mai citati – ha detto a margine della manifestazione – si riconoscono da soli”, le parole della Saliera sono risultate come un boccone amaro da digerire per gli esponenti politici del centro-destra, che senza remore hanno sferrato i propri biasimi.

Critiche a cui Virginio Merola, candidato sindaco del Pd, ha controbattuto aspramente, affermando: “Bologna non ha bisogno di un sindaco che anche oggi non ha cantato l’inno italiano e che si vergogna di essere del nostro paese. Esiste una Costituzione? Esiste un’Unità d’Italia, vergognarsi di cantare l’inno nazionale parla da sé. Penso che Bologna abbia bisogno di un sindaco al 100% antifascista e zero per cento egoista e separatista. Dietro a queste pagliacciate che compromettono la nostra coesione sociale e democratica c’è l’obiettivo di salvare Berlusconi dai processi ed evitare che si parli della crisi, della disoccupazione, dei precari e dei tagli alla scuola, ma si parli solo delle prostitute di Berlusconi e non dei problemi del paese”.

Accuse a cui Bernardini controreplica con ironia “faccio fatica a cantare anche allo stadio – dice – perché sono molto stonato. Penso che Merola si nasconda dietro queste affermazioni per distogliere l’attenzione degli elettori dalle sue gaffe. Ha dimostrato di non conoscere gli appuntamenti della città e si accoda ad una banale e sterile polemica”.

Le celebrazioni a Bologna del 25aprile sono, secondo il coordinatore cittadino del Pdl Fabio Garagnani, una “commedia degli inganni”, una data servita alla sinistra “per far dimenticare le collusioni con Stalin”.

“Anche oggi – ha detto il parlamentare – si è finto di credere che questa data sia un motivo di festa per tutti gli italiani e in realtà ci si è dimenticati che la liberazione del nostro paese dal nazifascismo fu opera degli angloamericani, e che in ogni caso i partigiani comunisti combatterono giustamente il nazifascismo non certo per instaurare la libertà ma una dittatura come quella comunista, rivelatasi liberticida e nefasta. E’ ora che si prenda atto che in questi anni il 25 Aprile è servito alla sinistra ed al Pci in particolare per legittimarsi di fronte all’opinione pubblica e fare dimenticare le pesanti collusioni di Togliatti, Longo e Berlinguer con Stalin e i suoi misfatti”.

Garagnani ha rilanciato la sua proposta di abolire la festa del 25 aprile, sostituendola con quella del 18 aprile, giorno delle elezioni del 1948. “Non mi meravigliano – ha detto – le esternazioni dei vari Saliera, Merola, di fatto conniventi con una triste storia (quella del Pci), quanto il silenzio di tanti esponenti non appartenenti alla sinistra sulle centinaia di vittime della violenza comunista negli anni 1945-1948, e le polemiche di queste ore mi confermano che avrebbero fatto meglio a stare a casa: se c’e un luogo non adatto alle celebrazioni del 25aprile sono Bologna e l’Emilia Romagna”.