E adesso la Regione pronuncia la parola “fusione”. A quanto pare, è stata un’altra giornata importante oggi per il destino degli aeroporti in Emilia Romagna, per un motivo o per un altro sempre nell’occhio del ciclone. In commissione regionale, infatti, è passato il progetto di legge sulla “società unica” degli scali romagnoli di cui da tanto si parla. “L’obiettivo della Regione è quello di una fusione vera e propria delle due società di gestione degli aeroporti di Forlì e Rimini. Del resto, è questo ciò che è scritto nel progetto di legge”, fa presente l’assessore regionale ai Trasporti Alfredo Peri a margine dei lavori di oggi. Il progetto di legge, ottenuto il semaforo verde in commissione si appresta ora ad essere condiviso e approvato dalla assemblea legislativa di viale Aldo Moro mercoledì 27 aprile.

Ma cosa si intende concretamente con quella che è già stata ribattezzata “la holding regionale” dei cieli? E quali le implicazioni rispetto al più che probabile approdo del terzo gruppo italiano del settore, Società Aeroporti Venezia, nella compagine societaria di Forlì? L’iniziativa della Regione, in realtà, non è ancora supportata da un vero e proprio piano industriale o da una tabella di marcia tecnicamente definita.

Per ora parlano solo due articoli. Il primo articolo autorizza l’Emilia Romagna a partecipare al capitale sociale di “una nuova ed unica società di gestione” tra Seaf-Forlì e Aeradria-Rimini, le società di gestione dei singoli scali, precisandone gli obiettivi e il tetto massimo di spesa: la Giunta regionale, in particolare, conferma oggi di potervi partecipare con una quota fino a tre milioni di euro. Il secondo articolo, invece, si riferisce alle variazioni del bilancio regionale 2011 connesse al provvedimento in questione. Su quest’ultimo articolo la Giunta presenta un emendamento che mette a bilancio la bellezza di 1.185 euro come partecipazione minima della Regione al reintegro del capitale sociale dell’indebitatissima Seaf, di cui ora è socia all’1%, e 11.486 euro per la copertura della quota di propria competenza relativa alle perdite maturate dalla società forlivese.

La mission del governatore Vasco Errani nella partita aeroporti è nero su bianco nella delibera: “Rafforzare finanziariamente le due società, innalzarne ed integrarne le competenze professionali e organizzative, dar vita ad un soggetto imprenditoriale in grado di sviluppare un’efficace politica commerciale nei confronti delle compagnie aeree e di incrementare le opportunità di trasporto per le diverse tipologie di utenti”.

Dietro il ‘politichese’ si nascondono due macigni. Anzitutto la sofferenza di Seaf, che ha chiuso il 2010 con quasi 10 milioni di euro di passivo e ha continuato a marciare a buon ritmo (tra il primo novembre 2010 e il 28 febbraio 2011 la perdita è di 4,2 milioni di euro) ritrovandosi sotto inchiesta, da un anno, per iniziativa del sostituto procuratore di Forlì Filippo Santangelo (bancarotta fraudolenta e ricorso abusivo al credito tra le ipotesi di reato più gravi). In secondo luogo, una svolta nella “politica commerciale” rispetto ai vettori è pretesa da Errani e Peri per non ritrovarsi più in una bufera come quella dello scorso autunno, quando l’allora compagnia di bandiera a Forlì, Wind Jet, traslocò armi e bagagli al “Federico Fellini” di Rimini come già aveva fatto nel 2008 Ryanair in direzione Bologna. I

Il punto è che questo matrimonio forzato tra Forlì e Rimini, campanili mai domi, non piace proprio a tutti, anzi. Se i riminesi, forti del loro scalo-gioiello che marcia quest’anno verso il milione di passeggeri, non hanno mai nascosto di voler lasciar parlare “i tecnici piuttosto che la politica”, Forlì può sì esultare (il progetto regionale rappresenta comunque un’ancora di salvezza per far fronte ai debiti milionari), ma con qualche riserva. Al “Ridolfi”, infatti, ci si chiede come conciliare la strategia Errani con l’ingresso in Seaf dei veneziani: Save accetterà di entrare in una società “unica” che guarda ben oltre Forlì? Sui possibili nuovi mal di pancia, soprattutto rivieraschi, Peri oggi ha messo le mani avanti così: “La Giunta nel mese di novembre e in quello di febbraio ha sottoscritto con i soci pubblici di entrambi gli scali, Comuni e Province, documenti che li impegnano a giungere ad un’unica e nuova società di gestione”. Insomma, rivendica l’assessore parmense, carta canta. Fatto sta che non vi sono certezze sulle intenzioni delle due società di gestione, sul piano industriale unico e sul suo valore, sul peso azionario specifico della Regione nella futura compagine. Chi in Regione non vuole altre “promesse da marinaio” è il consigliere regionale Pdl Luca Bartolini, che ha votato a favore del progetto di legge smarcandosi dai colleghi di partito: “Se la Regione, come ha promesso, realizzerà questa società unica romagnola la stessa poi sarebbe in competizione con il vicino aeroporto di Bologna: ecco perché sarebbe stato importante che Errani avesse realizzato prima quella promessa elettorale che da tre legislature ci propone e che prevedeva un’unica società per gli scali di Bologna, Parma, Forlì e Rimini”.

Bologna che, va detto, ultimamente ha detto di voler seguire con la massima “attenzione” la trattativa Save-Seaf, sotto le Due Torri più che temuta. Il gruppo Pd, invece, ribadisce compatto che “la Regione ha interesse a rimanere nella gestione dei due aeroporti solo se la loro politica industriale sarà orientata a strategie di cooperazione competitiva”. Fatto sta che se i veneziani entreranno davvero al “Ridolfi” (il bando prevede quote fino all’80%), saranno loro a decidere il da farsi rispetto ai “cugini” riminesi o bolognesi, non Errani. Intanto, nelle ultime ore il deputato romagnolo della Lega Gianluca Pini ‘smonta’ il presunto disegno che proprio Errani, secondo il Pdl, sta promuovendo col collega veneto Luca Zaia: “E’ scontato che Errani non veda di buon occhio la privatizzazione, ma in quanto a Zaia non v’è dubbio che la sostenga: se non fosse stato per lui Save non si sarebbe accorta delle potenzialità di Forlì”.

di Carlo Kovacs