La crisi della motorvalley approda in Parlamento. Attraverso un’interrogazione al ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, i cinque deputati bolognesi del Pd cercano il sostegno del governo per fare fronte alla grave situazione in cui versa il distretto dei motori del territorio bolognese.

Una “politica industriale adeguata” in grado di evitare i “concreti rischi di delocalizzazione della produzione” è quanto chiedono i cinque firmatari, Gianluca Benamati, Antonio La Forgia, Donata Lenzi, Salvatore Vassallo e Sandra Zampa, che non mancano di ricordare come gli incentivi messi a disposizione nel 2009 (130 milioni di euro) “sembrerebbero aver contrastato con efficacia la crisi del mercato di settore”.

Ciò che viene dunque domandato sono nuovi incentivi per  iutare il settore già pesantemente indebolito. A dimostrazione di questa pesante crisi, diverse vicende aziendali come quella di Malaguti che, dopo l’avvio della cassa integrazione nel novembre scorso, ha deciso di fermare la produzione il 15 aprile in attesa di un possibile compratore entro l’anno. Tra le aziende che rischiano di scomparire c’è poi Moto Morini, perché il 13 aprile scorso la seconda asta fallimentare è andata nuovamente deserta. Poi ancora ci sono Masiero, già chiusa, Paioli, Galvanotecnica, entrambi in liquidazione, e naturalmente Verlicchi, il cui fallimento è stato dichiarato il 15 aprile ma che sotto la guida del curatore fallimentare dovrebbe riprendere la produzione.

Inoltre l’accenno alla delocalizzazione della produzione fatto dai parlamentari del Pd riporta alla mente la decisione di Ducati di aprire uno stabilimento in Thailandia e la paura dei sindacati che questo porti a una crisi dei posti di lavoro sul territorio.

“Questa grave congiuntura ha recentemente portato al fallimento storici marchi”, scrivono i deputati del Pd, che sottolineano come a farne le spese siano prima di tutto i lavoratori. “Nel solo distretto bolognese – si legge nell’interrogazione -, secondo stime sindacali, sono alcune migliaia i posti di lavoro a rischio per la crisi di questo settore”. Prima di loro, infatti, già nel febbraio scorso il segretario della Fiom-Cgil Bruno Papignani aveva lanciato il grido di allarme denunciando il fatto che la crisi del motociclo stava mettendo a rischio 6mila posti di lavoro nell’intero indotto.