Un momento della manifestazione a Milano per ricordare Vittorio Arrigoni

Vittorio Arrigoni non credeva nei confini, nelle barriere, nelle bandiere. Il suo paese, Bulciago, appartiene alla diocesi di Milano, per questo pensiamo che il luogo più competente, simbolo della città e cuore pulsante della spiritualità, sia il Duomo di Milano”. Sono oltre mille le persone che su Facebook chiedono alla Curia meneghina di mettere a disposizione la Cattedrale per dare l’ultimo saluto a Vittorio Arrigoni, il volontario e giornalista ucciso sabato scorso a Gaza da una cellula di salafiti. Le sue spoglie rientreranno questa sera in Italia, dopo le manifestazioni di solidarietà nella Striscia e l’arrivo nella camera ardente dell’ospedale italiano del Cairo.

L’appello online è rivolto a Monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, vicario del cardinale Dionigi Tettamanzi ed è nato per iniziativa di don Giorgio De Capitani, parroco di Monte di Rovagnate in provincia di Lecco, noto per il suo blog dove posta video e articoli di carattere civile, spesso contro Berlusconi e la Lega Nord. “L’ho realizzato insieme a una ragazza che mi ha aiutato tecnicamente a pubblicarlo”, spiega don De Capitani. “E’ stata un’iniziativa spontanea dal basso, la famiglia non è in nessun modo coinvolta”. Egidia Beretta, la madre di Arrigoni, ha infatti dichiarato che i funerali religiosi si svolgeranno nella palestra di Bulciago, il comune in provincia di Lecco dove è cresciuto Vittorio e di cui la donna è anche sindaco. “La richiesta di aprire le porte del Duomo è un gesto simbolico. Saranno in migliaia a voler dare l’ultimo saluto e ci auguriamo che la Curia dia la sua disponibilità. Poi sarà la famiglia a decidere”.

Tuttavia, l’appello rivolto a monsignor Redaelli non ha ancora ricevuto risposta e sul social network si invitano i partecipanti a inviare una mail al Vicario con la richiesta. “Il silenzio della Curia non è segno di indifferenza, anche se sono dubbioso che dia la sua disponibilità, oltre le barriere religiose e di fede”, osserva il sacerdote, che definisce Arrigoni un “martire laico” per il suo impegno civile e il coraggio. “Era un amico indiretto, spesso riprendevo i suoi post sul mio blog”, puntualizza. “Eravamo molto uniti anche senza conoscerci direttamente e condivido la stessa vicinanza con la famiglia. Ha deciso di andare a Gaza da uomo libero, non era al soldo di nessuno e rischiava la vita tutti i giorni per difendere i palestinesi. Era un uomo slegato dal potere”. Tra chi ha aderito all’appello c’è anche don Paolo Farinella, sacerdote genovese e biblista che in passato aveva attaccato Monsignor Bagnasco per la condotta troppo morbida della Cei nei confronti delle “frequentazioni di minorenni” da parte del Presidente del Consiglio. “Ho vissuto quasi cinque anni in Palestina e so che senza giustizia non ci sarà pace”, spiega. “Vittorio ha dato la sua testimonianza: con il suo lavoro a fianco di pescatori e contadini voleva impedire agli israeliani di uccidere degli innocenti.

Il suo servizio è puro Vangelo, perché ‘non c’è amore più grande di chi dona la vita per i propri amici’, come diceva Gesù Cristo”. L’adesione di Farinella all’aevento su Facebook deriva dalla scelta di Arrigoni di “scegliere come carriera quella di mettersi nel cuore del mondo senza calcolarne i rischi. La madre ha ragione ad esserne orgogliosa”. Tuttavia anche il parroco genovese è dubbioso sulla disponibilità della Curia milanese: “Le porte del Duomo dovrebbero essere spalancate per celebrare la vita di chi l’ha donata agli altri. Non importa se la famiglia deciderà poi di rimanere a Bulciago per l’ultimo saluto. Certo, se dipendesse solo dal cardinale Dionigi Tettamanzi non credo ci sarebbero problemi. Ma sono il Vaticano e la Cei a decidere, rappresentano la gerarchia politicizzata. E Vittorio Arrigoni non stava dalla parte di Israele”.