Le informazioni sulla gravità del disastro nucleare di Fukushima continuano ad essere contraddittorie. Un’alternanza tra allarmi e rassicurazioni. La notizia che “i reattori della centrale saranno stabilizzati in circa 6-9 mesi”, annunciata oggi da Tepco, il gestore dell’impianto, rientra nella seconda categoria. Tepco stima di fermare del tutto la perdita di radioattività in 3 mesi, contestualmente all’avvio del sistema “stabile di raffreddamento dei reattori e delle barre di combustibile”. Lo prevede il piano illustrato presentato oggi dai vertici della società.

Il primo passaggio è fermare la diffusione delle radiazioni ai diversi livelli, dall’acqua al sottosuolo, fino al recupero dei detriti e alla copertura degli edifici stessi, danneggiati dalle esplosioni di idrogeno avvenute nei primi giorni della crisi. Quanto alla messa in sicurezza dei reattori, la Tepco ipotizza di essere in grado di ottenere “l’arresto a freddo entro sei-nove mesi”. “E’ un passo importante – ha detto in un’altra conferenza stampa il ministro dell’Industria, Banri Kaieda – perchè rappresenta lo sforzo per passare dalla fase d’emergenza a una di lungo periodo di stabilizzazione e superamento della crisi”.

Pochi giorni fa, la gravità dell’incidente nucleare di Fukushima è stato portato da 5 a 7 da governo nipponico, il massimo livello della scala internazionale Ines che è anche quello dato al caso più grave, registrato a Cernobyl nel 1986. Gli esperti, tuttavia, hanno rimarcato le diversità tra i due incidenti, a partire dalla contaminazione radioattiva.

Intanto arriva il sostegno degli Stati Uniti. Giappone e Usa hanno deciso di dare vita a un “partenariato pubblico-privato per le ricostruzione” che operi sotto la guida di Tokyo. Imprese e organizzazioni americane cominceranno a discutere su come poter sostenere il Sol Levante per il superamento della crisi, ha affermato il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, nella conferenza stampa congiunta avuta dopo i colloqui con il ministro degli Esteri nipponico Takeaki Matsumoto, che ha voluto ringraziare Washington per “il sostegno” dato durante il sisma/tsunami dell’11 marzo e la crisi nucleare di Fukushima. “Sul piano economico, diplomatico e in tanti altri modi, il Giappone è indispensabile per risolvere i problemi globali”, ha proseguito la Clinton, secondo la quale “l’alleanza tra Usa e Giappone è indispensabile come sempre per garantire sicurezza e progresso a livello globale”.