Gettare fumo sulla vicenda Ruby, rispondere colpo su colpo alla procura di Milano, mettere in scena una partita tra giustizia e politica, alzando il tono dello scontro e trasformando gli accusatori in imputati per arrivare, perché no, a spostare il processo Ruby dal Tribunale di Milano ad una sede più gradita e comunque guadagnare tempo prezioso. Dopo l’ultima ondata di rivelazioni sulle “tranquille” serate di Arcore, il Pdl alza la posta in gioco e risponde con la richiesta di una azione disciplinare nei confronti dei pm che hanno portato in Tribunale Silvio Berlusconi con le accuse di prostituzione minorile e concussione.

A questo serve l’interrogazione urgente presentata da Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello: una conferenza stampa per introdurre la richiesta al Guardasigilli Alfano di ispezione alla Procura di Milano.  Le basi: “Palesi violazioni” dell’articolo 68 della Costituzione nell’uso delle intercettazioni. Nel testo si elencano una serie di episodi, da intercettazioni pubblicate a dichiarazioni della Procura ma anche citazione di sentenze della Corte, per suffragare la tesi sostenuta dal Pdl. E per questo si chiede al ministro della Giustizia “se non ravvisi l’opportunità di intraprendere le iniziative ispettive e disciplinari di propria competenza al fine di verificare la correttezza o meno dell’operato della Procura della Repubblica di Milano in ordine alle prerogative parlamentari di cui all’articolo 68 della Costituzione e relative norme di attuazione, con particolare riguardo all’intercettazione indiretta di comunicazioni e all’acquisizione di tabulati telefonici”.

E poi avanti, la richiesta di verificare “la regolarità della tempistica di iscrizione nel registro degli indagati dell’onorevole Berlusconi, onde accertare che pur in presenza di un’attività investigativa già chiaramente indirizzata, tale procedura di garanzia non sia stata ritardata al fine di consentire la praticabilità del rito immediato e agevolare la prosecuzione dell’attività intercettiva in violazione della legge”.

Nei giorni in cui altre ragazze danno valore e credibilità alle tesi dell’accusa, raccontando il bacio al fallo di Priapo o le palpatine del premier a due diciottenni in cerca di carriera, quello che il centrodestra vuole è una scintilla, un incidente. Per smuovere l’opinione pubblica, in primis, e cercare di spostare l’attenzione sulle malefatte dei giudici. Non per niente stamattina il procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, è tornato a difendere l’opera e il ruolo dei magistrati meneghini. “Nei giorni scorsi – scrive il magistrato in una nota – nella città di Milano sono stati affissi, negli spazi riservati alla propaganda elettorale, vistosi manifesti su fondo rosso a firma ‘associazione dalla parte della democrazia’ con espressioni critiche nei confronti della magistratura. Oggi, sempre negli spazi riservati alla propaganda elettorale -prosegue la nota- è stato affisso, ancora a firma ‘associazione dalla parte della democrazia’ questo manifesto ‘via le Br dalle Procure’. Rammento che a Milano – conclude Bruti Liberati – le Br in Procura ci sono state davvero: per assassinare magistrati”.

Ma oltre l’opinione e il voto dei cittadini – maggio e le elezioni sono vicini – la strategia è quella di un accerchiamento. Processo breve approvato alla Camera, processo lunghissimo al Senato. E poi ancora le intercettazioni, su cui pesa l’ipotesi di una calendarizzazione fulminea. Senza contare la possibilità di arrivare ad invocare il legittimo sospetto nei confronti dei giudici milanesi.