Giovanna Bianchi Clerici, la "soldatessa" di Umberto Bossi

Dopo il laboratorio rosso di Latina, i finiani si buttano in una nuova avventura cromatica: il laboratorio verde-Lega di Gallarate. Il tema di fondo è sempre lo stesso, promuovere (improbabili) alleanze per battere i berluscones. Se nel capoluogo laziale i finiani hanno lanciato l’esperimento fasciocomunista, nella cittadina a due passi da Malpensa hanno chiuso un accordo con la Lega di Umberto Bossi. Ed è stato proprio lui il deus ex machina dell’operazione. Fino alla scorsa settimana, infatti, Lega Nord e Libertà per Gallarate correvano separati, ciascuno con il proprio candidato, con tanto di manifesti affissi per le vie della città e campagna elettorale in corso. Una battaglia che con ogni probabilità era destinata a vederli entrambi sconfitti dalla corazzata del Pdl. Gli azzurri da queste parti possono contare su una solida tradizione di potere. E invece l’Umberto in persona lunedì sera è sceso dalle Prealpi fino a Gallarate per impartire il proprio diktat. “Voglio vincere” avrebbe detto lo stesso leader leghista, chiedendo ai suoi di escogitare una strategia vincente. Al termine di una notte concitata fatta di telefonate, convocazioni e conciliaboli è stata trovata la quadra. Bossi, senza guardare in faccia nessuno, ha sostituito il candidato Stefano Gualandris imponendo il nome di Giovanna Bianchi Clerici, la sua “soldatessa” (battezzata così da Berlusconi durante una telefonata con Agostino Saccà, intercettato ai tempi in cui era direttore di Rai Fiction).

Lei, gallaratese, ex senatrice del Carroccio, oggi siede nel consiglio di amministrazione della Rai. Un ruolo che la pone subito in una posizione difficile. Sono in molti a chiedersi di cosa si occuperà l’Iron lady padana in caso di vittoria: della tv pubblica o dell’amministrazione di una città di 50 mila abitanti? Per scoprirlo occorrerà attendere il prossimo 16 maggio, quando si saprà se l’asse tra Lega e Fli sarà stato premiato dagli elettori.

Per ora pare proprio che la notizia non abbia entusiasmato la base finiana. I commenti negativi, in rete come ai banconi dei bar, si sprecano. La cosa però non sembra preoccupare Luca Daniel Ferrazzi, coordinatore provinciale del Fli: “È una scelta che credo non debba destare più di tanto scalpore. I temi nazionali sono rilevanti, certo, ma siamo a Gallarate”. Dunque l’alleanza con la Lega nasce da una vicissitudine locale: “Qui siamo accomunati da una battaglia contro una gestione del Pdl che è a dir poco sconvolgente”. Come dire, per sconfiggere il nemico vale tutto, anche scendere a patti con i padani. Ferrazzi inoltre si giustifica spiegando che quella sostenuta dal Fli è in realtà una lista civica: “L’accordo riguarda solo la città, tra l’altro senza il simbolo del nostro partito” e puntualizza subito che “non è previsto nessun accordo provinciale”. L’esponente finiano non si vuole nascondere dietro un dito: “Rimangono le contraddizioni nazionali, ma lo spirito locale è diverso, ci ha unito il senso civico e la voglia di offrire un cambiamento alla città”. Una valutazione sposata anche dal segretario provinciale leghista, Stefano Candiani: “Siamo perfettamente coerenti, non ci siamo alleati con la lista di Fli, ma una civica formata da persone con caratteristiche politiche eterogenee rispetto alla componente finiana”.

Per chiudere la partita ha giocato un ruolo cruciale anche la scelta del candidato: “E’ stata una parte rilevante della trattativa – conferma Ferrazzi – , abbiamo accettato di ritirare il nostro candidato quando dall’altra parte è stata proposta una persona conosciuta e stimata in città, con delle reali possibilità di spuntare la vittoria alle urne”. Insomma, Giovanna Bianchi Clerici piace al punto di far dimenticare le aspre divisioni sui temi della politica nazionale. Se la base è spaccata i politici ci credono: “Insieme possiamo battere il Pdl”.

A punzecchiare i rivali sul tema dell’alleanza ci ha provato Massimo Bossi, il candidato del Pdl che, ironia della sorte, porta lo stesso cognome del Senatur: “Lega e Fli? Sono come il diavolo e l’acqua santa”. La replica dei leghisti è arrivata immediata: “Non accettiamo prediche da chi sfoggia una facile alleanza con l’Udc”. Insomma, chi è senza alleato scagli la prima pietra.

di Alessandro Madron