L’ultima frontiera è lo sportello postale. Da poche settimane tra una raccomandata e una lettera si può acquistare anche un gratta e vinci e inseguire la dea bendata. Tentare la fortuna costa caro agli italiani, l’azzardo è un mercato in crescita con un fatturato, nel 2010, di 61 miliardi e 490 milioni di euro, oltre 3 punti percentuali del nostro prodotto interno lordo, 5 mila le aziende e 120 mila persone a lavoro. Lo stato ci guadagna poco, le organizzazioni criminali, invece, si tuffano nel business.

Al gioco, nell’ultima relazione della direzione nazionale antimafia, è dedicato un capitolo, scritto dalla consigliera Diana De Martino, già pubblico ministero che ha scoperchiato le connivenze tra potere politico e mafia nel comune di Fondi. Il titolo è eloquente “Infiltrazioni della criminalità organizzata nel gioco (anche) lecito”. Negli ultimi anni c’è stato un repentino aumento del volume di affari in questo settore, dai 15 miliardi del 2003 ai 55 del 2009, grazie a interventi normativi che hanno allargato la gamma dei giochi per sottrarre risorse al mercato illegale.

Gli italiani giocano di più con le new-slot, le famigerate macchinette che ingoiano circa il 50% dell’intera spesa annua. Il crimine organizzato, nonostante i controlli, non si lascia scappare il business, visto il contenuto rischio in termini di sanzioni penali, e prova ad inserirsi nel mercato legale. Macchinette, case da gioco, false vincite al lotto sono gli strumenti più diffusi per controllare un settore fiorente e riciclare denaro sporco. Tra le tante inchieste citiamo quella Hermes della distrettuale antimafia di Napoli, al centro la figura di Renato Grasso “monopolista nel settore dei giochi” in tutta la Campania e non solo, legato al clan Vollaro e Grimaldi prima di passare sotto l’ombrello dei Casalesi. Un’inchiesta che vede coinvolto per associazione mafiosa anche il fratello di Grasso, Massimo, compagno di Eleonora De Vivo, una delle gemelline protagonista delle notti di Arcore. Ma non solo camorra, tutte le organizzazioni criminali usano il gioco come lavatrice per ripulire denaro sporco e per investire soldi in un mercato fiorente.

Il mercato del gioco è in crescita, la previsione per il 2011 parla di fatturato di 80 miliardi. “ Una cifra enorme – spiega Maurizio Fiasco, sociologo e componente della consulta nazionale antiusura – un decimo dell’ammontare complessivo della spesa degli italiani per consumi, dall’abitazione ai generi alimentari. L’altro dato trascurato è lo stretto collegamento tra il gioco e il fenomeno invisibile dell’usura”. Ma almeno lo stato ci guadagna con il prelievo fiscale? Per Maurizio Fiasco che spulcia i dati, la risposta è negativa. “Alcuni giochi sono tassati meno del pane. Basta guardare i dati, all’aumentare del consumo dell’intero comparto in questi anni sono diminuite le percentuali di entrate erariali. Nel 2004 i consumi ammontavano a 24 miliardi e 786 milioni di euro, il ricavato per l’erario era il 29,44%. Nel 2010 i consumi raggiungono la cifra di 61 miliardi e 449 milioni, la percentuale di ricavo per l’erario è del 14,77%”. Non solo il prelievo fiscale è già basso, ma le organizzazioni criminali mettendo le mani nel settore risucchiano ulteriori risorse. C’è un ultimo capitolo a destare preoccupazione: la tenuta economica del comparto. Nella relazione della direzione nazionale antimafia si denuncia la superficialità nell’affidamento delle concessioni “senza alcun approfondito esame dei soggetti che avevano presentato domanda, e che la complessiva gestione di AAMS ( Monopoli di stato,ndr) fu, nel periodo esaminato, a dir poco disattenta”.

Maurizio Fiasco, di recente ascoltato dal comitato antiriciclaggio della commissione antimafia, si sofferma sul rischio vulnerabilità del sistema, dovuto all’indebitamento contratto da alcuni concessionari che hanno chiesto alle banche di emettere bond per tamponare lo scoperto. “ Siamo vicini al limite fisico di crescita della spesa per giochi, nonostante il basso prelievo fiscale, il sistema può implodere oppure rientrare, in vari modi, anche con l’ingresso di capitali freschi. Il rischio è che possano essere di origine illegale”.